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Joyce Lussu, «Il libro delle streghe» (1990)

Par Elena Perrello : Maîtresse de langue italienne - Institut d’études politiques de Grenoble
Publié par Alison Carton-Kozak le 31/05/2022
Scheda di lettura della raccolta di racconti ((Il libro delle streghe. Dodici storie di donne straordinarie, maghe, streghe e sibille)) di Joyce Lussu, pubblicato nel 1990 da Transeuropa. Dal folklore alle guerre contemporanee, la scrittrice individua nella strega il simbolo delle lotte per i diritti delle donne e nei suoi antichi segreti una chiave per la convivenza pacifica tra i popoli e gli esseri viventi.

 

 

La figura della strega come rappresentazione della donna indipendente, maestra di saperi antichi, non smette di affascinare ed è tornata negli ultimi anni a popolare l’immaginario collettivo internazionale ((Spia di questo rinnovato interesse in Francia e in Italia sono le numerose pubblicazioni e/o la riscoperta di opere di successo come ad esempio Calibano e la strega di Silvia Federici (2004) e Sorcières : la puissance invancue des femmes di Mona Chollet (2018).)) come simbolo di rivolta nelle lotte per i diritti delle donne. Nella cultura e nella storia italiana, tuttavia, le streghe hanno sempre ricevuto un’attenzione particolare: dalle leggende sulla Befana alle Janare di Benevento, dai racconti sulla maga Circe a quelli delle streghe dello Sciliar in Alto Adige, fino alle manifestazioni femministe degli anni ’70 in cui le militanti scandivano lo slogan, diventato celebre, “Tremate, tremate, le streghe son tornate!”.  Nella raccolta Il libro delle streghe. Dodici storie di donne straordinarie, maghe, streghe e sibille ((In questa scheda si fa riferimento al volume edito dalla casa editrice Transeuropa (Ancona, 1990), ormai introvabile. Una nuova edizione è stata data alle stampe a marzo 2022 per NdA Press (collana Biblioteca del pensiero rivoluzionario).)), pubblicata per la prima volta nel 1990, Joyce Lussu riflette su questa figura, simbolo di malvagità nei racconti popolari, riabilitandola.

Tentare di definire Joyce Lussu (1912-1998) non è cosa semplice per via della ricchezza e molteplicità delle sue attività: traduttrice, storica, poetessa, partigiana medaglia d’argento al valore civile, politica, attivista per i diritti delle donne e dei popoli oppressi, divulgatrice. Nonostante oggi venga ricordata principalmente per le sue traduzioni del poeta turco Nazim Hikmet, per i componimenti sull’orrore della guerra (come la celebre e commovente poesia Scarpette Rosse, sul tema della Shoa) e per l’intensa attività durante la Resistenza, vale la pena immergersi anche nel resto della sua ampia produzione letteraria per la molteplicità delle riflessioni che offre al lettore.

Il libro delle streghe, esempio di questa molteplicità, è concepito come una raccolta di dodici novelle che affondano le proprie radici nei racconti della tradizione orale sulla figura matriarcale e archetipica della donna saggia (fanciulla, incantatrice, anziana) dotata di poteri magici e definita maga, sibilla o strega. L’autrice recupera il materiale della tradizione orale e popolare, conducendoci in un viaggio attraverso varie zone geografiche del mondo alla ricerca di testimonianze relative alle sibille e offrendo la voce ad una categoria di donne temute e venerate ma anche allontanate, maledette, violentate, fino ad essere cancellate dalla storia ma non dalla memoria: “le sibille perseguitate furono costrette ad assumere un linguaggio ermetico per eludere i nuovi poteri e salvarsi dai tentativi di assimilazione che via via, non potendo cancellarle dalla memoria popolare, le forzava dentro immagini distorte proiettate dalla mente dei patriarchi” (p. 50).

Nonostante vengano toccate diverse aree geografiche del mondo, l’autrice riserva un posto particolare alla terra dei suoi antenati, l’entroterra marchigiano (“ai piedi dei monti sibillini, dove aveva sede la sibilla detta appenninica o cimmerica, la cui immagine perdurò più a lungo di ogni altra immagine sibillina nella mitologia dei poveri e nella curiosità degli acculturati”, p. 161) i cui riferimenti sono costanti ed espliciti in tutto il volume. Le novelle ispirate alla tradizione orale e alla letteratura popolare si alternano a resoconti di viaggio in cui la voce narrante  si trattiene a colloquio con studiosi, con resistenti e con le sibille di oggi, i cui tradizionali strumenti hanno lasciato il posto a tecnologie più moderne. In questi racconti si ritrovano tracce di autobiografismo e dei frequenti spostamenti della scrittrice (come nel caso del racconto Zane Diane Sibille, ambientato in Albania) in un continuo gioco di specchi tra il fantastico e il reale.

Agli elementi più tradizionali del genere della fiaba, come le suggestive descrizioni di creature dai piedi palmati, di scope volanti che conducono le giovani al sabba e di formule complesse da recitare con deferenza nei crocicchi per evitare l’ira delle streghe, si alternano ritratti inconsueti di donne a cavallo tra il sacro e il profano (come il personaggio della Madonna che intende vendicare l’assassinio di Gesù in La storia del Guerrin Meschino), spregiudicate, insolenti fino alla volgarità, fatali ma allo stesso tempo empatiche, dotate di una cultura sconfinata e capaci di analizzare con finezza la società, la politica e i rapporti di potere. Spingendosi oltre il consueto accostamento della strega con la donna saggia e indipendente, il cui stile di vita non risponde a quello dettato dalle convenzioni sociali, Joyce Lussu dipinge un’ulteriore sfumatura di questa figura archetipica: alla guerra e ai valori patriarcali dell’oppressione e della forza, l’autrice oppone la strega in quanto figura che incarna i valori della tolleranza e della solidarietà come chiave per la pace tra i popoli. Joyce Lussu inserisce così una dimensione socio-politica: parlare di streghe non solo le permette di ripercorrere le tappe di un’emancipazione femminile mai del tutto realizzata, toccando temi come il divorzio nel racconto I due sogni,  ma anche di riflettere sulle dinamiche dell’oppressione (di classe, di genere, di etnia) e di tramandare i valori della Resistenza e dell’antifascismo. Le sibille, tramite le attività di memoria e trasmissione dei saperi, rappresentano così per l’umanità una “possibilità di sopravvivenza, col paziente intelligente e costante ritessere quotidiano del tessuto della vita, della produzione e della riproduzione, del comunicare e del solidarizzare” (p. 50-51).

Il libro delle streghe è dunque un ponte tra passato e presente, tra finzione e realtà, e invita a guardarsi intorno per individuare le tracce della strega nel folklore, nella storia e nella vita quotidiana.  Attraverso le parole stesse della voce narrante, ci si chiede se sia “possibile recuperare da queste esperienze antiche, ma che riaffiorano continuamente nel corso della storia attraverso le contestazioni e le ribellioni degli espropriati (...)  una cultura più equilibrata e utile alla specie, un uso della conoscenza, della tecnica, e della scienza mirato alla vita e non alla morte (...) un’amministrazione più intelligente del nostro rapporto con le altre forme di vita complementari e indispensabili alla nostra, un’etica della specie che riconosca a tutti il diritto di vivere decentemente su questo pianeta” (p. 116).

Come uno specchio magico, la raccolta riflette i molteplici interessi di Joyce Lussu e la sua indefinibilità. Scrittrice dalla profonda cultura e fine osservatrice delle dinamiche socio-politiche della propria epoca, l’autrice stessa si configura in questo senso forse come sibilla capace di offrirci delle chiavi di comprensione dei rapporti di potere e della convivenza tra i popoli, nonché del ruolo essenziale che in un mondo complesso e industrializzato svolgono la memoria e la trasmissione dei saperi.

 

Pour aller plus loin

 

Note

Pour citer cette ressource :

Elena Perrello, "Joyce Lussu, «Il libro delle streghe» (1990)", La Clé des Langues [en ligne], Lyon, ENS de LYON/DGESCO (ISSN 2107-7029), mai 2022. Consulté le 06/07/2022. URL: https://cle.ens-lyon.fr/italien/litterature/bibliotheque/joyce-lussu-il-libro-delle-streghe-1990