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Lisa Ginzburg, «Cara pace» (2020)

Par Maurizia Morini : Lectrice d'italien MAE et historienne - ENS de Lyon
Publié par Alison Carton-Kozak le 28/01/2021
Fiche de lecture du roman ((Cara pace)) de Lisa Ginzburg, publié par Ponte alle Grazie en 2020.

Lisa Ginzburg, scrittrice e traduttrice, è nata a Roma e vive a Parigi. Laureata in Filosofia all'Università La Sapienza di Roma, si è perfezionata alla Normale di Pisa, specializzandosi in mistica francese del Seicento. È stata direttrice di cultura della Unione Latina. Tra le sue pubblicazioni: Desiderava la bufera (Feltrinelli, 2002); Anita: storia di Anita Garibaldi (E/O, 2005); Colpi d'ala (Feltrinelli, 2006); Malìa bahia (Laterza, 2007); Per amore (Marsilio, 2016); Spietati i mansueti (Gaffi, 2016); Buongiorno mezzanotte, torno a casa (Italosvevo Edizioni, 2018); Pura invenzione. Dodici variazioni su Frankenstein di Mary Shelley (Marsilio, 2018).

 

Lisa Ginzburg, cognome impegnativo, famiglia nota di intellettuali, ci offre il suo ultimo romanzo: Cara pace, e guardando la foto di copertina, compare una conchiglia “carapace“, mantello difensivo, protettivo, scudo. Al lettore quindi capire se è piacevole e possibile vivere protetti da un guscio, con una scorza dura e cercare una pace tranquilla perciò cara! Possedere un carapace che protegge ma può anche opprimere.

Troviamo subito nell'epigrafe iniziale del libro, una dicotomia, elemento quest'ultimo che ritroveremo nel corso della storia stessa: "Se io sono io perché tu sei tu e tu sei tu perché io sono io, allora io non sono io e tu non sei tu. Ma se io sono io perché sono io e tu sei tu perché tu sei tu allora io sono io e tu sei tu" (Rabbi Mendel di Kotzk, Le otto luci).

Il romanzo nel suo svolgersi permette ampie aperture di esperienze dai luoghi alle diverse possibilità della vita ma nello stesso tempo emerge la descrizione di dinamiche familiari note, la separazione dei genitori, la fratellanza, la difficoltà di crescere delle figlie piccole, adolescenti, ragazze...

Queste le premesse di un libro che ci avverte: "Il passato è un faro, non un porto" (proverbio russo, seconda epigrafe ), e l'io narrante Maddalena – Maddi – racconta, racconta di sé oggi, racconta di sé in passato.

Maddi e Nina sono due sorelle, la prima poco più grande di un anno, e come tante sorelle, molto legate e molto diverse; bambine, vivono a Genzano con i genitori Gloria e Sebastiano (per tutti Seba). Il legame matrimoniale entra presto in crisi e Gloria se ne va dal paese e da una ristretta vita coniugale; il padre, fotografo di matrimoni, diventa man mano un professionista affermato, è spesso assente da casa e si trasferisce in seguito con le due bambine in un nuovo e ampio appartamento a Roma vicino al Parco di Villa Pamphili. Qui le sorelle sono affidate ad una giovane tata francese, Mylene, vero punto di forza e di presenza costante che incanala il dolore delle ragazzine attraverso l'esercizio fisico con corse e allenamenti nel parco della Villa ma soprattutto garantisce loro una presenza certa e continua.

Nel frattempo l'intervento di un giudice dei minori affida al padre le figlie e stabilisce scarsi orari di visita e solo all'aperto per la madre che si è unita a Marcos, argentino come lei, grande amore e compagno di vita. Gloria, donna molto bella, ha trovato una sua stimata dimensione professionale presso una nota casa di moda, è apprezzata nel suo lavoro e le figlie l'adorano, aspettando con ansia i loro incontri. Questa madre, così amata, muore, purtroppo, prematuramente.

Seba garantisce alle ragazze sicurezza economica ma non ritrova uno stabile legame affettivo, lo stress lavorativo lo porta al consumo di cocaina e Nina e Maddi non riescono di fatto a sentirlo come una presenza stabile e affettuosa.

Le ragazze studiano, diventano maggiorenni, e la loro vita adulta seguirà luoghi diversi: Nina a New York, con il compagno, si occupa di arte, di gallerie d'arte; Maddalena, sposa Pierre, un diplomatico, vive a Parigi con due figli, conduce una vita agiata.

La linea principale della narrazione è lo stretto legame fra le due sorelle; Nina fin da piccola ingombrante, dai tanti amorazzi giovanili ama essere al centro dell'attenzione  ma non costruisce, volubile e fragile e soprattutto non sedimenta ma "spezza, incrina, rovina". Così, almeno ci viene presentata da Maddi che si autodescrive come madre, moglie, esemplare sorella maggiore, pronta a giustificare la sorella, a tollerarla nei pluriquotidiani appelli telefonici perché il loro legame è simbiotico: "Ciascuna di noi ha un suo nodo, e un suo modo. Una volta in più due facce della stessa moneta. Addizione di un'uguale mancanza".

Ma... attenzione. Lisa Ginzburg ci riserva una sorpresa che scopriremo solo verso la fine e sarà chi legge a decidere qual è la vera conclusione.

Maddi dice fin dalla prima riga del romanzo "Decido che assolutamente devo andare a Roma". Un'intenzione, un desiderio che ritorna costantemente, la vita dorata di moglie di un diplomatico, le cene di rappresentanza, le lunghe passeggiate parigine, gli incontri con l'amica Leyla non placano l'ansia di tornare nella città della memoria, del passato, della “casa”. A Roma finalmente, per una breve visita, scopriamo una Maddalena diversa, aperta a nuove esperienze. Ad una nuova vita?

Questo il finale: "Cara pace, carapace... Partire, sola, prendere distanze. Fare spazio, silenzio, ritrovare il bandolo, il senso di un incontro imprevisto che mi ha scelta e raggiunta come un raggio di luce... chiederò [a Nina] se mi accoglie a New York, qualche tempo in casa loro: non oggi però. In un altro momento. Domani magari".

Come detto la stretta vicinanza delle sorelle è la conseguenza della rottura matrimoniale dei genitori. Un padre e una madre che sono, tutto sommato, presenti ma sono vissuti in modo differente dalle figlie; Gloria insofferente nella noia del paesello e di una vita coniugale insoddisfacente sparisce, trova il coraggio di lasciare le sue bambine, di unirsi a Marcos, di provare il vero amore e ancora più significativo un riconoscimento e una carriera professionale degna delle sue capacità. Le figlie capiscono e perdonano la sua fuga, l'adorano, l'ammirano, aspettano con gioia i momenti che poi passeranno insieme a lei.

Il padre Seba, che pure riesce a trovare una sistemazione logistica ottimale per le ragazze, rimane per loro un estraneo, perso nei successi professionali, perso nella ricerca di un nuovo rapporto stabile, comunque lontano e inutile nel processo di crescita delle figlie. Una presenza-assenza.

La tata, tutrice, giovane Mylene è la vera ancora di salvezza, una presenza ferma che resterà in contatto dalla Francia anche quando le sorelle, ormai adulte, saranno partite dalla casa di Roma. L'atletica ragazza con una intensa disciplina fisica, fortificherà i caratteri di Nina e Maddi ed anche i loro corpi. Per la verità più robusta e forte fisicamente Nina, più moderata Maddalena.

Infine le città, le grandi città: Roma, luogo del passato, della memoria familiare, della crescita, della necessità del ritorno per Maddalena, descritta dalla Ginzburg nei parchi, nelle vie e Parigi, luogo di frequenti e lunghe camminate per Maddi che ha tanto tempo a disposizione per farle, pure descritta minuziosamente nella sua bellezza. E la metropoli New York dove vive e lavora Nina adulta, lontana geograficamente ma sempre vicina alla sorella con i suoi problemi amorosi e di affermazione di sé.

Donne fragili, che hanno sofferto, donne forti che hanno un posto nel mondo, donne che nella relazione si completano, donne che vivono nel mondo d'oggi.

Pour citer cette ressource :

Maurizia Morini, "Lisa Ginzburg, «Cara pace» (2020)", La Clé des Langues [en ligne], Lyon, ENS de LYON/DGESCO (ISSN 2107-7029), janvier 2021. Consulté le 22/09/2021. URL: http://cle.ens-lyon.fr/italien/litterature/bibliotheque/lisa-ginzburg-cara-pace-2020