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Alessio Cremonini, «Sulla mia pelle» (2018)

Par Elena Paroli : Professeure agrégée d'italien - ATER - ENS de Lyon
Publié par Alison Carton-Vincent le 10/01/2019
Chronique Cinéma du film ((Sulla mia pelle)), réalisé par Alessio Cremonini, sorti en 2018, avec Alessandro Borghi et Jasmine Trinca.

Trailer ufficiale

Source : Youtube, Sulla Mia Pelle / Trailer ufficiale

 

Sulla mia pelle narra una vicenda giudiziaria ormai notissima in Italia. È la storia di un giovane geometra romano, Stefano Cucchi, arrestato per detenzione, spaccio e uso di stupefacenti, morto sette giorni dopo il suo arresto, il 22 ottobre 2009. Il processo per chiarire le cause della morte di Cucchi è tuttora in corso, e vede indagati alcuni militari dell’Arma dei Carabinieri per omicidio preterintenzionale e abuso di autorità, nonché i medici curanti per condotta omissiva.

Il film ha aperto la 75esima Mostra del Cinema di Venezia, ottenendo un consenso quasi unanime. Da parte nostra, non possiamo che dar seguito agli elogi già fatti. Uno degli aspetti più meritori di questo film è senza dubbio la gestione del tempo: lo spaccio e l’arresto avvengono in un arco temporale brevissimo, in cui le scene sono girate con estrema sobrietà come a volerci dire che l’intento è, in quel momento, puramente cronachistico.

Tutto il resto del film è invece dedicato alla lenta e irreversibile agonia del protagonista. Lo ritroviamo poche ore dopo il suo arresto emaciato e sofferente. Nelle visite mediche che si susseguono, via via che il corpo si scopre, lo spettatore vede sempre più chiaramente l’entità della violenza da cui è stato raggiunto (i referti medici parleranno, fra altri traumi, della frattura della mascella e di due fratture della colonna vertebrale).

Benché alcune scene ci facciano apparire davanti agli occhi un vero e proprio Corpus Christi, il film evita ogni scorciatoia agiografica. Stefano è quasi sempre immobile, nel suo letto, ed è lui stesso a rifiutare in più di un’occasione l’intervento dei medici. È lui che rinuncia a denunciare da subito il pestaggio subito, come per una somma sfiducia contro le istituzioni e una certa familiarità con le regole paradossali della vita in carcere.

Per quasi tutta la durata di questa seconda lunga parte del film, lo spettatore è perfettamente scisso fra due sentimenti: la certezza e l’incredulità. Tanto i campi lunghi quanto i primi piani sul corpo di Cucchi sono così autoptici che il protagonista sembra essere già morto pur essendo ancora in vita.

A questa morte certa, palpabile, si contrappone però l’incredulità della fine. Non si riesce a credere alla lentezza irreversibile di una dipartita che poteva essere evitata, ad una fine causata, banalmente, dalla non-cura. In quei sette giorni passati in custodia cautelare Stefano peggiora gradualmente – a tratti precipitosamente – nell’indifferenza generale. È questo forse l’aspetto che colpisce più di ogni altro: la semplicità, la stordente facilità con cui si può morire. Ed è proprio alla fine del film che ritroviamo il senso della fugace rapidità delle primissime scene, ove sono raccontati lo spaccio e l’arresto: è una brevitas che è lì a parlarci dell’imponderabile peso dei minimi eventi, del carattere aleatorio dei destini generali, di come una mera circostanza negativa possa trasformarsi in fatto irreversibile, in contenitore della brutalità umana.

Pour citer cette ressource :

Elena Paroli, "Alessio Cremonini, «Sulla mia pelle» (2018)", La Clé des Langues [en ligne], Lyon, ENS de LYON/DGESCO (ISSN 2107-7029), janvier 2019. Consulté le 23/05/2019. URL: http://cle.ens-lyon.fr/italien/arts/cinema/alessio-cremonini-sulla-mia-pelle-2018