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Benedetta Tobagi, «La Resistenza delle donne» (2022)

Par Maurizia Morini : Lectrice d'italien MAE et historienne - ENS de Lyon
Publié par Alison Carton-Kozak le 18/01/2024

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Scheda di lettura del libro ((La Resistenza delle donne)), scritto da Benedetta Tobagi e pubblicato nel 2022 da Einaudi. Ha vinto il Premio Campiello 2023.

L'autrice

Benedetta Tobagi è nata a Milano nel 1977. É laureata in Filosofia, Ph.D in Storia presso l'Università di Bristol. Storica e giornalista, si occupa anche di progetti didattici e formazione docenti sulla storia con la Rete degli archivi per non dimenticare.

Ha pubblicato per Einaudi: Come mi batte forte il tuo cuore. Storia di mio padre (2009); Una stella incoronata di buio. Storia di una strage impunita (2013); Piazza Fontana. Il processo impossibile (2019); Segreti e lacune. Le stragi tra servizi segreti, magistratura e governo (2023).

Il libro

Proprio di questo narra Benedetta Tobagi : di come le donne resistono. E lei lo fa narrando con la sua consueta scrittura nitida, chiara, incisiva e dedicando il libro “a tutte le antenate”. Alle donne che hanno fatto la Resistenza in modo visibile dopo l'8 settembre 1943 in Italia e anche a quelle studiose che soprattutto dagli anni settanta hanno descritto e studiato il valore storico dell'agire delle resistenti, troppo a lungo taciuto, misconosciuto, o normalizzato.

Il libro, infatti, è corredato nella finale Nota bibliografica di un'ampia storiografia, suddivisa per capitoli ed ha attinto all'ampio patrimonio di interviste alle donne della Resistenza realizzate in oltre quaranta anni. Inoltre le 150 fotografie pubblicate nel libro che sono l'originale punto di partenza di ogni capitolo provengono principalmente dagli archivi degli Istituti della Resistenza, da Archivi Storici e dall'Anpi.

Nelle descrizioni che partono dalle fotografie si percepiscono la stima e l'amore che la Tobagi sente per quelle donne che hanno fatto delle scelte nella guerra di Liberazione dal nazifascismo. Per loro si è trattato di una vera e propria rivoluzione, della possibilità di sperimentare una libertà inattesa al di fuori del controllo di padri, fratelli, mariti. Sappiamo, infatti, che quella scelta è stata decisiva: senza l'aiuto della popolazione civile e la loro collaborazione fattiva, la Resistenza non avrebbe potuto esistere e vincere. Lo dimostrano le donne che abitano il territorio, collegano le diverse formazioni, portano messaggi, vettovaglie e sono sentinelle attente, nascondono e ospitano partigiani, ebrei, prigionieri alleati.

E non solo questo: alcune compiono scelte di grande rottura entrando nelle bande e prendendo le armi.

Tuttavia è proprio la società patriarcale che ha, paradossalmente, consentito alle partigiane di “giocare” con i ruoli compiendo azioni che gli uomini non possono neanche immaginare.

La Tobagi così scrive analizzando una fotografia di donne sorridenti:

Sono solo donne, quindi creature fragili, vanitose, pettegole […], destinate a sposarsi, buone solo a fare figli […]. Le contadine poi, cosa vuoi che capiscano? semianalfabete strappate alla scuola per faticare a sostegno della famiglia. […]
E loro zitte […]. Mai rassegnate, sorridono, dissimulano […]. Sanno come cavarsela, all'occorrenza. Ognuna a modo suo. […]
Sei bruttina. Nessuno ti guarda: sarà la tua salvezza.
Sei bellissima. Sono stupidi: li fregherai scoprendoti appena […].
Ti sottovalutano. Bene, li prenderai alla sprovvista.
Mervagliosa ironia, le partigiane prendono la retorica della femminilità morbida e rassicurante esaltata dalla propaganda fascista e gliela ritorcono contro.
Non era mai successo che le donne entrassero in scena da protagoniste. Non così numerose, e di ogni condizione sociale.
Com'è cominciata? (pp. 5-6)

Ecco i titoli di alcuni capitoli : "Diventare pioggia, diventare tempesta", "Staffette", "In banda", "Si faceva l'amore", "Paura", "Carcere", "Un inverno terribile", "La tristezza della Liberazione", "Zitte e buone", "Tornare alla luce".

La scrittrice indugia, indagando nelle foto, sui gesti, studia le espressioni, i volti, l'abbigliamento, la composizione delle immagini e da questa attenta lettura ci offre la comprensione di un periodo pieno di speranze, di sogni per un futuro migliore ma anche di mesi vissuti in tempo di guerra, con tutto ciò che questo significa.

Molte donne hanno subito il carcere, la tortura, la fucilazione, la deportazione, lo stupro.

La Tobagi costruisce una specie di montaggio in cui coesistono tante emozioni che vanno dalla paura all'amore, dalla gioia al dolore fino alla tristezza della Liberazione.

Sì anche la tristezza! Spesso alle partigiane non è permesso dai padri, fratelli, comandanti di partecipare alle sfilate della Liberazione, si consiglia di rimanere ai margini dei cortei, poco visibili, di ritornare alla normalità, nel privato.

"Zitte e buone" è il titolo del capitolo in cui le donne prendono coscienza che le loro azioni contro una società ancora rigidamente patriarcale non hanno prodotto nell'immediato risultati positivi e passeranno anni prima che si comincino a raccogliere memorie di antifasciste e partigiane.

Una “piacevolezza” della lettura del saggio riguarda anche i commenti che la Tobagi distribuisce nella narrazione; riporto solo qualche esempio:

In fin dei conti, il maschile di "staffetta" non esiste: […] è uno dei rari termini professionali ad avere solo il femminile. […]
Anche limitandosi alla funzione di base di recapitare messaggi, infatti, non solo era un incarico pericoloso, ma richiedeva sangue freddo e grande autonomia di giudizio per trovare il giusto equilibrio tra le necessità di obbedire agli ordini, nel rispetto dei protocolli di sicurezza, e quello di improvvisare di continuo. Un'arte sottile, e mai abbastanza riconosciuta, che attinge ai tesori nascosti del genio femminile. Incluso un secolare talento nel fare fessi gli uomini. (p. 100)

Di amori saffici, ovviamente, non si fa mai parola. Era il tabù dei tabù […]. Ma anche tra tutti quei ragazzi giovani, in montagna, volete che qualche volta non si sia accesa una passione come nei Segreti di Brikeback mountainLa Resistenza queer potrebbe essere uno del temi del ventunesimo secolo? (pp. 166-167)

Nelle ultime pagine Benedetta Tobagi personalizza le sue conclusioni parlando delle sue nonne e di sé in un percorso intergenerazionale e scrive:

[…] non siamo incatenati al passato come ad una zavorra che trascina in basso […]. Possiamo prendere la rincorsa dal passato per spiccare il volo. Eleggere i nostri antenati – e antenate  spirituali tra coloro che possono aiutarci a dirigere meglio i nostri passi. Ancora una volta, liberazione dentro la Liberazione, dentro l'anima e nel mondo: la cifra della Resistenza delle donne. (pp. 338-339)

Nota

Ho molto apprezzato e “amato” la ricerca e la scrittura del saggio di Benedetta Tobagi anche per ricordi familiari. Nella mia regione, l'Emilia Romagna, sono state tante le giovani donne che, a vario titolo, hanno operato nella Resistenza e che dopo il 1945 sono ritornate in silenzio alle loro occupazioni quotidiane. È il caso di mia zia Lucia; solo dopo la sua morte fra i documenti personali è stato rinvenuto il riconoscimento cartaceo (che riporto di seguito) che l' A.N.P.I. di Reggio Emilia le aveva attribuito come Staffetta nella 77° Brigata S.A.P. Particolare attenzione va riservata, ritengo, agli aggettivi utilizzati per descrivere la sua attività e personalità: "Patriota – Staffetta bravissima, coraggiosa, onesta, giusta, leale". Si commentano da soli!

Collegamenti interni

Pour citer cette ressource :

Maurizia Morini, "Benedetta Tobagi, «La Resistenza delle donne» (2022)", La Clé des Langues [en ligne], Lyon, ENS de LYON/DGESCO (ISSN 2107-7029), janvier 2024. Consulté le 20/06/2024. URL: https://cle.ens-lyon.fr/italien/civilisation/bibliotheque/benedetta-tobagi-la-resistenza-delle-donne-2022