Vous êtes ici : Accueil / Littérature / Bibliothèque / Zvi Yanaï (Sandro Toth), «Il fratello perduto»

Zvi Yanaï (Sandro Toth), «Il fratello perduto»

Par Maurizia Morini : Lectrice d'italien MAE et historienne - ENS de Lyon
Publié par Damien Prévost le 21/12/2009
Fiche de lecture du roman ((Il fratello perduto)) de Zvi Yanaï, paru aux éditions Bompiani en 2008.

Zvi Yanai è nato nel 1935 in Italia, emigrato in Israele nel 1945.

Nel 1952 si è arruolato combattendo in seguito la guerra di Suez; è poi entrato alla IBM - Israele, istituendo il Dipartimento di comunicazione e relazioni esterne, che ha diretto per venti anni, organizzando eventi culturali.

Attualmente scrive libri e articoli di divulgazione scientifica.

9788845261121g.jpg

Titolo originale Schelcha, Sandro

Varie definizioni possiamo attribuire a questo libro:

  • epistolare,
  • cronachistico,
  • di formazione,
  • familiare, storico

poiché differenti sono le letture che ne ricaviamo, intrecciate fra di loro.

L' autore - Sandro Toth -  nato a Pescara nel 1935, è oggi Zvi Yanai, e vive in Israele,  è stato il Direttore generale del Ministero delle scienze ed è un noto divulgatore scientifico che ha pubblicato numerosi testi.

Nel 2004 leggendo un articolo su una rivista scientifica si mette in contatto con l'autore per presentargli alcune domande sul comportamento dei mammiferi. La corrispondenza con il prof. Romolo Benvenuti dell' Università di Roma scivola sul piano personale.

"Sei tu il mio fratello Romolo, maggiore di due anni, nato a Catanzaro nel 1933, lasciato dai nostri genitori presso una balia per una qualche ragione misteriosa ?"

Il professore nella risposta conferma la propria nascita in quell' anno a Catanzaro, ma non sapremo di più, poiché la condizione per continuare la corrispondenza è l'assoluta riservatezza sulla sua vita.

Se lei intende continuare a trattare argomenti personali, le chiedo la sua parola che il contenuto delle mie lettere non sarà mai rivelato, né per iscritto né verbalmente.

Il romanzo, pur conservando la forma epistolare, diventa altro e ricostruisce una singolare e avventurosa storia familiare, basandosi su un fascio di lettere venute in possesso dell'autore dopo la morte dello zio Pali. Si tratta, per la maggior parte di lettere indirizzate alla madre; attraverso la loro lettura, si rivive una storia familiare  che fa i conti con la storia italiana ed europea degli anni trenta e quaranta e successivamente con la storia di Israele.

A corredo delle missive, nel libro sono pubblicate le fotografie di parte delle persone di cui si narra e ciò contribuisce a rendere vivo e reale il racconto.

Sullo sfondo le tragiche vicende di quegli anni; il fascismo, le leggi antiebraiche, il 1943, le incursioni aeree con i bombardamenti sulle città e sui civili, l'occupazione tedesca in Italia. E sempre attraverso il resoconto epistolare di alcuni familiari la deportazione e morte di ebrei austriaci e ungheresi; infine attraverso l'esperienza diretta dello scrittore e delle sorelle, il viaggio verso la Palestina mandataria e poi la vita nel kibbutz israeliano.

Come si è detto una storia familiare, prima di tutto con protagonisti ben definiti.

Al centro la nonna Luisa, vedova di Marton emigrato negli Stati Uniti, e che vive a Graz gestendo un negozio di corsetteria. Ebrea di grande umanità, prodiga di consigli alla figlia, da ricette della tradizione a formule contraccettive, a preoccupazioni per i nipoti e per la loro vita quotidiana.

Quando dopo il 1938 la situazione in Austria comincia a diventare difficile, nonna Luisa cerca di emigrare ma è trattenuta dal timore di lasciare sola la sorella malata e soprattutto dal fatto di non trovare nessun paese disposto ad accoglierla. Finirà deportata in un ghetto a Lublino, e fra disperazione e illusioni, morirà nel 1942.

Aveva scritto: siamo in cammino verso l'orrore.

Zvi Yanai di lei, donna di grande dignità, dirà che la sua prosa si avvicina a quella di Primo Levi.

La madre Juzi, ballerina, madre affettuosa di quattro figli che affida, durante gli spettacoli itineranti,  a balie in giro per l'Italia, che pare subire le ire del compagno più anziano di 18 anni e geloso. Dopo la partenza di lui per l'Ungheria, nel 1941  si trasferisce a Castiglion Fiorentino lavorando come insegnante e interprete di tedesco presso il comando della Wehrmacht.

Avvolto nel mistero è come abbia potuto, pur essendo ebrea, arrivare indenne fino al 1944, anno della sua precoce morte per malattia, non prima di aver affidato i figli alla giovane governante Ida.

Il padre Kalman, tenore ungherese, di religione protestante, figura un po' equivoca, forse responsabile dell'abbandono del figlio Romolo per gelosia (viene adombrata un' altra possibile paternità) ; in quanto apolide viene espulso dall'Italia e ritorna nel paese d'origine alternando lettere esaltanti ad altre sofferenti, fra il desiderio di riunire la famiglia e l'impossibilità materiale di farlo.

Scompare fra il 1942 e il 1943 in circostanze oscure.

Lo zio materno Pali (Shaul) che aderisce al movimento sionista fin da ragazzo e si trasferisce in Palestina dove assume il cognome di Yanai, adottato anche dall'autore, a lui saranno affidati, solo formalmente i fratelli Toth, portati in Israele dalla Brigata ebraica alla fine della seconda guerra mondiale.

La giovane Ida Brunello, che in modo avventuroso conduce i ragazzi con sé nel Veneto e fa loro da madre, pur con mille difficoltà materiali.

Oggi vive a Torino ed è stata riconosciuta, dallo Stato di Israele, per l'aiuto dato a Sandro, Fiorenza, e Lisetta Toth , Giusto fra le nazioni .

Altri personaggi, fuori dalla cerchia familiare completano i ricordi:

si tratta del sergente tedesco Emanuele Weishaar che vorrebbe portare con sé in Germania i fratelli dopo la morte della madre ( ignorava la religione di Juzi ? ).

Lo scrittore afferma: non lo sapremo mai, voglio credere che Emanuele fosse uno di quei tedeschi che non avevano perso la loro umanità...

La signora bolognese Maria Berti Martelli che li incontra mentre sono in fuga verso il nord e si dimostra buona e affettuosa e il signor Grifoni, proprietario della casetta affittata a Castiglion Fiorentino, indifferente della sorte dei piccoli Toth anche dopo la morte della madre e dei bombardamenti sul paese che fecero 108 vittime fra i civili.

Infine i coniugi Youtzis che accolgono Sandro nel kibbutz e gli trasmettono con il loro esempio gli ideali di uguaglianza e solidarietà tipici di quell'esperienza.

L'autore lascerà il kibbutz di Ramat David a 17 anni, e rimarrà a vivere in Israele.

Il romanzo si chiude con un' ultima lettera che contempla il silenzio di Romolo e la decisione di Sandro di tornare momentaneamente in Italia, in occasione del compleanno del fratello maggiore e a noi lettori rimane il dubbio sulla reale esistenza di questo sconosciuto fratello.

Un libro denso, in cui niente è dato per scontato, una storia familiare ricca e travagliata, passaggi di religioni a mostrare una varietà di scelte e di vite possibili, uno scenario di memoria storica che affascina.

 

Pour citer cette ressource :

Maurizia Morini, "Zvi Yanaï (Sandro Toth), «Il fratello perduto»", La Clé des Langues [en ligne], Lyon, ENS de LYON/DGESCO (ISSN 2107-7029), décembre 2009. Consulté le 15/12/2019. URL: http://cle.ens-lyon.fr/italien/litterature/bibliotheque/zvi-yanai-sandro-toth-il-fratello-perduto