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Erri De Luca, «Il giorno prima della felicità»

Par Maurizia Morini : Lectrice d'italien MAE et historienne - ENS de Lyon
Publié par Damien Prévost le 22/09/2009
L'ultimo breve ma intenso romanzo di Erri De Luca ci fa riconoscere dalle prime pagine l'inconfondibile stile dello scrittore: definizioni fulminanti, brevi righe come sentenze, un linguaggio scarno ed essenziale in un procedere incisivo e serrato. Nel libro, ambientato a Napoli, vi è poi un uso della lingua italiana filtrata dal napoletano; l'autore fa dire ad uno dei personaggi principali -Don Gaetano- "L'italiano va bene per scrivere, dove non serve la voce, ma per raccontare ci vuole la lingua nostra; il napoletano è romanzesco, fa spalancare le orecchie e pure gli occhi". L'io narrante ne ((Il giorno prima)) della felicità, è lo Smilzo, un orfano nato nel 1943 e rimasto solo in un caseggiato napoletano, che scrive la sua storia e quella di altri che vivono nella casa, nel vicolo e nella città.
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Erri De Luca è nato a Napoli nel 1950, si è trasferito a Roma nel 1968 impegnandosi nel movimento politico Lotta Continua. Ha svolto svariati mestieri: operaio qualificato, magazziniere, muratore, camionista e, durante la guerra nella ex-Jugoslavia, autista di convogli umanitari per le popolazioni.

Ha studiato, da autodidatta, diverse lingue fra cui l'ebraico antico.

Ha pubblicato il suo primo romanzo Non ora, non qui, nel 1989; ne sono seguiti numerosi altri, insieme a testi teatrali e raccolte di poesie.

Sono cose che capitano il giorno prima.
Il giorno prima di che?
Il giorno prima della felicità.

L'ultimo breve ma intenso romanzo di Erri De Luca ci fa riconoscere dalle prime pagine l'inconfondibile stile dello scrittore: definizioni fulminanti, brevi righe come sentenze, un linguaggio scarno ed essenziale in un procedere incisivo e serrato.

Nel libro, ambientato a Napoli, vi è poi un uso della lingua italiana filtrata dal napoletano; l'autore fa dire ad uno dei personaggi principali -Don Gaetano- "L'italiano va bene per scrivere, dove non serve la voce, ma per raccontare ci vuole la lingua nostra; il napoletano è romanzesco, fa spalancare le orecchie e pure gli occhi".

L'io narrante ne Il giorno prima della felicità, è lo Smilzo, un orfano nato nel 1943 e rimasto solo in un caseggiato napoletano, che scrive la sua storia e quella di altri che vivono nella casa, nel vicolo e nella città.

All'epoca dei fatti del libro, la guerra è finita e lo Smilzo viene accudito da Don Gaetano, portiere di palazzo ma soprattutto uomo dal passato avventuroso e fine conoscitore dell'animo umano. Il ragazzino gioca a pallone tra i vicoli, guardando la bambina del terzo piano, va con buona voglia a scuola, ama leggere e in questo modo cresce, imparando quello che serve nella vita, consigliato da Don Gaetano: cucinare pasta e patate, giocare a scopa con le carte, capire cosa vuole una donna, conoscere in anticipo i pensieri degli altri. Proprio al raggiungimento della maggiore età lo Smilzo conosce l'amore di Anna, la bambina spiata che si è fatta grande. E nel farsi uomo impara che la guerra è odio, passione, morte, amore ma anche in tempo di pace diventare adulti significa ancora amore e odio, passione e pure morte.

Un romanzo di formazione quindi, l'io narrante impara a crescere vivendo.

Vivendo in una città abbondante di commedia umana, così anarchica e monarchica ed è anche con il racconto delle storie raccontate da Don Gaetano che lo Smilzo, ragazzo orfano, scopre di appartenere a quella comunità, al popolo partenopeo e annota : Ascoltavo le storie della città e la riconoscevo come mia. I suoi racconti diventavano ricordi miei. Riconoscevo da dove venivo, non ero figlio di un palazzo, ma di una città. Non ero orfano di genitori, ma la persona di un popolo.

Napoli non è raccontata sullo sfondo a far da cornice alle storie dei personaggi ma Napoli è il romanzo, a partire dall'evento storico del 1943; le Quattro giornate, la ribellione popolare ai nazisti.

Ed è ancora una volta Don Gaetano a raccontare di quella volta in cui si è levato il vento della rivolta: un vento che non viene dal mare ma da dentro la città - "mo' basta, mo' basta...la città cacciava la testa fuori dal sacco... le rivolte fanno bene all'umore di chi le fa".

Erri De Luca non intende, nella descrizione della sua Napoli, presentarci una visione romantica, acritica poiché è parte di questa città la camorra, la violenza che lo Smilzo finisce per capire e accettare come parte del suo destino.

Oltre ai due protagonisti il romanzo è intessuto di altri personaggi, di altre storie che compongono il quadro narrativo, a volte comico, a volte tragico e il ragazzo annota , appunto nel suo diario: un uomo è un bacino di raccolta delle storie, più sta in fondo e più ne riceve e per riceverle deve mescolarsi con la malta della realtà.

 

Pour citer cette ressource :

Maurizia Morini, "Erri De Luca, «Il giorno prima della felicità»", La Clé des Langues [en ligne], Lyon, ENS de LYON/DGESCO (ISSN 2107-7029), septembre 2009. Consulté le 09/07/2020. URL: http://cle.ens-lyon.fr/italien/litterature/bibliotheque/erri-de-luca-il-giorno-prima-della-felicita