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La nascita del movimento femminista in Italia

Par Maurizia Morini : Lectrice d'italien MAE et historienne - ENS de Lyon
Publié par Damien Prévost le 25/04/2007
Quest'articolo tratta dell'origine del neofemminismo nella seconda metà degli anni Sessanta, dal movimento dei diritti civili al movimento femminista. Saranno presi in esame la consapevolezza di genere, la pratica della doppia militanza e del separatismo, i testi del femminismo anglosassone letti in Italia.

Scrivere oggi di femminismo significa coniugare storia e memoria; due dimensioni per altro strettamente intrecciate fra loro. La storia delle donne è infatti, prioritariamente, memoria di sé, riparata dalla marginalità in cui la colloca la storiografia ufficiale; è quindi indispensabile che essa si collochi in spazi di visibilità e accessibilità per tutti. Va poi sottolineato che la pratica femminista ha impresso in profondità caratteri e soggettività di biografie di una generazione di donne. Stiamo parlando delle protagoniste del movimento femminista in Italia che si è manifestato alla fine degli anni Sessanta e diffuso, con diverse modalità, nel decennio successivo. Il movimento delle donne si è definito neofemminista nel ribadire il legame ideale con il primo femminismo di fine Ottocento, ma ovviamente, forte è stata la frattura fra il suffragismo, il riformismo dei movimenti femminili del secondo dopoguerra ed il femminismo degli anni Settanta. [1]

Ragionare sulle appartenenze che hanno segnato l'inizio e la formazione dell'identità del femminismo italiano vuol dire riconoscere alcune radici nel radicalismo americano degli anni Sessanta e nel femminismo anglosassone e vederne le tracce e le contaminazioni. Il riferimento è alle note iniziative promosse dal Movimento per la pace e dal Movimento per i diritti civili che hanno avuto come luogo principale le Università, a partire da Berkeley in California dal 1964. Dal movement americano viene una  pratica che consiste in un nuovo modo di fare politica, fondato sulla partecipazione al gruppo, scaturita da un'esigenza comune che si condivide e con obiettivi immediati. Una modalità che non prevede gerarchie poiché la reale partecipazione presuppone la responsabilità individuale nelle  decisioni collettive. Inoltre questa modalità di fare politica promuove gruppi che si uniscono per condizioni affini, in genere disagio, contraddizioni, conflitti e per azioni che da queste si sviluppano. Secondo elemento del radicalismo americano da considerare è la valorizzazione di ciò che causa la discriminazione: essere nero o essere donna è un dato permanente, non contingente; costitutivo della propria identità. Si è neri o donne, da sempre e per tutta la vita. La pratica dell'autocoscienza e il separatismo ne sono gli esiti politici. [2]

Altro dato forte è quello di mettere al centro la persona che viene prima di obiettivi organizzativi, politici, economici; il femminismo italiano lo mutuerà nella pratica del partire da sé e nella rivendicazione che il personale è politico. In altri termini si può affermare che, più in generale, nei paesi occidentali di tipo capitalistico nuove identità sociali diventano visibili, da sommerse o escluse che erano e tendono a trasformarsi in soggetti politici, in grado di negoziare un nuovo rapporto con la società intera. Queste istanze si correlano ad eventi politici degli anni Sessanta come la guerra nel Vietnam, la rivoluzione cubana ad opera di Fidel Castro, l'azione guerrigliera di Che Guevara, vissuti ed agiti con grande passione soprattutto dai giovani come momenti di lotta contro chi prevarica.

Le donne, in questi stessi anni, cominciano a prendere coscienza di essere subordinate in una società a dominanza maschile e di vivere una notevole contraddizione fra l'immagine esaltata da pubblicità, mass media che le rappresentano come mogli e madri felici - loro ruolo naturale - e la realtà in cui sono escluse dall'esercizio del potere e da condizioni egualitarie. Juliet Mitchell, protofemminista inglese in un testo di grande diffusione in Italia scriveva che in tutte le società dove sono sorti i movimenti di liberazione delle donne si riscontrano analoghe discriminazioni contro di loro. La somiglianza tra le varie posizioni femminili è importante per lo sviluppo del movimento in questi paesi e spesso anzi ne costituisce il presupposto. Si tratta sempre infatti di paesi industrializzati, giacché nelle zone rurali e agricole il Movimento di liberazione non si è sviluppato. In Italia, ad esempio, è presente soprattutto nelle città del Nord... [3]

Come accennato, sono state le americane a percepire per prime la matrice sessista dell'essere oppresse in quanto donne, vale a dire una prima coscienza di essere e sentirsi subordinate ed una successiva di specifica oppressione. In una prima fase nel movimento dei diritti civili, degli studenti sembra prevalere un'idea di parità, di eguaglianza; ne rappresentano una spia quegli elementi che tradizionalmente sono attribuiti alle donne, come l'importanza dei sentimenti nelle relazioni e la fantasia, esaltati nello stile di vita degli hippies. Poco dopo negli Stati Uniti, ma anche in Italia, il fare politica delle donne si connota di caratteristiche proprie, vi è la consapevolezza di essere escluse dal potere anche nella militanza di sinistra. Si scopre che si è oggetto di discriminazione pure da parte dei compagni di lotta e il nuovo femminismo centra l'analisi sulla contrapposizione fra i sessi ed arriva all'elaborazione del pensiero della differenza di genere. In Italia tuttavia il femminismo si caratterizzerà, almeno in una sua prima fase, nella pratica della doppia militanza: nel partito politico e nel gruppo e/o nel movimento femminista. Ancor prima di fare queste scelte va precisato che aree comuni fra il movimento degli studenti ed il femminismo furono la volontà di mettere in discussione tutto, il prendere la parola, l'urgenza del cambiamento.

Dopo il maggio parigino del 1968, quando sembrava che la rivoluzione fosse imminente, in Italia gli studenti si muovono per costituire nuove alleanze politiche con gli operai e danno forma a inediti gruppi politici di estrema sinistra. Fra il 1968 e il 1969 nascono Lotta continua, Avanguardia operaia, Potere operaio.  In questa trasformazione furono presenti anche molte ragazze con la convinzione che l'obiettivo comune fosse abbattere il capitalismo e la liberazione delle donne e dei proletari fossero convergenti. In un secondo momento le giovani donne si resero tuttavia conto di essere marginali nel movimento, con ruoli subalterni e soggette ai compagni maschi. Un'espressione riassume bene questa presa di coscienza: da angeli del focolare ad angeli del ciclostile. Tale consapevolezza ha aperto la strada del separatismo e dell'affermazione della specificità a seguito della interpretazione di genere della società e del rapporto uomo-donna; la lotta di classe non ingloba anche la lotta fra i sessi. Molti gruppi femministi nascono quindi dalle nuove formazioni politiche e dal movimento studentesco ma troviamo anche fin dal 1966 l'origine di alcune aggregazioni autonome come il Demau (Demistificazione dell'autoritarismo patriarcale) e Rivolta femminile.

Come si è detto inoltre, determinante fu la diffusione, lettura e discussione di alcuni testi delle femministe americane e anglosassoni. Ci riferiamo in particolare a: La mistica della femminilità di Betty Friedan, La condizione della donna di Juliet Mitchell, Sesso contro sesso o classe contro classe? di Evelyn Reed, La politica del sesso di Kate Millet, La dialettica dei sessi di Shulamith Firestone, L'eunuco femmina di Germane Greer, ed anche Il secondo sesso di Simone de Beauvoir (pubblicato però nel 1949). Siamo nei primi anni Settanta ed in forte affinità con le analisi sostenute dai testi citati si pubblicano : il Manifesto di Rivolta femminile e Sputiamo su Hegel. La donna clitoridea e la donna vaginale di Carla Lonzi. E qui si apre il percorso che seguirà il movimento femminista italiano negli anni Settanta.

 

[1] Lo storico Eric Hobsbawn ha definito il femminismo l'unica vera rivoluzione del XX secolo. [2] A. M. Crispino, Le radici culturali del neo femminismo, in Esperienza storica femminile nell'età moderna e contemporanea, parte seconda, Unione Donne Italiane, Circolo La Goccia, Roma, 1989: 31. [3] J. Mitchell, La condizione della donna, Torino, Einaudi, 1972: 44.

Pour citer cette ressource :

Maurizia Morini, "La nascita del movimento femminista in Italia", La Clé des Langues [en ligne], Lyon, ENS de LYON/DGESCO (ISSN 2107-7029), avril 2007. Consulté le 13/11/2018. URL: http://cle.ens-lyon.fr/italien/civilisation/xxe-xxie/le-mouvement-des-femmes/la-nascita-del-movimento-femminista-in-italia