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Entretien avec G. G.

Par Maurizia Morini : Lectrice d'italien MAE et historienne - ENS de Lyon
Publié par Damien Prévost le 17/05/2007
G. G. ha 53 anni ed è insegnante. Nel 1974 il referendum per il divorzio, Lotta Continua, la doppia militanza, il partito si scioglie ma non le donne, e oggi...

G. G. ha 53 anni ed è insegnante.

Nel 1974 il referendum per il divorzio, Lotta Continua, la doppia militanza,  il partito si scioglie ma non le donne, e oggi... - Negli anni settanta come ti sei avvicinata alle altre donne, con quali modalità e su che temi vi incontravate? Credo che il primo momento di avvicinamento sia stato nella primavera del '74 in occasione della campagna per il divorzio. Ho dei ricordi molto vaghi di riunioni di donne dell'area PCI-UDI. Forse era venuta a Reggio Emilia Adriana Zarri, (in quel periodo l'ho conosciuta), quella suora laica su posizioni di grande apertura alla laicità della società civile. Io allora ero comunque "un cane sciolto" che gravitava nell'area della sinistra istituzionale. - Hai militato anche in Lotta Continua, come era il rapporto con i compagni? Nell'autunno del '74 sono entrata in Lotta Continua e non ricordo nessuna specificità femminile fino all'autunno successivo. Credo che a Reggio ci fosse già il Collettivo femminista comunista ma noi di Lotta Continua non lo frequentavamo. In tutto questo primo anno la mia militanza era all'interno della "linea politica complessiva di Lotta Continua". A Reggio c'era una situazione strana,credo che noi ragazze militanti, cioè quelle che quotidianamente frequentavano la sede di Lotta Continua, fossimo più numerose degli uomini e più attive ma non attente alla specificità femminile. Avevamo tutte dai 19 ai 22-23 anni. In quella fase il rapporto con i compagni era non so se definire paritario o competitivo. Cerco di spiegarmi meglio. Noi ragazze eravamo molto attive sia davanti alle fabbriche sia nei quartieri sia davanti alle scuole, e se avevamo delle lamentele era perchè i compagni erano un po' più latitanti o forse avevamo piacere a fare tutto quello che facevano anche loro, dal fare i manifesti - la più brava era Luisa - all'andare ad attaccarli alla sera cercando di non farci beccare dalla polizia.Conservo un ricordo molto bello di quel periodo. - Che cosa significa per te la doppia militanza? Dall'autunno/inverno '75 sono nati i Collettivi femministi di Lotta Continua. Ricordo di essere andata alcune volte a Roma a riunioni di donne di Lotta Continua, ma non ricordo assolutamente di che cosa si parlasse. Siamo salite sul treno del femminismo in ritardo, credo, ma con quello stesso entusiasmo che mettevamo a fare le militanti. A Reggio, data la nostra quasi quotidiana presenza davanti alle scuole, avevamo organizzato un collettivo di studentesse oltre ad esserci organizzate noi "vecchie militanti" in Collettivo. Noi militanti "scimmiottavamo" - scusa il brutto verbo, ma questo era il mio vissuto - le riunioni di autocoscienza che già erano una pratica nel femminismo storico. Ricordo quei nostri incontri come momenti molto faticosi. La parola d'ordine era "distruggere i maschi" ed erano momenti in cui non mi sono mai sentita a mio agio. Avevo anche la "sventura" di essere felicemente fidanzata, quasi una colpa in quelle riunioni, e il mio sentimento più frequente, che ricordo ancora molto bene, era di alienazione tra come mi sentivo all'interno della mia relazione sentimentale e come dovevo esserne critica nelle riunioni tra compagne.Molto più interessante il lavoro che facevamo con le studentesse, di studio, di presa di coscienza, di organizzazioni di manifestazioni per la contraccezione,l'aborto.Il rapporto con gli altri Collettivi femministi della città era piuttosto di competizione che di collaborazione.Per quanto riguarda la doppia militanza era una pratica quotidiana, non so come dire altrimenti, continuavamo ad essere delle militanti dell'organizzazione per i "grandi temi politici" e di pari passo "lavoravamo" come e con le donne; un doppio lavoro, insomma. Tutto questo è andato avanti fino agli inizi dell'estate '76, fino alle  elezioni politiche in cui Lotta Continua si era presentata autonomamente, poi da quel momento la mia militanza politica all' interno di Lotta Continua è andata scemando giorno dopo giorno.Continuavamo invece a riunirci come donne di Lotta Continua, più per il rapporto di amicizia che ci legava che per un progetto politico specifico. - Come è avvenuto il momento di rottura nel 75 e lo scioglimento di Lotta Continua? Non ricordo bene, ma il congresso di scioglimento di Lotta Continua credo sia stato alla fine del '76. Forse Adriano Sofri in quel momento ufficializzava, prendeva atto di un processo già in moto almeno dagli inizi dell'estate precedente. Finiva Lotta Continua come progetto politico, cioè quel progetto aveva dimostrato tutta la sua inattuabilità e rimanevano le donne di Lotta Continua, nel senso che continuava il lavoro che le donne avevano fatto di messa in discussione dei ruoli all'interno dell'organizzazione e il lavoro che le donne di Lotta Continua facevano con le altre donne.A Reggio credo che abbiamo continuato a lavorare con le studentesse, con gli altri Collettivi in una dimensione meno settaria.La mia militanza politica è definitivamente finita nella primavera del '77. Ho usato l'avverbio "definitivamente" non a caso, in quel momento -marzo '77 - si è rotto qualcosa dentro, io non avevo più niente da condividere con la "linea politica" che il movimento - non Lotta Continua che non esisteva più - esprimeva in quel momento.Per quanto riguarda il femminismo, forse ho continuato a frequentare i Collettivi ma sempre con meno convinzione. Credo che la mia militanza si fosse esaurita anche su questo piano. - Che cosa pensi oggi a distanza di circa 30 anni di quel periodo?

Penso che abbiamo preso "un grande abbaglio". Detto questo, considero quelle esperienze molto importanti e molto significative sul piano personale. Credo di essere stata IN QUEL TEMPO "dalla parte giusta della storia". La militanza politica e la militanza femminista erano una "necessità" per chi come me pensava che tutto quell' impegno era finalizzato alla costruzione di una società più giusta. Sul piano personale ho dedicato a quella convinzione alcuni anni della mia vita, con convinzione! Oggi a 30 anni di distanza penso di aver fatto bene, non ho mai pensato una volta di essere stata "vittima" di cattivi maestri. Ero figlia di quel tempo e credo di averlo onorato, ripeto con la consapevolezza, oggi, che è stato un grande abbaglio. Sul piano del femminismo credo che quell' abbaglio è servito a dar luce alla condizione femminile. Non so cosa sia rimasto oggi di quella consapevolezza e di quelle conquiste.

Pour citer cette ressource :

Maurizia Morini, "Entretien avec G. G.", La Clé des Langues [en ligne], Lyon, ENS de LYON/DGESCO (ISSN 2107-7029), mai 2007. Consulté le 23/04/2018. URL: http://cle.ens-lyon.fr/italien/civilisation/xxe-xxie/le-mouvement-des-femmes/entretien-avec-g-g-