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Rosetta Loy, «La prima mano»

Par Maurizia Morini : Lectrice d'italien MAE et historienne - ENS de Lyon
Publié par Damien Prévost le 23/09/2011
Fiche de lecture du roman ((La prima mano)) de Rosetta Loy, paru aux éditions Rizzoli en 2009.

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Rosetta Loy è nata a Roma nel 1931. Ha scritto il suo primo racconto a nove anni, i suoi romanzi hanno ricevuto numerosi premi e sono stati tradotti in vari paesi.

La bicicletta (1974), La porta dell'acqua (1976), L'estate di Letuche (1982), All'insaputa della notte (1984), Le strade di polvere (1987), Sogni d'inverno (1992), Cioccolata da Hanselmann (1995), La parola ebreo (1997), Ahi, Paloma (2000), Nero è l'albero dei ricordi, azzurra l'aria (2004), La prima mano (2009), Cuori infranti (2010).

Partiamo dalla bambina davanti alla casa di Mirabello su un'automobilina di ferro. Forse rossa? Mi sembra di ricordare rossa.
(pag. 9)

Inizia con queste parole il libro autobiografico di Rosetta Loy, pubblicato originariamente nel 2007 in Francia, per iniziativa di Colette Fellous, che dirige la collana Traits et portraits, per Mercure de France, ed in seguito edito in Italia.

Accompagnano il testo belle fotografie di attimi della vita familiare, come quella iniziale, appunto, della bambina sull'automobilina davanti alla casa di famiglia di Mirabello, nel Monferrato.

Come annota Rosetta Loy:

È Mirabello il nome simbolo dell'esistere. La casa, all'apparenza simile a uno sfilatino, si allunga giallina in una sequela di stanze (quante? Non le ho mai contate) nello sbattere inconfondibile di inconfondibile porte, affiancate sul retro dall'interminabile budello del corridoio. Scritte in latino, incorniciate da volute color ocra, sovrastano beneauguranti le numerose porte-finestre mentre un'aura che non ha eguali si avverte già nel suono dei passi sul viottolo che conduce all'ingresso. Nell'odore di mele e pietra appena si varca la soglia.
Nel corso dei due secoli le suddivisioni fra i rami della famiglia, nel momento che papà ha voluto ricomporre la casa nella sua struttura originaria, hanno prodotto due cucine, due sale da pranzo, due scale, tre salotti, due salottini. Una Camera della Strega e una Camera degli Spiriti. Un Infernotto.
(pagg. 115 / 116)

Questa la casa delle vacanze estive che ci porta negli anni della seconda guerra mondiale alla vita della piccola Rosetta, ultima di due sorelle e un fratello che insieme alla madre e all'amato padre trascorrono la loro vita fra Roma, i luoghi di villeggiatura Venezia, Cortina, Val d'Aosta...

Il padre ha un ruolo speciale nel racconto; è sua la prima mano , a cui il titolo si riferisce; e il libro inizia proprio con il fidanzamento con la sua giovane impiegata e poi via via si snoda la storia di Rosetta, della sua famiglia intrecciata agli eventi del secondo conflitto bellico ma filtrati dagli occhi di una bambina, quindi le privazioni, la scarsità di cibo, perfino i bombardamenti scorrono leggeri in una carrellata di ricordi.

Fra i viaggi con la famiglia su treni traballanti, e scene desolanti di bombardamenti emergono i turbamenti dell'adolescenza, i primi amori, le malattie, la consapevolezza del corpo che cambia, in una narrazione, forse un po' melanconica verso la conclusione.

Ma il nostro impercettibile passaggio sulla terra di cui restano solo frammenti, mi sembra a volte, ma solo a volte, che avendo noi la facoltà di immaginare i miliardi di esistenze dalla preistoria fino ai nostri giorni, ne viviamo, in realtà, di vite, un numero sterminato. Fino a proiettarci, come astronauti, nell'eternità.
(pag. 189)
 
Pour citer cette ressource :

Maurizia Morini, "Rosetta Loy, «La prima mano»", La Clé des Langues [en ligne], Lyon, ENS de LYON/DGESCO (ISSN 2107-7029), septembre 2011. Consulté le 21/10/2020. URL: http://cle.ens-lyon.fr/italien/litterature/bibliotheque/rosetta-loy-la-prima-mano