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Mariapia Veladiano, «La vita accanto»

Par Maurizia Morini : Lectrice d'italien MAE et historienne - ENS de Lyon
Publié par Damien Prévost le 05/01/2012
Fiche de lecture du roman ((La vita accanto)) de Mariapia Veladiano, paru aux éditions Einaudi en 2011.
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Mariapia Veladiano è laureata in filosofia e teologia, insegna Lettere italiane in un Istituto superiore a Vicenza; collabora con la rivista Il Regno.

Il romanzo d'esordio dell'insegnante cinquantenne Mariapia Veladiano, che ha vinto il Premio Calvino 2010, è veramente singolare per la scelta del tema, reso esplicito fin dalla prima pagina:

Una donna brutta non ha a disposizione nessun punto di vista superiore da cui poter raccontare la propria storia. Non c'è prospettiva d'insieme. Non c'è oggettività. La si racconta dall'angolo in cui la vita ci ha strette, attraverso la fessura che la paura e la vergogna ci lasciano aperta giusto per respirare, giusto per non morire.
Una donna brutta non sa dire i propri desideri. Conosce solo quelli che può permettersi. Sinceramente non sa se un vestito rosso carminio, attillato, con il décolleté bordato di velluto, le piacerebbe  più di quello blu, classico e del tutto anonimo che usa di solito quando va a teatro e sceglie sempre l'ultima fila e arriva all'ultimo minuto, appena prima che le luci si spengano, e sempre d'inverno perché il cappello e la sciarpa la nascondono meglio. Non sa nemmeno se le piacerebbe mangiare al ristorante o andare allo stadio o fare il cammino di Santiago de Compostela o nuotare in piscina o al mare. Il possibile di una donna brutta è così ristretto da strizzare il desiderio. Perché non si tratta solo di tenere conto della stagione, del tempo, del denaro come tutti, si tratta di esistere sempre in punta di piedi, sul ciglio estremo del mondo.
Io sono brutta. Proprio brutta.
(pag. 3)

È Rebecca in prima persona a raccontarsi, a raccontare il suo disagio di bambina e poi di donna brutta, in un gioco linguistico con il nome che significa letteralmente  "colei che incanta gli uomini".

I genitori sono belli; il padre, medico noto in città, la madre dopo la nascita della bambina si chiude nel  mutismo più assoluto e si isola nella grande casa , vittima della depressione che la porterà alla morte. Attorno a Rebecca, per lo più reclusa, ci sono poche persone: la zia Erminia, sensuale e misteriosa che avvicina la nipote alla musica e al pianoforte; la governante Maddalena, dal tragico passato, ma sempre presente; Lucilla, compagna di scuola e unica amica; la signora De Lellis ex-pianista che nell'ultima parte del romanzo le svelerà segreti incoffessati sulla famiglia e l'aiuterà nella strada scelta, cioè suonare.

Il luogo è Vicenza, una torbida Vicenza, in cui si celano non detti, tare familiari, incesti, superstizioni, follie, chiacchiere di cittadina di provincia.

In fondo i temi trattati da Mariapia Veladiano sono sostanzialmente due: l'immagine esteriore di sé, la bellezza come canone imperante per le ragazze d'oggi ; qui nel romanzo sviluppato in antitesi dagli occhi di chi osserva il mondo ed è brutta e i drammi delle famiglie un po' contorte dove anche se ci si vuole bene, è difficile aiutarsi.

In questo romanzo gli uomini sono decisamente ai margini, solo un maestro di musica e il padre di Rebecca, elegante, amato ma inetto, lascia che le cose accadano, non interviene e finisce poi per scomparire; e nella conclusione la protagonista trova un suo equilibrio di vita con la vecchia compagna di banco, Lucilla, sua figlia, la governante in una famiglia di nuoiva costituzione, tutta al femminile. E queste sono le considerazioni finali:...

ho sentito dei chirurghi e ho fatto alcune cose più semplici: l'occhio destro, la peluria. Un po'. Comunque sono brutta. Però so che potrei vivere diversamente, se fossi più brillante, più capace di dimenticarmi e di dimenticare il mio aspetto. Ma non ci riesco e vivo così, chiusa qui fino al tramonto, con un lavoro che mi lascia nascosta. Mio padre è bellissimo, ma non sa affrontare il mondo, come me. Vorrebbe ma non può. Per questo lo capisco. Non sono infelice, proprio no. Sto bene. Non sono nemmeno così sola come una cantante lirica abituata al pubblico può immaginare. C'è Maddalena. C'è il maestro De Lellis. I contatti per il lavoro. No, è la mia vita.
(pag. 162)
 
Pour citer cette ressource :

Maurizia Morini, "Mariapia Veladiano, «La vita accanto»", La Clé des Langues [en ligne], Lyon, ENS de LYON/DGESCO (ISSN 2107-7029), janvier 2012. Consulté le 14/11/2019. URL: http://cle.ens-lyon.fr/italien/litterature/bibliotheque/mariapia-veladiano-la-vita-accanto