Vous êtes ici : Accueil / Littérature / Bibliothèque / Edith Bruck, «Quanta stella c'è nel cielo - Il dopoguerra negli occhi di una sopravvissuta. Un romanzo di straziante intensità»

Edith Bruck, «Quanta stella c'è nel cielo - Il dopoguerra negli occhi di una sopravvissuta. Un romanzo di straziante intensità»

Par Maurizia Morini : Lectrice d'italien MAE et historienne - ENS de Lyon
Publié par Damien Prévost le 15/09/2009
Il titolo del romanzo riprende un verso di una ballata di Sandor Petofi, grande poeta del risorgimento ungherese, ed è fra le poche cose che Anita, la protagonista, porta con sé, insieme a ricordi dolorosi. Siamo nel 1948 e Anita ha quindici anni, è una sopravvissuta ai campi di concentramento, proviene da un orfanotrofio ungherese ed è in viaggio per andare a vivere in Cecoslovacchia dalla zia Monika.
bandeau fiche lecture.jpg

quanta_stella2269_img.jpg

Edith Bruck è nata in Ungheria nel 1932, a dodici anni viene deportata, insieme alla famiglia di origine ebraica. Sopravvive ad Auschwitz, Dachau, Bergen-Belsen. Dopo la liberazione vive per alcuni anni in Israele e poi dal 1954 in Italia a Roma, dove sposa il regista Nelo Risi.

Tutta la sua produzione letteraria è in lingua italiana e spazia dalla narrativa alla sceneggiatura, alla collaborazione a quotidiani nazionali.

Quanta stella c' è nel cielo ha vinto il Premio letterario Città di Bari nel 2009.

Quanta goccia c'è nell'oceano
quanta stella nel cielo
sulla testa dell'umanità quanto capello c'è
quanta cattiveria nel cuore?

Il titolo del romanzo riprende un verso di una ballata di Sandor Petofi, grande poeta del risorgimento ungherese, ed è fra le poche cose che Anita, la protagonista, porta con sé, insieme a ricordi dolorosi.

Siamo nel 1948 e Anita ha quindici anni, è una sopravvissuta ai campi di concentramento, proviene da un orfanotrofio ungherese ed è in viaggio per andare a vivere in Cecoslovacchia dalla zia Monika.

Le difficoltà di adattamento sono tante, a partire dal clima del nuovo ambiente familiare: la zia non la comprende, non è affettuosa con la nipote, vuole solo divertirsi; Eli, il cognato di Monika, la insidia, la seduce ma senza amore, attirato solo dal giovane corpo della ragazza che implicata in questa, che per lei invece è una storia d'amore, rimane incinta.

Più in generale la situazione nella città cecoslovacca è da incubo: molta miseria, fame, lavori precari; gli stessi ebrei si sentono in pericolo e vivono defilati, quasi nascosti. La vita delle persone vale poco.

Anita viene descritta sola, persa nel mondo, non sa a chi rivolgersi, che cosa fare, gli affetti attorno a lei sono di breve durata e sporadici, inoltre sembra proprio che nessuno voglia ascoltare il racconto e i ricordi di chi è sopravvissuto alla shoah, solo il piccolo di sette mesi che lei accudisce è l'ascoltatore inconsapevole della ragazza.

Il punto di svolta nella narrazione e nelle vicende della protagonista si ha con la gravidanza; Anita non vuole abortire, nonostante le minacce di morte di Eli, si meraviglia di come il suo corpo che non valeva nulla, che poteva essere bruciato, può far nascere un bambino, una vita al posto di un milione di bambini uccisi durante la deportazione. Anita rinasce con il suo bambino che vuole a tutti i costi perchè rappresenta, per lei, riprendersi la vita.

Dopo sotterfugi e avventurose peripezie, aiutata da un agente israeliano che gira l'Europa per portare i sopravvissuti nella terra promessa, riesce a fuggire in Israele.

Realizza in questo modo il sogno della madre, morta ad Auschwitz, che le parlava sempre della Palestina; la madre la guida infatti simbolicamente nel viaggio in nave, sotto forma di pesce, nuotando verso la terra tanto desiderata dove voleva morire se non poteva viverci.

Il romanzo di Edith Bruck appartiene solo parzialmente alla narrativa relativa alla  deportazione e sterminio degli ebrei, durante gli anni quaranta in Europa poiché se prende le mosse da questo evento è sul dopo che la scrittrice punta l'attenzione.

Sia  Primo Levi che altri scrittori hanno ricordato la sofferenza, lo spaesamento ed anche la solitudine se inascoltato, di chi è sopravvissuto.
Non ci sono tuttavia, tanti romanzi o racconti del dopoguerra tragico di chi, in un'Europa distrutta e affamata, non sapeva a chi rivolgersi, dove andare, dove mangiare, che fare.

La giovane Anita è alla ricerca di una nuova esistenza: pochissimi la vogliono ascoltare, i più preferiscono dimenticare, tentare di ricostruire un'esistenza stabile, magari imbarcarsi per la Terra promessa, e prendere le armi per non essere più vittime. Lei, fra mille difficoltà, fragile e forte allo stesso tempo, intraprende un cammino verso la vita adulta di speranza, per lasciarsi alle spalle l'incubo senza tuttavia volere dimenticare.

 

Pour citer cette ressource :

Maurizia Morini, "Edith Bruck, «Quanta stella c'è nel cielo - Il dopoguerra negli occhi di una sopravvissuta. Un romanzo di straziante intensità»", La Clé des Langues [en ligne], Lyon, ENS de LYON/DGESCO (ISSN 2107-7029), septembre 2009. Consulté le 09/07/2020. URL: http://cle.ens-lyon.fr/italien/litterature/bibliotheque/edith-bruck-quanta-stella-c-e-nel-cielo-il-dopoguerra-negli-occhi-di-una-sopravvissuta-un-romanzo-di-straziante-intensita