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Note a margine del libro: "A colpi di cuore – Storie del sessantotto" di Anna Bravo

Par Maurizia Morini : Lectrice d'italien MAE et historienne - ENS de Lyon
Publié par Damien Prévost le 07/07/2009
Il libro è incentrato sul Sessantotto, cioè sugli anni Sessanta e Settanta con un'attenzione privilegiata al movimento studentesco e al femminismo e la Bravo percorre culture ed esperienze in modo trasversale e non sistematico. Una specie di storia culturale con analisi particolare per i fenomeni accaduti negli Stati Uniti, in Francia ed in Italia. In primo piano, quindi, sono posti i contesti e il vettore narrativo è rappresentato dalla soggettività, in un intreccio fra responsabilità individuale e vicenda collettiva, fra passione e ragione. L'autrice ripercorre fasi e problemi del femminismo e parlando di storie delle donne individua un'eredità senza testamento, cioè senza destinatari e anche testamenti senza eredi cioè patrimoni culturali che rischiano di andare dispersi. Le origini e gli aspetti più politici del femminismo rappresentano una prima parte del libro, segue una narrazione per temi diciamo "sensibili" alla memoria come l'amore, il dolore, la violenza.

Il libro è incentrato sul Sessantotto, cioè sugli anni Sessanta e Settanta con un'attenzione privilegiata al movimento studentesco e al femminismo e la Bravo percorre culture ed esperienze in modo trasversale e non sistematico. Una specie di storia culturale con analisi particolare per i fenomeni accaduti negli Stati Uniti, in Francia ed in Italia. In primo piano, quindi, sono posti i contesti e il vettore narrativo è rappresentato dalla soggettività, in un intreccio fra responsabilità individuale e vicenda collettiva, fra passione e ragione. L'autrice ripercorre fasi e problemi del femminismo e parlando di storie delle donne individua un'eredità senza testamento, cioè senza destinatari e anche testamenti senza eredi cioè patrimoni culturali che rischiano di andare dispersi. Le origini e gli aspetti più politici del femminismo rappresentano una prima parte del libro, segue una narrazione per temi diciamo "sensibili" alla memoria come l'amore, il dolore, la violenza.

Le radici

La Bravo, partendo appunto dalle origini storiche del femminismo si chiede se vi è stata una filiazione dal movimento degli studenti o se le radici si possono trovare in manifestazioni delle donne del passato. Nelle interpretazioni storiografiche, gli uomini si sentono il motore della storia per cui per molti ex militanti del Sessantotto il terreno di incubazione del femminismo è rappresentato dalle lotte degli studenti tout court; perché le ragazze si sarebbero staccate dalla famiglia, scoprono la politica, sperimentano nuovi rapporti e sono protagoniste. Per altre studiose il Sessantotto è un momento clou, la ricerca di sé è iniziata prima negli anni Sessanta, a questo proposito si può citare la nascita del gruppo femminista DEMAU a Milano nella metà degli anni Sessanta. Per l'autrice c'è del vero in entrambe le interpretazioni: la coscienza di genere si affaccia prima del Sessantotto ma poi il movimento degli studenti contribuisce a preparare il terreno per un movimento delle donne tendenzialmente di massa. Un figliastro! Esempi dal passato: Olympe de Gouges, autrice della Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, alla fine del Settecento in Francia; il suffragismo agli inizi del Novecento; la presenza delle partigiane nella Resistenza. Inoltre, c'è da chiedersi se l'ancoraggio ad aree progressiste, di sinistra rappresenti un buon affare per le donne e la Bravo sottolinea che questa direzione sembrava lo sbocco naturale in nome dell'uguaglianza, della giustizia, della lotta per e con gli oppressi. D'altronde... c'erano poche alternative. Occorre anche chiedersi che cosa abbiano portato le donne nel Sessantotto, non solo un disagio generazionale ma anche, per esempio, la testimonianza di un rapporto contradditorio fra la storia individuale e la cultura dell'emancipazione. In conclusione ne esce complicato il problema del rapporto con il Sessantotto, per cui vincolare ad un solo scenario un processo eterogeneo nei tempi e nei contenuti come il femminismo è riduttivo e assegna al movimento degli studenti un ruolo da deus ex machina improbabile.

Le politiche del femminismo

Al femminismo si può arrivare per molte strade (per esempio negli Stati Uniti dal movimento per i diritti civili):

  • dalla casa: le donne sono stanche di dichiararsi solo casalinghe e di vivere un ruolo assegnato;
  • dalla scuola: le ragazze sono intelligenti ma non così tanto da competere con i maschi;
  • dall'amore, quando lui è prima principe azzurro e poi padrone da servire;
  • dal lavoro;
  • dal non lavoro.

In questi casi il partire da sé sta nella quotidianità, dà l'imprinting alla politica e sviluppa l' analisi dell' oppressione. E questo vale anche per le militanti: la scrittrice riporta l'episodio delle militanti di Lotta Continua che lasciano il partito nel 1976, contribuendo all'autoscioglimento dell'organizzazione. Comunque il metodo del partire da sé, per una donna, divide un prima da un dopo, in cui l'amore per una causa non si esaurisce ma si misura con il bisogno di essere per sé. A questo proposito riportiamo un passo del libro:

Spesso le storie sono dolorose, piene di ansia e collera; il che sembrerebbe confermare lo stereotipo della femminista frustrata e perdente. E se anche fosse? Frustrazione è il termine classico usato per svilire la sofferenza altrui, perdente (e vincente) sono parole simbolo del meccanismo che trasforma un fatto, l'aver perso o vinto, in un tipo umano ammirevole o disprezzabile. Molte femministe erano (sono) donne felici nel lavoro e negli affetti, che però intravedevano la possibilità di esserlo di più, e in molte di più. (p. 121)

Il femminismo riadatta il metodo del piccolo gruppo di auto-aiuto; è una terapia della parola, in cui ciascuno racconta la propria storia, ci si stringe per sostenersi nella presa di coscienza delle proprie traversie emotive per rendere più facile il cambiamento. L'autocoscienza trasforma l'ambito della domesticità in luogo politico. In questo senso il separatismo non è un'opzione ideologica, ma il primo modo di partire dall'esperienza. L' autocoscienza è molto forte - pur nella sua complessità a livello di gestione interna - nelle fasi iniziali del femminismo; la difficoltà di riconoscere e amministrare le differenze fra donne (se pensiamo al femminismo come ad un movimento nato su un'affermazione di identità) sarà la causa principale del suo esaurirsi nella seconda metà degli anni Settanta. Infine un'osservazione territoriale; questa pratica si è molto diffusa in Italia ma poco in Francia.

L'amore

Questo tema, inteso in senso ampio, è stato centrale per i movimenti degli anni Sessanta e Settanta; pensiamo ai concetti dell'antiautoritarismo e dell'antimilitarismo, al dissenso di don Milani, ai gruppi di donne volontarie per l'apertuta e la gestione degli asilo nido. Ed anche ai cosiddetti flussi amorosi verso paesi quali il Tibet, il Nepal, l'India e più in generale verso i paesi sfruttati e poveri. Nel Sessantotto abbiamo assistito all'esplicitarsi di un'affettività collettiva, da famiglia allargata. Per quanto riguarda la nota rivoluzione sessuale la Bravo afferma che contrariamente ad uno stereotipo diffuso e infrangibile nel Sessantotto, il sesso non era una priorità e oggi, in generale, gli ex dei movimenti tacciono per pudore. In definitiva il meglio che è passato di quegli anni è il principio secondo cui una concezione tenera e rispettosa del corpo e della sessualità non è monopolio della coppia e della famiglia.

Il dolore

Per la Bravo, il dolore è la faccia speculare dell'amore ed aggiunge che le donne hanno sempre avuto il ruolo storico di addette al dolore; l'autrice tocca, nella sua disanima, i temi dell'aborto e della contraccezione ricordando che il clima del periodo era oscurantista a tal punto che in Italia era proibito parlare di anticoncezionali. Viene compiuta un'ampia analisi delle diverse posizioni, dal CISA (area radicale) al CRAC, all'organizzazione UDI (Unione Donne Italiane), che in occasione del dibattito sulla legge relativa all'interruzione di gravidanza si unirà alle femministe. Poi, sia in Italia che in Francia la legge approvata si fonda sostanzialmente sulla tutela della salute della donna ed è stata , questa, una buona strada. La scrittrice si pone un altro interrogativo, sentendo il bisogno di indagare ogni risvolto del problema, relativo al possibile dolore del feto; argomento su cui, all'epoca per la verità, non ci si poneva la questione e forse il silenzio era motivato da ragioni politiche. Negli anni seguenti al referendum relativo all' abrogazione della legge sull'interruzione di gravidanza si è sentito il bisogno di accantonare l'aborto, in un certo senso di non volerne parlare più.

La violenza

Vengono trattati vari aspetti legati a questo soggetto:

  • fascismo e neofascismo
  • terrorismo
  • violenze di uomini su donne
  • violenza femminile
  • violenza come concausa della fine del movimento visibile alla fine degli anni Settanta, con alcune precisazioni:
  • fra terrorismo e movimenti vi è un salto ma le cose potevano andare diversamente se i movimenti avessero dato più attenzione al valore e alla pratica della non-violenza
  • il femminismo è decisivo per smuovere vecchie mentalità e far passare leggi più rispettose delle vittime (è il caso dello stupro, passato da offesa alla morale a delitto contro la persona)
  • l'ideologia che fa risalire la violenza a comportamenti femminili di vestirsi, di stare in un certo modo resiste ma ha perso legittimità.

Sulla violenza delle donne, il movimento sembra bloccarsi e ha difficoltà a prendere posizione sulla violenza terroristica. Nel libro, rispetto a questo silenzio, si trova una possibile spiegazione in una riconferma storica; il potere gestisce il pubblico, le donne si occupano del privato. Altre analisi, Rossana Rossanda, dicono che non si tratta di indifferenza quanto di una pausa del movimento. Sulla trasformazione del femminismo Bravo chiude citando M. Luisa Boccia:

Abbiamo desiderato, amato, detestato, subito e agito attraversando ambivalenze e ricchezza di uno scambio tra individuale e collettivo che ha costituito la cifra peculiare di un vissuto denso di politica. È difficile, per non dire impossibile, tradurre questa densità in un bilancio trasparente e lineare; molto più semplice è congedarsi, come si addice al tempo della giovinezza. (p. 271)

In conclusione, la Bravo affronta tanti, molti aspetti dei movimenti degli anni Sessanta e Settanta senza reticenzenon vuole essere rassicurante poiché tocca anche argomenti scomodi come quello relativo al possibile dolore del feto. Sicuramente il taglio narrativo che contempla uno sguardo obliquo sui sentimenti è il più innovativo e nello stesso tempo il più complesso; mentre un po' sbrigativa ci è parsa la parte finale, quella relativa alla trasformazione del movimento visibile sul finire del decennio. C'è spazio per un altro libro! Nell'insieme un volume prezioso di analisi storica e affettiva su quei decenni così rilevanti per la cultura italiana.

Pour citer cette ressource :

Maurizia Morini, "Note a margine del libro: "A colpi di cuore – Storie del sessantotto" di Anna Bravo", La Clé des Langues [en ligne], Lyon, ENS de LYON/DGESCO (ISSN 2107-7029), juillet 2009. Consulté le 21/05/2018. URL: http://cle.ens-lyon.fr/italien/civilisation/xxe-xxie/le-mouvement-des-femmes/note-a-margine-del-libro-a-colpi-di-cuore-storie-del-sessantotto-di-anna-bravo