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Silvia Avallone, «Acciaio»

Par Maurizia Morini : Lectrice d'italien MAE et historienne - ENS de Lyon
Publié par Damien Prévost le 01/07/2011
((Acciaio)) racconta l'amicizia profonda fra le ragazzine tredicenni Anna e Francesca, alla soglia dei quattordici anni , tappa fondamentale per diventare grandi nel passaggio tra la fine della scuola media e le superiori, a Piombino, nel quartiere popolare di via Stalingrado. Chiaramente non è la cittadina toscana l'obiettivo di chi scrive ma è il luogo di piccola città, in cui dominano le acciaierie Lucchini, con gli operai, le famiglie marginali, i piccoli spacciatori, giovani e adolescenti che crescono.

bandeau fiche lecture.jpg Silvia Avallone è nata a Biella nel 1984 e si è laureata in Filosofia all'Università di Bologna.

La sua raccolta di poesie, Il libro dei vent'anni, (Ed. della Meridiana, 2007) ha vinto il Premio Alfonso Gatto 2008, il Premio Campiello 2010 opera prima, il Premio Flaiano 2010, il Premio Fregene 2010.

Acciaio si è classificato secondo al Premio Strega 2010, ed ha raggiunto la dodicesima edizione.

Nei casermoni di via Stalingrado a Piombino avere quattordici anni è difficile. E se tuo padre è un buono a nulla o si spezza la schiena nelle acciaierie che danno pane e disperazione a mezza città il massimo che puoi desiderare è una serata al pattinodromo, o avere un fratello che comandi il branco, o trovare il tuo nome scritto su una panchina. Lo sanno bene Anna e Francesca, amiche inseparabili che tra quelle case popolari si sono trovate e scelte. Quando il corpo adolescente inizia a cambiare, a esplodere sotto i vestiti, in un posto così non hai alternative: o ti nascondi e resti tagliata fuori, oppure sbatti in faccia agli altri la tua bellezza, la usi con violenza e speri che ti aiuti ad essere qualcuno. Loro ci provano, convinte che per sopravvivere basti lottare, ma la vita è feroce e non si piega , scorre immobile senza vie d'uscita. Poi un giorno arriva l'amore, però arriva male, le poche certezze vanno in frantumi e anche l'amicizia invincibile tra Anna e Francesca si incrina, sanguina, comincia a far male.

Silvia Avallone racconta un'Italia in cerca d'identità e di voce, apre uno squarcio su un'inedita periferia operaia nel tempo in cui, si dice, la classe operaia non esiste più.

(IV di copertina)

Il romanzo della giovane Silvia Avallone ha ottenuto dodici ristampe, un successo di lettori consistente, accompagnato da alcune critiche che evidenzierebbero i difetti. Partendo da questi ultimi, si può affermare che il libro conterrebbe sterotipi, piccole incongruenze storiche, risulterebbe a volte banale e mostrerebbe un'immagine di Piombino non corrispondente al reale; il condizionale è d'obbligo perchè a nostro parere, il romanzo pur in presenza di alcune storture è accattivante; la scrittrice dimostra una grande capacità descrittiva e cattura chi legge fino alla conclusione.

Acciaio racconta l'amicizia profonda fra le ragazzine tredicenni Anna e Francesca, alla soglia dei quattordici anni , tappa fondamentale per diventare grandi nel passaggio tra la fine della scuola media e le superiori, a Piombino, nel quartiere popolare di via Stalingrado.

Chiaramente non è la cittadina toscana l'obiettivo di chi scrive ma è il luogo di piccola città, in cui dominano le acciaierie Lucchini, con gli operai, le famiglie marginali, i piccoli spacciatori, giovani e adolescenti che crescono.

Cosa significa crescere in un complesso di quattro casermoni, da cui piovono pezzi di balcone e di amianto, in un cortile dove i bambini giocano accanto a ragazzi che spacciano e vecchie che puzzano? Che genere di visione del mondo ti fai, in un posto dove è normale non andare in vacanza, non sapere niente del mondo, non sfogliare il giornale, non leggere i libri, e va bene così?
(pag. 32)

Nella periferia operaia, sotto la cappa di fumo dell'altoforno, neanche il mare è piacevole:

... la sabbia si mescolava alla ruggine e alle immondizie, in mezzo ci passavano gli scarichi, e ci andavano soltanto i delinquenti e i poveri cristi delle case popolari. Cumuli e cumuli di alghe che nessuno del comune dava l'ordine di rimuovere. La spiaggia era infestata di bambini e famiglie grasse... c' erano resti di lasagne dentro teglie di alluminio, e altre scorie come torsoli di mela buttati sulla sabbia.
(pag. 321)

Di là dal mare, proprio di fronte, c'è l'isola d'Elba, paradiso sognato e irraggiungibile (ndr 20 minuti di traghetto) abitato da ricchi signori e signore del Nord in vacanza.

Nel contesto dell'acciaio della fabbrica e della fibra d'acciaio delle persone che faticano ogni giorno, le due adolescenti cercano di affermarsi, scoprendo, innocentemente, la forza della loro bellezza e vorrebbero arrivare molto lontano. Persino i gatti sono d'acciaio, malati, storpi cercano cibo e affetto, nascosti  nelle viscere della fabbrica dismessa, ma rispettati poiché gli uomini, forse, in loro vedono se stessi.

Nel breve percorso temporale descritto nel romanzo, ambientato nel 2001,  incontriamo altri aspetti di quella realtà in cui appare la droga, il furto, la truffa, la trasgressione e soprattutto la voglia di cambiare che spesso spinge nella direzione sbagliata e , accanto alla storia di Anna e Francesca conosciamo le loro famiglie, gli amici e le amiche, i fidanzati.

I genitori di Anna sono Sandra e Arturo, lei politicamente attiva, femminista, regge tutto il peso familiare; lui lavora ovviamente nell'acciaieria ma vuole fare la bella vita e si inventa attività poco legali, sparisce, ritorna, sparisce nuovamente.

Quelli di Francesca: Rosa, casalinga di origini calabresi, subisce in silenzio la violenza del marito e tace pure quando è la figlia ad essere duramente picchiata dal padre.

E sembra prevalere un pessimismo di fondo in queste vicende:

Se sua madre fosse andata in Questura, anziché dal medico di base...Ma Satta, il dottore, non era deputato a risolvere i problemi delle famiglie...
(pag. 216)
Sandra ebbe un moto di rabbia. Lo sapeva anche lei che andava così, che le donne si fanno ammazzare dai mariti e nessuno dice niente. Perchè è vero che siamo in Italia, ma è un paese di merda.
(pag. 183)

Gli altri protagonisti sono ragazzi e ragazze che sanno amare e amarsi ma nello stesso tempo sembrano vinti dalla violenza del luogo, della vita. Di quel ciclo continuo produttivo che dà lavoro e vita ma anche la morte.

Questo romanzo malinconico è un bel libro, racconta soprattutto di quell'età potenziale che è l'adolescenza, una dura adolescenza in cui però c'è amore; un libro originale e ben scritto che non lascia indifferenti.

A noi è piaciuto molto!

 

Pour citer cette ressource :

Maurizia Morini, "Silvia Avallone, «Acciaio»", La Clé des Langues [en ligne], Lyon, ENS de LYON/DGESCO (ISSN 2107-7029), juillet 2011. Consulté le 26/08/2019. URL: http://cle.ens-lyon.fr/italien/litterature/bibliotheque/silvia-avallone-acciaio