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Entretien avec Guido Crainz

Par Guido Crainz : Professeur d'Histoire contemporaine - Université de Teramo , Maurizia Morini : Lectrice d'italien MAE et historienne - ENS de Lyon
Publié par Damien Prévost le 21/11/2007
Guido Crainz insegna Storia contemporanea nella Facoltà di Scienze della comunicazione dell'Università di Teramo. Ha compiuto notevoli ricerche e pubblicazioni sulla società italiana in età contemporanea.

Guido Crainz insegna Storia contemporanea nella Facoltà di Scienze della comunicazione dell'Università di Teramo. Ha compiuto notevoli ricerche e pubblicazioni sulla società italiana in età contemporanea.

Nel suo testo "Il paese mancato" lei dedica alcuni paragrafi all'irrompere in Italia, negli anni 'Settanta, del movimento femminista. A suo parere questo è legato alla stagione della contestazione o ritroviamo radici nella storia dell'emancipazione femminile dei decenni precedenti? Il femminismo italiano non è figlio diretto della contestazione ma certo i fermenti del '68 iniziano a mettere in discussione orizzonti mentali consolidati, in qualche modo aprono la via. Il femminismo è poi polemico rispetto all'emancipazionismo storico, cui naturalmente si collega per alcuni versi. Insiste sulla differenza della donna come valore, e quindi va oltre la rivendicazione tradizionale di uguaglianza. È più radicale nel mettere in discussione modelli culturali e criteri interpretativi. Si legga un brano del manifesto di Rivolta Femminile, uno dei primi gruppi femministi:

Sputiamo su Hegel. La dialettica servo-padrone è una regolazione di conti tra collettivi di uomini: essa non prevede la liberazione della donna, il grande simbolo della civiltà patriarcale.

Lo slogan simbolo del movimento, il personale è politico indica la messa in discussione della separazione fra sfera privata e pubblica; la privata oppressione subita dalla donna assume il senso di una questione collettiva. Il vissuto femminile diventa momento essenziale nella scoperta e nella valorizzazione della differenza e della soggettività. Lei ha dedicato anche ampia parte al tema dell'aborto che tuttavia appare riduttivo rispetto ai temi più generali messi in discussione, vale a dire la maternità, il controllo del proprio corpo, una medicina non invasiva. La battaglia per la legalizzazione dell'aborto è in primo luogo lotta contro l'aborto clandestino, allora diffusissimo, non è la rivendicazione di un diritto: "l'aborto non è una festa", scrive il mensile Effe nel suo primo numero, nel novembre del 1973. In questa battaglia il movimento femminista accentua e rende popolari molti temi della sua denuncia: la repressione sessuale e il privilegio maschile; le storture e le ipocrisie sia della medicina che della morale corrente; la retorica di una maternità "sacralizzata" ma al tempo stesso utilizzata come elemento di esclusione, oltre che di sudditanza della donna all'uomo. Lo scontro per la legge porta poi, quasi inevitabilmente, a concentrare l'attenzione sulla "legalizzazione" e a perdere in parte la ricchezza delle motivazioni di partenza.

Come mai il PCI non capì la portata innovativa delle donne e si mostrò chiuso e sordo a temi fondamentali del femminismo?

Va ricordato che ancora nel 1964 - quando già la società e la famiglia italiana erano in piena evoluzione - il segretario del Pci Togliatti, intervenendo sui temi di un seminario del PCI sulla famiglia, si pronunciò esplicitamente contro il divorzio: i dirigenti tendevano a considerare la società italiana arretrata, conservatrice, impreparata a radicali cambiamenti. Nella visione del partito, inoltre, l'elemento centrale era la lotta di classe,  gli altri temi apparivano del tutto secondari se non dei diversivi. Una presa di posizione differente affiora, sia pure con ritardi e con fatica, in alcune militanti e dirigenti del partito. La stessa UDI, dopo un percorso travagliato e dopo aver fatto a lungo non poche critiche al movimento femminista, si aprirà ad esso quasi con gioia, superando steccati tradizionali.

Mi pare, sempre in riferimento al suo libro, che la conclusione sull'esito del femminismo sia amara, quando riferisce di declino di un'utopia stritolata dalla violenza.

Il clima terribile degli anni di piombo stritolò molte cose e credo abbia pesato negativamente anche sul movimento femminista, abbia in qualche modo frenato un suo possibile, ulteriore sviluppo. Naturalmente  vi è stata anche una diffusione "carsica" dei temi del femminismo: per alcuni aspetti - forse troppo pochi - è cambiata la stessa vita quotidiana di milioni di donne e di uomini. Certo, le vicende italiane recenti - dal fallimento del referendum sulla procreazione assistita alla campagna dei vertici della Chiesa sulla famiglia - sembrano suggerire che la storia conosce anche ritorni all'indietro, ed è un po' difficile non essere pessimisti. Sperando, naturalmente, di sbagliare. –

Pour citer cette ressource :

Guido Crainz, Maurizia Morini, "Entretien avec Guido Crainz", La Clé des Langues [en ligne], Lyon, ENS de LYON/DGESCO (ISSN 2107-7029), novembre 2007. Consulté le 21/05/2018. URL: http://cle.ens-lyon.fr/italien/civilisation/xxe-xxie/le-mouvement-des-femmes/entretien-avec-guido-crainz