Vous êtes ici : Accueil / Civilisation / Emigrare nel mondo. La presenza italiana all'estero

Emigrare nel mondo. La presenza italiana all'estero

Par Antonio Canovi : Historien - Laboratorio Geostorico Tempo Presente de Reggio Emilia , Nora Sigman
Publié par Damien Prévost le 16/12/2008

Tratto da Altri modenesi. Temi e rappresentazioni per un atlante della mobilità migratoria a Modena, a cura di Antonio Canovi e Nora Sigman, EGA editore, Torino 2005: 129

Negli stessi anni in cui si manifesta la prima ondata migratoria di Massa - vuoi per l'intensificazione dei flussi intraeuropei, vuoi con il disegnarsi delle rotte transoceaniche che scaricheranno milioni di europei verso le Americhe - le grandi potenze europee si provavano a fissare, convocando il Congresso di Berlino del 1878, le linee di confine delle colonie imperiali (destinate all'ingrosso a durare sino alla prima guerra mondiale). Si tratta di fenomeni che, mentre rispondono a logiche distinte, finiranno per intrecciarsi e anche contraddirsi. La protervia delle cannoniere parcellizza lo spazio-mondo, congela i territori e, per sfruttarne al meglio le materie prime, ha bisogno di garantirsi un quadro di stabilità. Ma è un mondo che in quegli anni prende a correre sempre più veloce, si muove a vapore e insegue nuove frontiere. È anche per questa rapidità che la storica mobilità delle genti, come delle merci, assume un carattere più dirompente. Ci si sposta - e si trasportano beni - con maggiore frequenza, più facilmente, in direzione di mete decisamente più lontane. L'Italia, giovane per formazione storica e con una vivace dinamica demografica, ma anche arretrata sotto il profilo industriale, riflette con qualche ritardo questo generale sommovimento. Dopo di che - c'è una ricca storiografia in materia - diventerà uno dei primi e più duraturi paesi nel mondo per flussi di emigrazione. Ciò è avvenuto, certamente, secondo modalità e circostanze affatto lineari: la sommatoria incredibile, lunga oltre un secolo, di italiani in partenza per l'estero risponde a un coacervo complesso di variabili tale da non rendere affatto possibile l'elaborazione di un comune, o mediano, modello migratorio. Ne sono un sintomo espressioni di grande fortuna nella letteratura in argomento, quali il concetto di regione migratoria o la figura della little Italy. Non vi è oggi chi tenterebbe a fare storia dell'immigrazione italiana senza provarsi a raccontare delle concrete esperienze, sia dal lato delle partenze che degli arrivi. A titolo comparativo, si comincia con l'esposizione di qualche macronumero dell'emigrazione; quindi si è scelto di visualizzare con un rilievo cartografico la trama consolare in uno dei principali paesi di emigrazione, la Francia, nel passaggio tra fine Ottocento e il primo decennio del Novecento. Il primo repertorio (riferito al quinquennio 1886-91) risponde alla fase di riorganizzazione in chiave nazionale voluta da Crispi; mentre il secondo (gli anni dal 1903 al 1909) segue la decisione di istituire, per legge, il Commissariato per l'emigrazione competente per l'intera materia migratoria e posto sotto la presidenza del ministero degli Esteri. Il racconto cartografico dà qui alcuni dei suoi frutti migliori perché consente di leggere il fenomeno dell'emigrazione oltre che per i caratteri storici sotto il profilo dei siti d'insediamento. Vi sono cioè, allo stesso tempo, ragioni politiche e commerciali che guidano la scelta di istituire da parte del governo italiano, in un determinato paese, una presenza consolare. La proliferazione di agenzie consolari in determinati paesi, e segnatamanete in Argentina o nel sud del Brasile, sembra così rispondere a quelle mire coloniali che l'Italia affamata di capitali e di terra non riuscirà mai realmente a soddisfare. Ma anche laddove è il nuovo mercato globale a dettare le principali direttrici dell'emigrazione (segnatamanete negli Stati Uniti), è interessante notare come l'organizzazione consolare si trovi contemporaneamente a rispondere a logiche tra loro dissimili: per un verso, vi sono le filiere locali che si riconoscono all'estero sotto forma di piccole Italie (per esempio a Barre, nel Vermont), d'altro canto vi è la necessità di adeguarsi alla modificazione sostanziale del paesaggio urbano (è il caso, eclatante, di Chicago).

Avec l'aimable autorisation des auteurs.

Pour citer cette ressource :

Antonio Canovi, Nora Sigman, "Emigrare nel mondo. La presenza italiana all'estero", La Clé des Langues [en ligne], Lyon, ENS de LYON/DGESCO (ISSN 2107-7029), décembre 2008. Consulté le 20/05/2018. URL: http://cle.ens-lyon.fr/italien/civilisation/emigrare-nel-mondo-la-presenza-italiana-all-estero