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L'Italia in musica - Quinta parte: Gli anni Ottanta e Novanta

Par Cesare Grazioli : historien - Istituto storico per la storia della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Reggio Emilia, Laboratorio nazionale di didattica della storia
Publié par Damien Prévost le 18/01/2013
Quinta parte dell'articolo "L'Italia in musica".

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5.1) La  convergenza  verso  il  pop-rock  internazionale

Molte le novità della musica internazionale, dalla seconda metà degli anni ’70 agli ’80. Tramontò il progressive rock, a favore del punk rock o di una sua variante, la new wave, in cantanti come Patty Smith e Bruce Sprinsteen e in gruppi come i Sex Pistols, i Clash, i Duran Duran, i Police, gli U2,  i Talking Heads, le band ai cui concerti accorrevano decine o centinaia di migliaia di spettatori.

Ma la novità che ebbe maggiore influenza in Italia tra fine ’70 e primi ’80 fu la disco-music, importata dagli Usa, e collegata alla moda delle discoteche: il “travoltismo”, termine nato da John Travolta, protagonista del film Fever Saturday Night, che uscì nel ’79 con colonna sonora dei Bee Gees (il gruppo più ascoltato al mondo dopo i Beatles). Regine della disco-music furono le cantanti americane Donna Summer, Diana Ross e Gloria Gaynor. Alla disco-music si collegò il “ritorno al privato”, cioè il declino dell’impegno politico del “lungo Sessantotto”, e con esso anche delle canzoni “impegnate”.
L’altra tendenza, molto più duratura, fu l’emergere negli anni ’80 di uno stile internazionale pop-rock che diede ai cantanti – e alle cantanti – che lo assumevano una forte e immediata visibilità internazionale (in qualche caso, all’estero prima ancora che in Italia). Esso  tendeva, però, a omologare le differenze tra le diverse tradizioni nazionali e locali: con la dovuta prudenza, il pop-rock internazionale degli ultimi decenni può essere considerato l’equivalente (o se si preferisce, la proiezione) in musica della globalizzazione dei mercati in economia. Non a caso, dagli ’80 il mercato musicale venne sempre più strettamente controllato dai colossi multinazionali della discografia. Icone assolute del pop-rock internazionale degli ’80 furono Madonna e Michael Jackson (il cantante che ha venduto più dischi nella storia: 1 miliardo), iniziatori e perfetti interpreti di un’altra enorme novità del decennio: la video-musica, ovvero la canzone lanciata dal videoclip, cosa che richiede ai cantanti di essere prima di tutto personaggi da palcoscenico, con un look adatto per “bucare” il video. All’enorme importanza del videoclip (suo antenato era stato il cinebox, inventato in Italia nel ‘59) contribuì la nascita di MTV nel 1981 – che, simbolicamente, aprì le trasmissioni col videoclip Video killed the radio star), e poi di altre TV musicali.

Esempi riportati

Night Fever
 
Hot stuff
 
I love you Baby
 
Rivers of Babylon
 
Da Da Da
 
Billie Jean
 
Video killed the radio star
 
Like a Virgin
 

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– The Bee Gees
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– Gloria Gaynor
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– Madonna
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– Donna Summer
michaeljacksonsongpics1uuo1su5ffrh1bm_1358867761585-jpg – Michael Jackson
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Nel panorama musicale italiano, uno dei primi a inaugurare la nuova canzone pop (o pop-rock) fu il cantautore catanese Franco Battiato, che nella sua lunghissima carriera è passato attraverso stili e generi molto diversi. Partito dal rock progressivo degli anni ’70, con netta prevalenza della musica elettronica sui testi, tornò alla forma canzone con l’album L’era del cinghiale bianco (’79), e due anni dopo con La voce del padrone: quest’album segnò la nascita della nuova canzone pop italiana, con pezzi molto celebri come Centro di gravità permanente, Bandiera bianca; poi, Voglio vederti danzare e I treni di Tozeur (in collaborazione con Alice, per la quale compose molte canzoni). Dall’album Fisiognomica (’88), emerse la ricerca di un singolare intreccio tra musica lirica, folk e musiche etniche mediterranee, e poi negli anni ’90 la “svolta filosofica-letteraria”, segnata dalla collaborazione per i testi con il filosofo Manlio Sgalambro e da tematiche metafisiche e spirituali;  famose canzoni di questo periodo furono E ti vengo a cercare, fino alle tre raccolte Fleurs, con classici della canzone d’amore italiana e straniera da lui reinterpretati.

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– I Matia Bazar
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– Alan Sorrenti
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– Umberto Tozzi
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– Enrico Ruggeri
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– Toto Cutugno
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– Loredana Bertè

Il gruppo genovese dei Matia Bazar, dopo grandi successi a metà dei ’70 (Stasera che sera, Per un’ora d’amore, Solo tu), fu uno dei primi ad abbracciare la nuova canzone pop europea, basata in gran parte sulla musica elettronica, innestandola sulla tradizione melodica italiana, con Vacanze romane, Melancholia, Melò. Cantautori che ebbero breve celebrità con singole (o poche) canzoni, nel filone della disco-music di fine anni ‘70, furono Alan Sorrenti con I figli delle stelle, Tu sei l’unica donna per me, Non so che darei; e Gianni Togni con Luna. Ben più duraturo fu il successo di una delle tante scoperte di Bigazzi, Umberto Tozzi, che tra il ’77 e il ’79 lanciò tre brani che fecero il giro del mondo: Ti amo, Tu, Gloria; seguirono Nell’aria c’è, e poi Si può dare di più, cantata assieme a Morandi e Ruggeri; con un Lp all’anno, per lo più di canzoni per l’estate, felice sintesi di pop internazionale e canzone leggera all’italiana, arrivò a vendere oltre 50 milioni di dischi. Nell’ambito della canzone leggera, si ebbe anche una riedizione delle “canzoni da spiaggia” dei ’60, con la fortunatissima Vamos a la playa dei torinesi Righeira, e con Tropicana del Gruppo Italiano.

 

Tutt’altro registro quello di Enrico Ruggeri, che dopo il primo successo con Contessa nel ’79, ha avuto una lunga carriera, sia come autore di molti successi per diverse cantanti, sia come interprete di canzoni in cui confluiscono il punk, il rock e l’influenza dei cantautori francesi. Vinse Sanremo con Si può dare di più nel 1982, e poi nel ’99 con Mistero, dopo album di successo come Peter Pan. Toto Cotugno fu compositore e paroliere di vari successi (di Celentano e altri), e come cantante sfondò con Solo noinel 1980, poi divenne una presenza costante a Sanremo, con buoni piazzamenti, e con canzoni come Gli amori e Il treno va, che gli diedero celebrità internazionale.

Loredana Bertè, sorella minore di Mia Martini, si impose come la cantante più esplosiva e trasgressiva (nel look ma non solo) del periodo, con canzoni scritte spesso da Ivano Fossati, dal primo exploit del ’75 Sei bellissima a Meglio sola (che divenne una sorta di inno femminista) a E la luna bussò, che introdusse i ritmi giamaicani reggae (alla Bob Marley: No woman no cry), allora ancora poco conosciuti in Italia; ebbe un successo strepitoso nel 1982 con Non sono una signora, seguita da Il mare d’inverno, ove il suo rock si intrecciò con ritmi jazz, e da diversi LP che la resero una star internazionale. La barese (di origine albanese) Anna Oxa, dopo un esordio folgorante a Sanremo nel ’78 con Un’emozione da poco, proseguì negli ’80 con Il pagliaccio azzurro, Controllo totale, Non scendo, E’ tutto un attimo, Ti lascerò, Senza pietà (queste due, vincitrici a Sanremo a dieci anni una dall’altra) fino a Un’emozione da poco; nota anche per le metamorfosi dei suoi look, dal punk iniziale al sexi-platinato, fu considerata dalla stampa tedesca la migliore voce femminile europea degli anni ‘80.

Esempi riportati

Centro di gravità permanente E ti vengo a cercare
 
Vacanze romane
 
Tu sei l’unica donna per me
 
Luna
 
Ti amo
 
Gloria
 
Si può dare di più
 
Vamos a la playa
 
Solo noi
 
Splendido splendente
 
E la luna bussò
 
Non sono una signora
 
Pagliaccio azzurro
 
E’ tutto un attimo
 

Gianna Nannini, senese, è ritenuta la più grande cantante e cantautrice rock italiana contemporanea. Trasgressiva nello stile punk e nei contenuti di molte canzoni, femminista e politicamente impegnata, esordì nel ’79 con America, cui seguirono Vieni ragazzo e l’album Latin lover, che la rese celebre in Germania prima ancora che in Italia. Seguirono Fotoromanza, Bello e impossibile, Maschi, nel ’90 Un’estate italiana (che divenne l’inno ufficiale dei Mondiali di calcio di quell’anno a Roma), nel ’95 Meravigliosa creatura, ma soprattutto album e concerti rock di enorme successo in tutto il mondo, fino all’album Grazie del 2006, il più venduto dell’anno.

La cantautrice romagnola Alice compose canzoni (inizialmente in collaborazione con Battiato) come Il vento caldo dell’estate (1980) e l’anno dopo Per Elisa (vincitrice a Sanremo) e Una notte speciale, seguite da pezzi sempre più colti e sofisticati, con grande spazio alle sonorità. Anche un’altra cantautrice, la siciliana Giuni Russo, collaborò inizialmente con Franco Battiato ed ebbe grande successo con la “facile” Un’estate al mare, poi si orientò verso ritmi jazz e blues.

La romana Fiorella Mannoia valorizzò con le sue straordinarie qualità vocali canzoni di molti autori, dal primo successo nel 1984: Come si cambia, a Quello che le donne non dicono, Le notti di viaggio, Il cielo d’Irlanda, e tenne molti concerti in tour anche con altri cantanti italiani e stranieri, soprattutto brasiliani, fino a essere considerata una delle regine della canzone italiana di qualità, oltre che politicamente impegnata (una presenza fissa ai concerti del Primo Maggio, ad esempio).

La veronese Ivana Spagna si affermò prima sul mercato internazionale, con canzoni in inglese sui ritmi “facili” della disco-music e della musica pop-soul (Easy Lady, Call me, Lady Madonna), poi anche in Italia (Gente come noi e E che mai sarà), grandi successi commerciali.

La cantante più “esportabile” è stata (ed è tuttora) la romagnola Laura Pausini, impostasi molto giovane all’inizio dei ’90 con La solitudine e poi Mi rubi l’anima, Strani amori, Gente, Una storia che vale, e alcuni album incisi in 5 lingue e diffusi in 50 paesi! Con le sue canzoni melodiche molto tradizionali, su temi disimpegnati e di facile fruizione, ha contribuito al successo internazionale del cosiddetto latin pop (il pop non inglese), ed è l’italiana che ha venduto più dischi nel mondo.

Un successo folgorante negli anni ’90 fu quello della cantautrice romana Giorgia, che vinse Sanremo nel ’95 con Come saprei, e dopo il 3^ posto dell’anno successivo ebbe una serie di tour trionfali, in virtù del suo stile grintoso e di una voce eccezionale per acuti ed estensione.

Oltre a Giorgia, negli anni ’90 emerse una nutrita schiera di cantautrici, figure fino ad allora quasi assenti nella storia della canzone italiana: Irene Grandi, Gerardina Trovato, Marina Rei, Carmen Consoli, Elisa. Irene Grandi si è orientata verso un rock con atmosfere soul (In vacanza da una vita, Mille). Gerardina Trovato (una delle tante scoperte di Caterina Sugar Caselli) ha adottato uno stile folk-singer (con gli album Sognare sognare, Non è un film). Marina Rei si è imposta per la voce potente e per il suo nuovo stile pop (es: E’ la primavera, Al di là di questi anni). Carmen Consoli si è caratterizzata per i toni forti, vicini all’hard rock, e per lo stile vocale particolarissimo, con afonie e singulti (es: Eppur si muove, Amore di plastica, Confusa e felice).

Tra i cantanti puri, un caso per molti aspetti unico è quello del pisano Andrea Bocelli (1958), di formazione lirica, lanciato dalla casa discografica Sugar della Caselli come interprete di musica leggera melodica, ed emerso anche grazie a Zucchero, che lo inserì nel suo Miserere Tour del ’93 al posto di Pavarotti, e scrisse per lui Il mare calmo della sera, con cui Bocelli vinse la sezione Nuove proposte di Sanremo. L’anno dopo, cantò a Sanremo Con te partirò, passata quasi inosservata, ma poi ripresa da uno spot della Tv tedesca, e da allora divenuta un successo mondiale! A partire da quella canzone, seguita da Vivo per lei(cantata assieme a Giorgia) e da Sogno, Bocelli è diventato il cantante italiano più famoso nel mondo, come testimoniano i 70 milioni di CD venduti finora. 

Esempi riportati

Bello e impossibile
 
Un’estate italiana
 
Meravigliosa creatura
 
Per Elisa
 
Quello che le donne non dicono
 
Il tempo non torna più Il cielo d’Irlanda
 
Easy Lady
 
Strani amori
 
Come saprei
 
Primavera
 
Amore di plastica
 
Con te partirò
 
Vivo per lei
 
E’ almeno da accennare il genere (certo… agli antipodi di Bocelli) della musica comica, surreale o da cabaret, lungo un filo che dagli anni ’20 (Petrolini) ai ’60 (Jannacci) ai ’70 (Cochi e Renato, con E la vita la vita, Canzone intelligente) ha sempre percorso la musica italiana. Tra i tanti esponenti di questo genere nei ‘90, si possono citare il genovese Francesco Baccini (Sotto questo sole), e soprattutto il gruppo milanese di Elio e le storie tese (memorabile Terra dei cachi a Sanremo ’96),  e quello veneziano dei

(Pin floi, Papa nero 1996).

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– Gianna Nannini
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– Alice
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– Fiorella Mannoia
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– Ivana Spagna
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– Laura Pausini

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– Giorgia
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– Irene Grandi
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– Marina Rei
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– Carmen Consoli
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– Andrea Bocelli
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– Francesco Baccini
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– Pitura Freska

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5.2) I re del rock (emiliani) e i teen-idol degli anni Novanta

Come prima accennato, lungo la via Emilia tra Bologna Modena e Reggio, così ricca di cantanti e cantautori, si formarono anche i tre cantautori rock più popolari dei ultimi decenni: Vasco Rossi, Zucchero e Ligabue, oltre al gruppo punk dei CCCP-CSI; e Luca Carboni, un idolo dei teenager negli ’80 e ’90 (sugli altri “teen-idol” di quegli anni, i romani Ramazzotti e Jovanotti, vedi dopo).

Vasco Rossi (nato nel 1952 a Zocca, sull’Appennino tra Modena e Bologna), dopo avere iniziato come dee-jay, ebbe il primo successo nel ’79 con Albachiara, cui seguirono nei primi anni ’80 le famosissime Siamo solo noi, Vado al massimo, Va bene va bene così e Vita spericolata, che iniziarono a farne un’icona di più generazioni, nel genere avviato dalla Nannini della nuova canzone d’autore contaminata dall’hard rock. Queste canzoni, che rappresentarono un’autentica “filosofia di vita” generazionale, diedero alla canzone rock una popolarità mai avuta fino ad allora in Italia. Canzoni-inno come queste, e altre che seguirono, mettevano in versi il linguaggio della strada, il gergo della generazione giovanile, che – va detto – Vasco Rossi riuscì a rappresentare per decenni, anche dopo che… giovane non lo era più. Per tutti gli anni ’90 e fino a oggi i suoi concerti negli stadi e nelle arene sono stati autentici bagni di folla, cosa che non gli ha impedito di mantenere un alto livello, come dimostrano i premi della critica al suo Canzoni per me del ’99.

Zucchero (nome d’arte di Adelmo Fornaciari, Roncocesi di RE, 1955) iniziò con difficoltà (4 volte a  Sanremo con esiti deludenti), poi, dopo un anno passato in California, nel 1986 pubblicò l’album Rispetto, pieno di assonanze rythm‘nd blues, e in collaborazione con Gino Paoli compose Come il sole all’improvviso. L’anno dopo, sfondò con l’album Blue, e canzoni come Con le mani, Pippo, Non ti sopporto più; nel 1989 un altro album, Oro incenso e birra, con i fortunatissimi Diavolo in me, Overdose d’amore, Diamante. Con tre concerti insieme al suo idolo Joe Coker iniziò la serie interminabile dei suoi concerti internazionali, sui palcoscenici più prestigiosi e spesso a fianco delle star più celebri: oltre a Coker, tra gli altri Miles Davis, Ray Charles, Eric Clapton, Paul Youg, e il famosissimo tenore modenese Pavarotti (col quale interpretò Miserere). Nel ’90 l’album Zucchero sings his hits in English uscì in tutto il mondo; il singolo Senza una donna, nel ’91, fu in vetta alle classifiche di vendita in tutti i paesi europei; nel ’95 l’album DiVino, con Così celeste e altre, ebbe il disco di platino per i 3 milioni di dischi venduti; e fu Zucchero, quell’anno, a lanciare Andrea Bocelli. Sarebbe troppo lungo inseguirne le performances e i riconoscimenti degli ultimi anni: basti dire che è riuscito come nessun altro a scrivere e interpretare un gran numero di brani estremamente fruibili sul mercato internazionale, rinnovando la canzone italiana in un confronto continuo con il ritmo della musica afroamericana del rock-soul, fino a diventare una specie di ambasciatore del pop-rock italiano apprezzato in tutto il mondo.

Luciano Ligabue (Correggio, 1960), ruvido, passionale e battagliero rocchettaro all’italiana, conobbe il successo da quando Pierangelo Bertoli utilizzò due sue canzoni. Da allora divenne uno dei grandi protagonisti del rock, dall’album Ligabue del ’90 a Buon compleanno Elvis (che include Certe notti, considerata da alcuni la migliore canzone italiana del decennio); nel ’98 la colonna sonora del film Radiofreccia, da lui girato come regista, e nel ’99 assieme a Jovanotti e a Piero Pelù incise il brano pacifista Il mio nome è mai più, il più venduto dell’anno, e l’album Miss Mondo, con il brano autobiografico Una vita da mediano; negli ultimi anni si moltiplicano i premi, i riconoscimenti della critica e gli spettatori ai suoi concerti (suo il record europeo di spettatori paganti in un concerto: 180.000 nel 2005, al Campovolo di Reggio Emilia).

Il migliore gruppo italiano di musica punk negli anni ’80 fu il reggiano dei CCCP-Fedeli alla Linea [NB: CCCP=Urss, cioè Unione Sovietica in cirillico], fondato da Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni. Il paradosso di proclamare la propria adesione al “socialismo reale” sovietico (proprio nel decennio della sua crisi irreversibile, che portò alla caduta del Muro di Berlino nell’ ‘89 e due anni dopo allo scioglimento dell’Urss), in un linguaggio musicale punk molto innovativo in Italia, non impedì al gruppo di affermarsi, anche a livello internazionale, con singoli come Live in Pankow, Spara Jurij e Punk Islam, e con gli album Ortodossia e Affinità-divergenze fra il compagno Togliatti e noi - Del conseguimento della maggiore età. Dopo lo scioglimento dei CCCP nel 1990, i suoi maggiori protagonisti, Ferretti e Zamboni, costituirono il CSI (anche questo nome preso dalla Russia, ora post-sovietica), in cui confluirono alcuni membri del Fitfiba, e che durò fino al 2000. Il suo Linea Goticadel ’96 (ispirato alla tragedia che si stava consumando nei Balcani) è stato considerato uno dei migliori album della musica italiana, sia per le sonorità che per l’intensità dei testi; e quello dell’anno dopo, Tabula rasa elettrificata, fu primo nelle vendite, fatto straordinario per un gruppo così alternativo e undergroud.  Molto “vicino” ai CSI, e spesso insieme nei concerti, fu il gruppo degli Ustmamo (parola dialettale dell’Appennino reggiano, patria del gruppo), con la voce di Mara Redeghieri. In particolare il terzo album del gruppo, Ust, del ’96, lo fece conoscere al grande pubblico, fino al suo scioglimento nel 2003. Sul versante folk-rock, i Modena City Ramblers.

I toscani Litfiba sono stati, a fianco dei CCCP-CSI, l’altro importante gruppo italiano d’avanguardia degli anni ’80 -‘90, con un’evoluzione dal punk e soprattutto dalla new wave iniziale a un rock duro nei primi anni ’90 e poi a un più morbido pop-rock, sempre intrecciati a melodie mediterranee. Già dal primo album, Desaparecido del 1985, emergevano forti temi politici, contro la violenza, la guerra e i totalitarismi, che rimasero una loro costante. I tre album degli anni ’80 costituirono La trilogia del potere; i quattro successivi, nei ’90, La tetralogia degli elementi (Fuoco, Terra, Aria, Acqua) conseguirono un successo crescente, così come l’ultimo album, Infinito (con un milione di copie vendute) del ’99. Subito dopo, però, la voce solista Piero Pelù uscì dal gruppo, e proseguì da solo, diventando una delle rockstar più popolari degli ultimi anni, a partire dal fortunatissimo Il mio nome è mai più, inciso nel ’99 assieme a Jovanotti e Ligabue (coi proventi destinati a Emergency), e con altri importanti album e concerti negli anni più recenti.

Esempi riportati

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– Vasco Rossi
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– Zucchero
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– Ligabue
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– Litfiba
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Tutt’altro stile musicale e ben diversi motivi ispiratori, rispetto ai cantautori e ai gruppi punk-rock, sono quelli di Luca Carboni (Bologna 1964), che ha avuto una carriera folgorante, col primo album già a 20 anni, e poi diversi altri in pochi anni. Le sue sono canzoni pop molto amate dai teenagers, come Silvia lo sai, Farfallina, Vieni a vivere con me, poi quelle dell’album Carboni del ’92: Ci vuole un fisico bestiale, Le storie d’amore, Mare mare, la mia città, dove si fondevano l’aspetto del teen-idol, la sensibilità del cantautore e la grinta del rocker.

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– Biagio Antonacci
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– Luca Carboni
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– Samuele Bersani
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– Marco Masini
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– Max Gazzè
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– Eros Ramazzotti
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– Jovanotti

 

Altri teen-idol degli anni ’90 sono stati alcuni giovani cantautori: Biagio Antonacci (da Non so più a chi credere a Se io, se lei, in uno stile simile a quello di Carboni) e Samuele Bersani (Chicco e spillo, Freak), entrambi di area bolognese; Raf, autore e cantautore (da Cosa resterà degli anni ’80 a Sei la più bella del mondo) e Marco Masini, crudo urlatore della disperazione giovanile (con Disperato, Perché lo fai?, Vaffanculo, T’innamorerai), scoperti dall’inesauribile talent scuot Giancarlo Bigazzi ; il milanese Gianluca Grignani (Destinazione paradiso), un po’ ispirato a Battisti; e i romani Massimo Di Cataldo (Come sei bella, ’99, in stile Baglioni), Niccolò Fabi (Vento d’estate, assieme a Max Gazzè) e Alex Britti (Solo una volta o tutta la vita, Oggi sono io).

 

Sotto l’abile regia dell’ex-dj, organizzatore di eventi e talent scout Claudio Cecchetto si realizzò nei ’90 una fusione tra dance music e canzone, fino ad allora separate. Le due “scoperte” di Cecchetto che diedero successo a questa fusione sono stati gli 883 di Max Pezzali, e Jovanotti (vedi dopo). Gli 883 si imposero nei ’90 con canzoni “facili”, nelle quali al ritornello si sostituiva lo slogan, alla strofa il ritmo, in canzoni diventate immediatamente inni dei giovanissimi, come Hanno ucciso l’uomo ragno (1991) e Sei un mito.

Quando si parla di teen-idol nell’ambito della canzone pop, però, i due nomi che hanno dominato la scena dalla fine degli ’80 ai primi del Duemila sono quelli dei romani Ramazzotti e Jovanotti.

Eros Ramazzotti (Roma 1963), dopo l’exploit a Sanremo con Una storia importante, nel 1985, e l’anno dopo con Adesso tu, passò di trionfo in trionfo, con la sua voce nasale dalle inflessioni soul e folk e l’espressione da ragazzo imbronciato, con canzoni (ad es: Cose della vita, Più bella cosa, Se bastasse una canzone, Un’emozione per sempre) e album che nei ’90 lo hanno imposto come il cantante italiano più popolare nel mondo, anche grazie a canzoni “facili”, legate ai temi e ai problemi degli adolescenti, nello stile del pop internazionale imperante tra gli anni ’80 e ’90.

Jovanotti (Lorenzo Cherubini, Roma 1966), dopo essere stato un giovanissimo disc-jockey, venne lanciato da Cecchetto come artista prototipo del teen-ager di fine anni ’80, nel look (divise sportive, frenetico agitarsi al ritmo della musica dance) e nei suoi primi motivi di successo: Gimme five, Non m’annoio, Ragazzo fortunato, Muoviti adesso, E’ qui la festa. Ma dopo la sua eccezionale capacità di trasformare gli slogan e il gergo giovanile in brani musicali, è emersa una “conversione politica” in senso terzomondista, intrecciata all’influenza del rap e dell’hip-hop (= la cultura degli afroamericani nata nelle metropoli americane negli anni ’80, fatta di rap, break dance, graffiti e tags sui muri e le superfici urbane), negli album Jovanotti del ’94 e nei successivi L’albero e Lorenzo 1999-Capo Horn, fino alle ultime canzoni, più melodiche e intime: L’ombelico del mondo, Serenata rap, Piove, Penso positivo, Si va via, Tutto l’amore che ho, Per te, Mi fido di te, A te (2008).

E’ appena il caso di sottolineare che il fenomeno dei teen-idol giovanissimi risponde all’esigenza delle case discografiche di lanciare/inventare volti e personaggi (prima ancora che voci) adatti a un pubblico sempre più giovane, costituito in misura crescente di preadolescenti. La cosa può sembrare simile a quanto accadde nei primi anni ’60, ma con un’enorme differenza: nei ‘60 le canzoni di successo arrivavano a vendere un milione di dischi, mentre oggi sono considerate un eccellente risultato… 30.000 copie! Questi numeri danno il senso di quanto internet, il lettore MP3 e le altre nuove forme di fruizione elettronica della musica stiano minacciando di estinzione i CD. Ironicamente, si potrebbe osservare che i CD siano destinati a una vita molto più breve della loro illustre vittima, il disco in vinile, il supporto inventato nel Novecento e durato quasi un secolo.

 

Pour citer cette ressource :

Cesare Grazioli, "L'Italia in musica - Quinta parte: Gli anni Ottanta e Novanta", La Clé des Langues [en ligne], Lyon, ENS de LYON/DGESCO (ISSN 2107-7029), janvier 2013. Consulté le 11/12/2018. URL: http://cle.ens-lyon.fr/italien/arts/musique/l-italia-in-musica-quinta-parte-gli-anni-ottanta-e-novanta