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L'Italia in musica - Quarta parte: Gli anni settanta

Par Cesare Grazioli : historien - Istituto storico per la storia della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Reggio Emilia, Laboratorio nazionale di didattica della storia
Publié par Damien Prévost le 16/11/2012
Quarta parte dell'articolo "L'Italia in musica".

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4.1) Alcuni “giganti dietro le quinte”, e la coppia Mogol-Battisti

Molti grandi successi degli anni ’60 e ’70 si devono ad alcuni eccezionali talenti che lavoravano “dietro le quinte” come autori, talent scouts, compositori, direttori d’orchestra e arrangiatori. Il musicista italiano contemporaneo più noto nel mondo, Ennio Morricone, non fu solo compositore di musica colta, ma anche eccezionale arrangiatore di canzoni (come Sapore di sale) e per cantanti di successo come Paoli, Morandi, Vianello, la Pavone, Mina, anche se è più noto per le colonne sonore di una enorme quantità di film celeberrimi, a partire dalla serie dei “Western all’italiana” di Sergio Leone (da Per un pugno di dollari in poi). Anche Nino Rota, un altro grandissimo compositore di musica colta, non disdegnò di scrivere canzoni leggere, e soprattutto colonne sonore, in particolare per i film di Federico Fellini, e quella per Il padrino che nel 1972 gli valse l’Oscar (Parla più piano). Un altro grandissimo compositore-arrangiatore fu Luis Enriquez Bacalov, di origine argentina, che nei ’60 collaborò con Modugno e con Sergio Endrigo, e poi nei ’70 operò nell’ambito della musica rock. Eccezionale autore di testi e talent scout, soprattutto dei teen-ager dei ’60, fu Franco Migliacci, che dopo avere scritto assieme a Modugno Nel blu dipinto di blu e collaborato con lui per altre sue fortunatissime canzoni (Pasqualino Maragià, Addio addio, Selene, e altre), lanciò Morandi, la Pavone, Nada, e compose canzoni famosissime anche per molti altri.

Lo stesso si può dire di Giancarlo Bigazzi, uno dei maggiori artefici della canzone pop all’italiana, creatore di brani di grandissimo successo nello stile romantico “leggero” più tipico della nostra tradizione “nazional-popolare”, che egli ha saputo coniugare con il pop internazionale.

Tra gli autori di canzoni, nessuno produsse una quantità incredibile di grandi successi come Mogol (pseudonimo di Giulio Rapetti), che spaziò nei generi più svariati, tanto che è difficile trovare cantanti, singoli e gruppi, che nei ’60 e ’70 non cantassero suoi testi. Ma oltre a scrivere testi per tutti i più famosi cantanti, dalla seconda metà dei ’60 Mogol avviò un eccezionale e duraturo sodalizio artistico con il più grande musicista pop italiano, Battisti.

Lucio Battisti (1943-98), laziale, esordì nella seconda metà dei ’60 componendo musiche per altri: Dolce di giorno per i Dik Dik, Per una lira per I Ribelli e Uno in più per Ricky Maiocchi, 29 Settembre per il complesso Equipe 84 (una bomba di originalità, che suggerì l’accostamento di Battisti ai Beatles per l’innovatività della sua musica pop, fusione tra rhytm ‘nd blues americano, rock ballad inglese e melodia italiana), Non è Francesca, e Nel cuore e nell’anima. Nel ’68 la consacrazione definitiva, con molte canzoni, tra le quali soprattutto Nel sole e nel vento nel sorriso e nel pianto, forse la più bella tra le soul-ballad di Battisti, e Balla Linda, il suo primo successo come cantante, seguito da La mia canzone per Maria. Nel ’69 arrivò anche il successo come interprete, con Un’avventura, presentata al festival di Sanremo. Dopo avere pubblicato il primo album, Battisti chiuse gli anni ’60 con veri e propri exploit: Acqua azzurra acqua chiara, 7 e 40, Dieci ragazze, Mi ritorni in mente (che rimase in testa alle vendite per un mese intero!), oltre a canzoni di enorme successo cantate da altri, come Il paradiso (tradotta da un gruppo beat britannico, andò in vetta alla Hit parade inglese, poi fu incisa da Patty Pravo), Questo folle sentimento (Formula Tre), Mamma mia (Camaleonti). Dal 1970 iniziò la collaborazione con Mina, per la quale compose brani straordinari come Insieme, Io e te da soli, Amor mio e La mente torna, che egli interpretò anche direttamente (o a volte duettavano, e si scambiavano i brani, dal vivo, in Tv). Impressionante la sequenza di grandi canzoni tra il ’70 e il ‘71, anni nei quali la coppia Mogol-Battisti dominò la hit parade, sia quelle cantate personalmente (Fiori rosa fiori di pesco, Anna, Emozioni, Il tempo di morire, e due ballate tra le più popolari della storia della canzone italiana: La canzone del sole, e Anche per te), sia quelle composte per altri (E penso a te, Eppur mi son scordato di te, Amore caro amore bello, Vendo casa, E’ ancora giorno). Battisti fu impareggiabile per prolificità creativa. Dopo il primo album nel ’71, Amore e non amore, nel ’72 ne uscirono ben due: Umanamente uomo: il sogno (con I giardini di marzo e Comunque bella) e il capolavoro Il mio canto libero, con la canzone omonima, Io vorrei non vorrei ma se vuoi, e La luce dell’est. Nel ’73 un altro album, Il nostro caro angelo; poi un lungo viaggio in America latina, da cui trasse nel ’74 l’album Anima latina, cui seguirono nel ’76 La batteria, il contrabbasso, eccetera, ancora con un successo strepitoso (trascinato dal singolo Ancora tu); e nel ’77 Io tu noi tutti (con Amarsi un po’ e Sì viaggiare), composto in California, e nel ’78 Una donna per amico, questa volta registrato in Inghilterra. L’ultimo capolavoro della collaborazione Mogol-Battisti fu Una giornata uggiosa, del 1980, di livello inferiore ai precedenti. Gli anni successivi, fino all’improvvisa scomparsa nel 1998, furono segnati da una svolta radicale verso una musicalità sempre più basata sull’elettronica e sulla netta riduzione della vocalità. Va ricordato che già dal ’76 Lucio Battisti aveva compiuto una scelta ancora più drastica di quella di Mina: nel momento di maggior successo, pose fine alle sue – già rare – comparse pubbliche, e rimase una pura voce, senza alcun contatto né diretto né televisivo con il pubblico.
 

Nel sole e nel vento nel sorriso e nel pianto
 
Mi ritorni in mente
 
Emozioni
 
La canzone del sole
 
Ancora tu
 
Una donna per amico
 


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– Ennio Morricone
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– Nino Rota
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– Giancarlo Bigazzi
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– Mogol
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– Lucio Battisti
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4.2) Il panorama musicale degli anni settanta, e i nuovi canali di fruizione della musica

Molte le novità degli anni ‘70. Mentre proseguiva, o cresceva, il successo dei grandi già emersi nei ’60  (Battisti e Mina su tutti, ma anche Celentano, Patty Pravo, la Vanoni, De Andrè, Gaber e altri), emersero nuovi protagonisti, tra i quali soprattutto una seconda generazione di cantautori, principalmente in Emilia (sull’asse Bologna-Modena-Reggio) e a Roma, ma anche a Milano e altrove: in Emilia, dopo Francesco Guccini emerse Lucio Dalla (poi, negli ’80-‘90, Zucchero, Ligabue e Carboni); a Roma, Francesco De Gregori, Antonello Venditti, Claudio Baglioni, Riccardo Cocciante; a Milano, a Genova e altrove: Angelo Branduardi, Roberto Vecchioni, Edoardo Bennato, Ivano Fossati, Paolo Conte, Franco Battiato, dei quali parleremo tra poco.

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– Elton John

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– Pink Floyd

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– PMF

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Banco del Mutuo Soccorso

Inoltre, parecchi che avevano iniziato come autori (es: Paoli, Battisti, Conte, Guccini) si misero a cantare in prima persona le loro canzoni, e questo ridusse il repertorio disponibile per i cantanti “puri”. Diminuì la quantità, ma certamente aumentò la qualità sia dei testi che della musica.

Il clima politico-sociale del “lungo Sessantotto”, con le lotte studentesche, operaie e femministe, lasciò traccia nella canzone “impegnata”, soprattutto nei nuovi cantautori, per quasi tutti gli anni ’70. Sparirono di colpo le “canzoni da spiaggia” e i balli giovanili dei primi anni ’60, declinarono il beat e la moda dei festival canori. La canzone melodica non venne meno, ma il suo “tempio”, il festival di Sanremo, ebbe alla metà dei ’70 il suo periodo di minore appeal.

Penetrarono anche in Italia l’influenza della musica rock anglo-americana, e la nuova moda dei concerti rock, che erano al contempo grandi raduni giovanili di massa (spesso con valenze politiche); tramontò la musica beat, e dalla Gran Bretagna si diffuse il progressive rock, con un gigante come Elton John (Crocodile Rock), il cantante che ha venduto più dischi al mondo, e gruppi come i Genesis, i Pink Floyd (The wall), i King Crimson, i Jethro Tull, i Procol Harum, i Deep Purple. Ispirati a questi, emersero anche in Italia gruppi di rock progressivo di fama internazionale: la PMF (sigla di Premiata Forneria Marconi), col grande musicista Mauro Pagani; il Banco del Mutuo Soccorso; gli Area, con la grande voce di Demetrio Stratos, caratterizzati per la loro musica militante, fin dal primo album del ’71 (Arbeit Macht Frei); Le Orme; i New Trolls (soprattutto con Concerto grosso del ’71, su musica composta da Bacalov, vedi prima). –

Ben più che dai grandi concerti (che coinvolgevano solo alcune fasce di giovani), i modi di fruire la musica a livello di massa furono radicalmente cambiati da due novità di enorme portata.

Nel 1975 nacque a Milano la prima radio privata, e quattro anni dopo ce n’erano già 4.000!

Nel 1979 una sentenza della Corte costituzionale liberalizzò anche le TV private (purché operassero in ambito locale, recitava la sentenza, peraltro del tutto disattesa): così nacque la TV commerciale (e di lì a poco l’impero televisivo di Berlusconi). Ma furono le radio locali, più che la TV, a cambiare profondamente la fruizione della musica. L’altra grande novità dei ’70 fu la diffusione delle audiocassette, che potevano registrare e duplicare la musica trasmessa alla radio; alle audiocassette seguirono, negli anni ’80, i CD (compact disc), di qualità sonora molto superiore: la facile riproducibilità delle audiocassette, e poi dei CD, ebbe ovviamente forti ripercussioni sul mercato discografico, con l’erosione delle vendite dovute alla “pirateria” dei consumatori. L’enorme aumento dell’ascolto, reso possibile da radio libere, audiocassette e CD,  contribuì anche ad “accorciare la vita” delle canzoni, che divennero obsolete molto più rapidamente. Inoltre, tutte le case discografiche italiane vennero acquisite e incorporate dalle multinazionali del settore (Wea, Cbs, Decca, Emi, Rca, Phonogram), e nel nuovo assetto dell’industria musicale acquisirono un ruolo fondamentale le figure, spesso coincidenti, dei talent scout e dei produttori.

4.3) La “seconda generazione” dei cantautori

Gli emiliani

Guccini, oltre a favorire come già detto il successo dell’Equipe 84 e dei Nomadi (modenesi i primi, reggiani i secondi), “scoprì” il cantautore bolognese Claudio Lolli, politicamente impegnato fin dai suoi primi testi: Aspettando Godot, Quelli come noi, Borghesia, e negli album Canzoni di rabbia e Ho visto anche gli zingari felici del ’76; l’anno dopo, l’album Disoccupate le strade dai sogni fece di lui il cantore del Movimento degli studenti del ’77, particolarmente attivo a Bologna.

Pierangelo Bertoli (Sassuolo), pubblicò il suo primo album nel ’73 (contenente Per dirti t’amo) quando militava in un gruppo politico di estrema sinistra; poi nel ’74, con l’aiuto della modenese Caterina Caselli, l’album Eppure soffia (con la canzone omonima), poi un album in dialetto modenese S’at ven in meint, e A muso duro, un vero manifesto politico e morale del suo impegno militante, e Certi momenti. Dopo un declino negli ’80, ebbe una rinnovata popolarità nel ’91 quando presentò a Sanremo Spunta la Luna dal monte.

Lucio Dalla (Bologna, 1943), cantautore di eccezionale estensione e duttilità vocale, dopo avere partecipato più volte senza fortuna al Cantagiro e a Sanremo nei ‘60, divenne celebre al Festival di Sanremo del ’71 con 4 marzo 1943 (scritta dalla poetessa Paola Pallottino con il titolo originario Gesù Bambino, che fu però censurato) che ottenne enorme successo in Italia e all’estero, con quella sua tipica fusione di elementi jazz e folk. Seguirono Il gigante e la bambina (scritta per Ron, vedi dopo), Itaca, Piazza grande e poi tre album in collaborazione col poeta Roberto Roversi, tra i quali Nuvolari (’76). Dal ’77 decise di fare tutto da solo, testi e musica, e fu il trionfo di Com’è profondo il mare, di un grande tour di concerti con De Gregori (sodalizio più volte ripreso anche di recente) e di due album con canzoni come L’ultima luna, Stella di mare, Cosa sarà, e soprattutto L’anno che verrà (scritta nel ’78, pochi mesi prima della tragedia di Aldo Moro), che sembrò il segnale in musica della fine dell’epoca dell’impegno politico rivoluzionario. Nei primi anni ’80 alternò la composizione di molte colonne sonore di film a tour trionfali in tutto il mondo; nel 1986 incise Bugie (con Se io fossi un angelo), e l’anno dopo la sua canzone più celebre, Caruso, dedicata al grande tenore, in uno stile in bilico tra la romanza lirica e la canzone; poi un altro tour trionfale con Morandi, e nei ’90 Attenti al lupo (firmata da Ron) e molti altri successi.

Ron, anch’egli bolognese, dopo avere esordito giovanissimo, ottenne il primo successo con una canzone di Dalla, Il gigante e la bambina, e il sodalizio tra i due proseguì anche con scambi di testi. Con l’aiuto di Dalla nel ’79 incise Una città per cantare, che lo impose come cantautore di talento e qualità; ebbe altri successi, fino alla vittoria a Sanremo nel ’96 con Vorrei incontrarti tra cent’anni.

Un altro bolognese, Andrea Mingardi, si specializzò in una versione di soul-blues in italiano o più spesso in dialetto bolognese (es: Socc’mel).
Esempi riportati

Aspettando Godot
 
4 marzo 1943
 
Disperato erotico stomp
 
Piazza Grande
 
L’anno che verrà
 
Canzone
 
Caruso
 


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– Claudio Lolli
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– Pierangelo Bertoli
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– Lucio Dalla

 

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De Gregori


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I romani

La cosiddetta “scuola romana” comprendeva (oltre a Battisti, che però fa storia a sé) alcuni grandi cantautori che, a differenza della generazione dei ’60, costruirono un rapporto sempre più stretto con il rock, il pop e il folk internazionale

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– Alice non lo sa
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– Roma capoccia
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– Claudio Baglioni
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– Riccardo Cocciante
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– Rino Gaetano
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– Renato Zero
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– La donna cannone
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Francesco De Gregori (Roma, 1951) è stato definito “il principe” dei cantautori, la malinconica voce narrante dei dubbi, ambiguità e crisi dell’uomo d’oggi. Ispirato dalla lezione di Bob Dylan, iniziò assieme a un altro cantautore romano, Antonello Venditti, poi le loro strade si separarono. Nel biennio ’73-’74 pubblicò i due album Alice non lo sa e Francesco De Gregori (con brani come: Alice, Niente da capire, Cercando un altro Egitto); nel ’75 toccò il successo anche commerciale, con l’album Rimmel, cui seguirono Buffalo Bill, De Gregori (con singoli famosi come Generale e Ma come fanno i marinai) e, nel ’79, Viva l’Italia e Banana Repubblic, un tour trionfale fatto insieme a Dalla, Ron e gli Stadio. I suoi capolavori furono probabilmente l’album del 1982 Titanic (con La leva calcistica della classe ’68 e altre), e l’anno dopo il singolo La donna cannone, considerato uno dei capolavori della canzone italiana. Di grande pregio è anche il singolo La storia (del 1985, all’interno dell’album Scacchi e tarocchi). Tra la fine degli ’80 e i ’90, ormai con il prestigio della star internazionale rock, produsse altri album nei quali affrontò con forza temi politici, in Canzoni d’amore del 1992 e in Prendere o lasciare del 1996.

Antonello Venditti (Roma 1949), ispirato al canto urlato alla Elton John, iniziò riallacciandosi al folk aspro e dialettale, con Roma capoccia (’72), che costruì la sua popolarità e il suo forte legame con la città capitale; dopo canzoni come A Cristo che gli crearono problemi con la censura, ebbe grande successo con Campo de’ Fiori, Lilly, Sara, Sotto il segno dei pesci, Buona domenica, nelle quali espresse la sua vena di trascinatore di folle. La sua popolarità proseguì negli ’80 con diversi album, tra i quali In questo mondo di ladri, in cui continuava a manifestare il suo impegno politico.

Claudio Baglioni (Roma 1951), un po’ un… Guido Gozzano in musica, compose canzoni incentrate su amori acerbi e innocenti e tematiche intime, che fin dal suo secondo album del ‘72 (Questo piccolo grande amore) lo resero un idolo dei giovanissimi, e dominatore di hit parade, in particolare con la canzone che dava il titolo al disco, considerata da alcuni la più popolare canzone italiana. Lo stesso stile accompagnò tutta la produzione dei ’70, da E tu a Sabato pomeriggio, E tu come stai? fino al trionfale Strada facendo del 1981, e poi all’album La vita è adesso. Dopo una crisi legata anche alla contestazione subita nel 1988 per il tono giovanilistico e disimpegnato della sua musica, riemerse con produzioni più mature nei ’90 come Io sono qui.

Riccardo Cocciante (1946), cresciuto a Roma ma influenzato anche dalla musica francese, unico nell’impatto emotivo delle esecuzioni (di solito accompagnate dal pianoforte), divenne famoso con Bella senz’anima nel ’74, e Quando finisce un amore (in un album arrangiato da Ennio Morricone), cui seguirono L’alba, Margherita, E Io canto, Celeste nostalgia che gli diedero fama internazionale. Negli anni ’80 collaborò con Mogol, duettò con Mina nella famosa Questione di feeling, compose La grande avventura, l’album della piena maturità, poi vinse Sanremo nel ’91 con Se stiamo insieme, e in Francia, dove visse a lungo, compose opere teatrali tra cui Notre Dames de Paris.

Rino Gaetano (1950-Roma 1981) fu un vero outsider della scena romana con le sue ballate folli, giocose, ironiche e surreali, prima dell’improvvisa e prematura scomparsa: molto popolari, dal ’75 in poi: Ma il cielo è sempre più blu, Mio fratello è figlio unico, Berta filava, e soprattutto Gianna.

Renato Zero emerse alla metà degli anni ’70 puntando molto sulla teatralità dei suoi spettacoli, sul travestitismo (una versione leggera di David Bowie) e sulla provocazione, ma anche su canzoni molto fruibili e popolari: dopo Mi vendo, l’album Zerolandia del ’78, con Triangolo e Sbattiamoci, che aggregarono attorno a lui folle di fans, da lui detti “sorcini”. Dopo altri album e performances ove il gusto del grottesco scadeva talora nel kitsch, passò nei ’90 ad atteggiamenti più pacati.

Esempi riportati

Anche a Milano e a Genova, e altrove

Roberto Vecchioni (Milano 1945), professore di lettere classiche al liceo, compose a lungo per altri interpreti, prima di incidere direttamente canzoni raffinate, anche con riferimenti letterari, e da lui interpretate con grande energia ed entusiasmo. Luci a San Siro, nel ’71, fu la prima canzone di successo, che già conteneva molti dei suoi temi ricorrenti: la nostalgia per la gioventù, l’amore per una donna irraggiungibile, la paura del futuro, oltre a temi politici che emersero via via; poi Velasquez e nel ’76 la sua canzone più celebre, Samarcanda, cui seguirono Canzone per Sergio, Stranamore (anche questo è amore), Signor giudice (all’interno dell’album Come salvarsi la vita), e molti altri album, fino al ritorno e al trionfo a Sanremo nel 2011 con Chiamami ancora amore.

A Milano emersero negli anni ’70 anche Angelo Branduardi, particolare per l’intreccio di tradizioni musicali diverse e per l’atmosfera sognante di molte delle sue canzoni, tra le quali le celebri Alla fiera dell’est e Cogli la prima mela (con sonorità celtiche); Fabio Concato, col suo canto jazzato che conobbe il primo grande successo con Domenica bestiale; Eugenio Finardi, che esordì come uno dei primi rockers, poi divenne un cantautore sensibile e raffinato: i suoi primi successi, del 1975, furono La musica ribelle ed Extraterrestre, che divennero classici del decennio; poi il declino della militanza politica, che lo aveva molto coinvolto, segnò una fase di crisi da cui uscì nell’ ’87 con l’album Dolce Italia, e poi con La forza dell’amore, e altri album di spessore negli anni ’90.

Il genovese Ivano Fossati ebbe una prima notorietà nel contesto del rock progressive nel gruppo dei Delirium, con la hit Jesahel nel ’72; poi proseguì da solo, sia come autore di successi di molte cantanti (Pravo, Mia Martini, Bertè, Oxa) e collaboratore del concittadino De Andrè, sia come cantautore, attraversando fasi diverse, dal rock all’intreccio tra diverse sonorità (blues, folk, reggae, pop, rock), arrangiamenti e testi, con canzoni ad un tempo colte, spesso impegnate sul piano civile e politico (da Il disertore fino alla recente Cara democrazia), ma sempre fruibili dal largo pubblico. Il primo successo come solista fu La mia banda suona il rock, nel ’79, seguito due anni dopo dall’album Panama e dintorni, con La costruzione di un amore; La musica che gira intorno, Una notte in Italia, Questi posti davanti al mare; poi, nei ’90 La canzone popolare (assunto come inno dall’Ulivo, l’alleanza politica di centro-sinistra del ‘96), Mio fratello che guardi il mondo, Lindbergh, fino all’album Macramè, super premiato dalla critica, e a molte altre.

Edoardo Bennato, cantautore napoletano (non in dialetto, però), si impose dai primi anni ’70 come un menestrello rock che, chitarra a tracolla e armonica a bocca, lanciava grintose e pungenti canzoni di protesta, sempre molto cantabili: in un’epoca in cui moltissimi giovani suonavano la chitarra, le sue erano le canzoni più spesso intonate nei gruppi giovanili, assieme a quelle di Battisti, De Andrè e Baglioni. Nella seconda metà dei ‘70 La torre di Babele, Burattino senza fili, Sono solo canzonette riscossero enorme popolarità. Negli anni ’80 e ’90 si orientò verso la cura della musica, con produzioni ambiziose (come Quartetto d’archi del ’96, che coinvolse il canto lirico di Katia Ricciarelli), sapendo fondere come pochi blues, rock e folk. Ivan Graziani, altro pioniere del rock italiano, fu soprattutto un grandissimo chitarrista che accompagnò molti cantanti, ma riscosse anche successi personali, in particolare con Agnese dolce Agnese del ’79.

L’avvocato astigiano Paolo Conte compose per anni bellissime canzoni per altri (ad es. Azzurro per Celentano) e continuò a farlo anche dopo il ’74, quando, con un inconfondibile vocione sgarbato, lo stile “recitar cantando” e il suo ironico distacco, iniziò a cantare in prima persona, al pianoforte, i suoi capolavori, evocativi del passato (come egli disse: “il presente non ha profumo, il passato sì, evoca ricordi, fragranze, immagini”), immersi in atmosfere sognanti e senza tempo, su musiche in cui si mescolano jazz e ritmi sudamericani: da Genova per noi e La topolino amaranto, a Onda su onda, Un gelato al limon, Bartali, Sudamerica, Via con me, fino a Messico e nuvole e tante altre che lo hanno reso celebre nel mondo, e amatissimo in Francia: forse l’unico autore, è stato detto, che sia riuscito a proporre una canzone italiana subito riconoscibile in tutto il mondo (come Aznavour per la Francia o Gilberto per il Brasile).

Esempi riportati

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  Angelo Branduardi
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– Alla fiera dell'Est

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– Eugenio Finardi
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– Ivano Fossati
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– Edoardo Bennato
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4.4) Non solo cantautori: tra vecchio e nuovo negli anni Settanta

I cantautori dominarono la scena musicale dei ’70, ma ovviamente non la occuparono per intero. Nel recupero-rinnovamento della tradizione si collocarono la diffusione della musica da ballo liscio, per impulso dell’orchestra di Raul Casadei, e (con ben altro spessore) il rinnovamento della canzone napoletana legato alla Nuova Compagnia di Canto Popolare, diretta dal compositore e regista Roberto De Simone. Il gruppo, di cui fece parte anche il cantautore Eugenio Bennato, ripropose canzoni antiche (dal ‘300 al ‘700) e recenti, come Tammuriata nera del 1944, in una forma originalissima di folk revival che conquistò grande popolarità nei ‘70. Collegata a questa esperienze, la cantautrice napoletana Teresa De Sio lanciò, tra le altre, Voglia e turna’, che segnò la rinascita della canzone napoletana moderna, contaminata da inflessioni rock. Tale rinascita ebbe come principale protagonista Pino Daniele (i suoi primi successi: nel ’77 ‘Na tazzullella ‘e cafè, poi Je so’ pazzo), divenuto negli ’80 uno dei musicisti italiani più conosciuti nel mondo. Un altro napoletano, Eduardo De Crescenzo, cantò una fortunatissima canzone di Migliacci: Ancora (1981).

La tradizionale canzone melodica ebbe alcuni interpreti già emersi nei ’60, come Massimo Ranieri (che però si dedicò soprattutto al teatro, salvo la fortunatissima Perdere l’amore) e Albano, ora in coppia con la moglie Romina Power (Acqua di mare; Felicità, Ci sarà). Fausto Leali, dalla inconfondibile voce roca e aggressiva, ebbe due momenti di gloria a grande distanza di tempo: alla fine dei ’60, con A chi, Angeli negri, Debora, e poi alla fine degli ’80 con Io amo, Mi manchi, Ti lascerò (che vinse Sanremo in coppia con la Oxa). Drupi lasciò il segno con Così piccola e fragile,  Sereno è, Regalami un sorriso. Tipico esponente della canzone sentimentale all’italiana fu il calabrese Mino Reitano, cantante e autore (sua la musica di Una ragione di più, successo della Vanoni del ’69; e di molte canzoni per bambini nei ’70, per il festival Lo Zecchino d’oro); i suoi primi successi furono Avevo un cuore (che ti amava tanto) e nel ’68 Una chitarra cento illusioni, e toccò il culmine del suo repertorio nazional-popolare con Italia (1988). Sempre nell’ambito della musica leggera “facile”, ebbero una breve stagione di fama anche internazionale i Nuovi Angeli (con Ragazzina ragazzina, cover della californiana Mendocino, poi soprattutto con Donna Felicità, e Singapore); e gruppi molto più longevi come il quartetto genovese (poi terzetto) dei Ricchi e Poveri, per tutti i ’70 e ’80 in vetta alle hit di vendite (tra i tanti successi: La prima cosa bella, Che sarà, Penso sorrido e canto, Sarà perché ti amo, Se m’innamoro), e i Pooh, che dopo l’esordio nel ’68 con Piccola Katy, esplosero nei primi anni ’70 con Tanta voglia di lei e Pensiero, e continuarono a rimanere in auge nei decenni successivi (ad es: Canterò per te); molto fortunata fu anche Anima mia dei Cugini di Campagna. Anche tra le cantanti si affermarono nuovi volti, dal timbro vocale e dallo stile molto personale. La toscana Nada, che si era messa in luce appena sedicenne a Sanremo nel ’69 con Ma che freddo fa, due anni dopo vinse con Il cuore è uno zingaro (in coppia con Nicola Di Bari), per poi passare al teatro e a canzoni di maggiore spessore ma meno celebri. La siciliana Marcella Bella raccolse grandi successi per molti anni, dal primo exploit con Montagne verdi, a Io domani, Nessuno mai, Canto straniero, Nell’aria. La calabrese Mia Martini emerse nel ’72 con Piccolo uomo e Minuetto (la più venduta dell’anno), proseguì con collaborazioni ad altissimo livello con diversi cantanti, tra cui Charles Aznavour, e poi col successo di E non finisce mica il cielo.  Loretta Goggi cantò alcune canzoni di successo, tra le quali Maledetta primavera.

Esempi riportati

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– Massimo Ranieri
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– Mino Reitano
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– I Nuovi Angeli
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– Ricchi e Poveri
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– Marcella Bella
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– Nada

 

Pour citer cette ressource :

Cesare Grazioli, "L'Italia in musica - Quarta parte: Gli anni settanta", La Clé des Langues [en ligne], Lyon, ENS de LYON/DGESCO (ISSN 2107-7029), novembre 2012. Consulté le 16/10/2018. URL: http://cle.ens-lyon.fr/italien/arts/musique/l-italia-in-musica-quarta-parte-gli-anni-settanta