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Valeria Parrella, «Lo spazio bianco»

Publié par Damien Prévost le 02/11/2009
Maria ha poco più di 40 anni, è sentimentalmente sola, vive a Napoli insegnando italiano in una scuola territoriale serale. Al sesto mese di gravidanza, a causa di complicazioni non specificate, nasce Irene che viene ricoverata in terapia intensiva neonatale. ...a quarant' anni non si fanno i figli... Dietro il vetro dell'incubatrice Maria osserva; osserva le ora passare sul piccolo corpo della neonata, come una sequenza di possibilità.

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Valeria Parrella è nata a Torre del Greco nel 1974 e vive a Napoli; ha collaborato con riviste e quotidiani ed ha al suo attivo le seguenti pubblicazioni di racconti:

Mosca più balena, Minimum Fax, 2003; Premio Campiello Opera Prima,

Per grazia ricevuta, Minimum Fax, 2005; finalista Premio Strega, Premio Renato Fucini, Premio Zerilli-Marimò,

Il verdetto, Bompiani, 2007,

Lo spazio Bianco, Einaudi, 2008  ha ricevuto il Premio Pozzale 2008 e la regista Cristina Comencini ne ha tratto un film, presentato al Festival Internazionale di Venezia nel 2009.

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Scrive l'autrice nel romanzo:

Io dissi:
Fate voi.
La bambina nascerà sicuramente viva, ma potrebbe morire subito, o sopravvivere con gravi handicap, oppure stare bene, lei lo sa?
Io lo so.
Lei lo sa, signora?
Io so che avrei dovuto partorire tra tre mesi.
La bambina sarà portata subito in terapia intensiva neonatale.
... mia figlia Irene stava morendo, o stava nascendo, non ho capito bene... e io non ho potuto dirlo a nessuno...
***

Non ho potuto dirlo. Questo è il centro: dirlo.  

Il piccolo e insignificante spazio fra una parola e quella successiva si allarga in un tempo ampio, indefinito. E' il tempo dell'impossibilità di scrivere ma anche il tempo dell'attesa; in cui Maria, la protagonista, viene travolta da un dolore che toglie la parola.

Io non sono buona ad aspettare, non sento curiosità nel dubbio, né fascino nella speranza. Aspettare senza sapere è stata la più grande incapacità della mia vita.

Su queste note iniziali si modula l' intreccio della storia: Maria ha poco più di 40 anni, è sentimentalmente sola, vive a Napoli insegnando italiano in una scuola territoriale serale. Al sesto mese di gravidanza, a causa di complicazioni non specificate, nasce Irene che viene ricoverata in terapia intensiva neonatale.

...a quarant' anni non si fanno i figli...

Dietro il vetro dell'incubatrice Maria osserva; osserva le ora passare sul piccolo corpo della neonata, come una sequenza di possibilità.

Da quel momento tutto cambia: la protagonista si ritrova nell' ospedale, che mostra la sua faccia burocratica, in un mondo di medicine e di muti macchinari, di mense con studenti di medicina, di attese con altre donne nella sua stessa condizione.

E in quei tre mesi di sospensione temporale, iniziamo a conoscere il passato e la vita di Maria; donna che viene da una dura formazione, di periferia, con un padre operaio comunista, una madre cattolica e che ha studiato e letto. Proprio la lettura è il suo rifugio, la possibilità di isolarsi dal mondo esterno e dal dolore; rifugiarsi, come sosteneva Montaigne, nel regno pacificato dei propri studi.

Ma arriva l'imprevista Irene, figlia non maturata... una forma senza immagine, un atto vivente che dietro di sé non aveva nessuna idea platonica a sorreggerlo...

e Maria è costretta, in un certo senso, a ricominciare da zero, a reinventarsi linguaggi e modalità di esistere.

Davanti ad un'incubatrice bianca, scatola bianca, spazio bianco; fino alla nascita naturale che arriva dopo l' autonomia respiratoria della bambina, dopo l'allattamento con il biberon e difficoltà connesse e infine dopo la dimissione dall'ospedale.

Attorno a Maria l'umanità delle relazioni: medici, infermiere, gli altri padri e madri, gli amici rimasti, gli allievi, i colleghi di lavoro e tanti ricordi.

Il tutto immerso nello scorcio di alcune vie di Napoli, dell'aula scolastica e della sua casa. Si tratta di un libro veloce, essenziale, con un linguaggio semplice e con frequenti interscambi fra l'italiano e il napoletano e viceversa; si legge d' un fiato totalmente presi dalla quella specie di  ritmo di sonno - veglia nel quale sembra essere immersa la protagonista.

Due solo piccoli nei: quell' insistere sul mo' delle popolane e la storia d' amore con il dottorino forse un po' forzata. Solo lievi difetti in una narrazione avvincente e condotta con sapienza, in cui Parrella ha ben superato la prova del suo primo romanzo.

 

Pour citer cette ressource :

"Valeria Parrella, «Lo spazio bianco»", La Clé des Langues [en ligne], Lyon, ENS de LYON/DGESCO (ISSN 2107-7029), novembre 2009. Consulté le 24/03/2019. URL: http://cle.ens-lyon.fr/italien/litterature/bibliotheque/valeria-parrella-lo-spazio-bianco