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Margaret Mazzantini, «Nessuno si salva da solo»

Par Maurizia Morini : Lectrice d'italien MAE et historienne - ENS de Lyon
Publié par Damien Prévost le 16/11/2011
Delia e Gaetano, fra i trenta e i quarant'anni, erano una coppia, ora non più; lui si è trasferito in un residence, lei vive con i due figli; si ritrovano a cena, in un ristorante per accordarsi sulla gestione dei figli durante le imminenti vacanze estive. Il racconto ruota attorno a loro, alla rottura del rapporto, alle parole che si dicono poiché il loro amore è moribondo e loro non se ne erano accorti e non se ne fanno una ragione. Dov'è l'epicentro della rottura? Perchè si sono sfilacciati? Perchè nessuno li ha aiutati? Non lo hanno capito e nessuno dei due ha ancora trovato la pace, si sono incontrati per farsi del male, rancori e ferite troppo vivi. Delia e Gaetano sono rabbiosi e la Mazzantini è perfetta nel trovare le parole giuste per descrivere il loro stato d'animo, fatto di presente e di passato.
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Margaret Mazzantini è nata nel 1961 a Dublino e vive a Roma. È attrice e scrittrice.

I suoi libri hanno ricevuto numerosi premi; inoltre nel 2003 è stata insignita del titolo di Cavaliere Ordine al merito della Repubblica Italiana su iniziativa del Presidente della Repubblica.

Ha scritto: Il catino di zinco, Marsilio, 1994; Manola, Mondadori, 1999; Non ti muovere, Mondadori, 2001; Zorro, Mondadori, 2004; Venuto al mondo, Mondadori, 2008.

- Dillo.
- Cosa?
- Dì che non mi ami più. Dillo adesso che siamo in pace... così me lo faccio scendere.
Gli sorride con quei denti che si sono ingoiati il paradiso.
- Non ti amo più, Gaetano.
Annuisce e ride con lei... poi gli occhi si fermano e si gonfiano di tutto, come quelli dei bambini.
- Dillo anche tu.
- Io non lo posso dire.
- Dillo.
- Non ti amo più, Delia.
- Lo vedi... lo possiamo dire.
(IV di copertina)

Da queste brevi battute si può trarre il senso di fondo dell'ultimo potente romanzo di Margaret Mazzantini: la storia di una separazione e la fine di un amore.

Delia e Gaetano, fra i trenta e i quarant'anni,  erano una coppia, ora non più; lui si è trasferito in un residence, lei vive con i due figli; si ritrovano a cena, in un ristorante per accordarsi sulla gestione dei figli durante le imminenti vacanze estive.

Il racconto ruota attorno a loro, alla rottura del rapporto, alle parole che si dicono poiché il loro amore è moribondo e loro non se ne erano accorti e non se ne fanno una ragione.

Dov'è l'epicentro della rottura?
Perchè si sono sfilacciati?
Perchè nessuno li ha aiutati?

Non lo hanno capito e nessuno dei due ha ancora trovato la pace, si sono incontrati per farsi del male, rancori e ferite troppo vivi.

Delia e Gaetano sono rabbiosi e la Mazzantini è perfetta nel trovare le parole giuste per descrivere il loro stato d'animo, fatto di presente e di passato. Le frasi sono spesso sospese, i dialoghi lasciati a metà, la lingua è brutale, a volte fredda, a volte carica d'odio, a volte solo descrittiva.

Qualche esempio:

La sua amica Benedetta le aveva detto di resistere, di credere nel dono dell'amore, dei figli... Delia aveva provato ad andare a qualche riunione. (ndr neocatecumenale)
- Sto soffrendo, non sono più sicura di amare mio marito, ci siamo persi in un labirinto.
Una voce nel gregge le aveva detto che rincorrere quel tipo di amore era un gesto di superbia.
- Credere nel proprio dolore è un gesto di superbia.
Ma quell'umiltà cupa le sembrava attraversata da bagliori di alterigia. Il grande amore di cui parlavano non somigliava ai loro volti, imprecisi e scontenti non meno del suo. Tutta quella gente insieme non produceva una vera energia vitale, ma una fame spenta.
Se quello era il ciglio dove posizionare la propria esistenza nel mondo, senza più soffrire di tutto quel dolore ingannevole come un labirinto, semplicemente non le interessava vivere.
(pagg. 100 e 101)

ed anche:

Sarebbe bastato resistere ancora qualche anno. Con una manciata di timori in più addosso forse non si sarebbero lasciati.
Avrebbero potuto accettare serenamente la disfatta, come buona parte delle coppie sposate, diluirla nel tempo come il mutuo per la casa. Fino ad abituarsi alle pareti crepate, alle fessure dove fuggire di tanto in tanto.
La madre di Gae, davanti a una birra scura, le aveva detto - quando la vita s'accorcia, abbassi le penne. Subentra un grande freddo - S'era confusa con il film, aveva riso - Un grande affetto... volevo dire.
(pag. 104)

Impietosa la Mazzantini nel descrivere la banalità dell'infelicità coniugale?

Forse.

Ma c' è un tocco di bravura finale, quando leggiamo che accanto al tavolo nel ristorante dove i due protagonisti si sono dati appuntamento siede un'altra coppia più anziana, che ha funzionato;  loro ce l' hanno fatta e l'uomo di questa coppia, ammalato, ha pensato tutta la serata che Delia e Gaetano potevano fare qualcosa per lui. Niente di preciso, solo una sensazione, precisa come un'emozione fortissima...

Ha preso una mano ad entrambi, le stringe. Le scuote.
- Nessuno si salva da solo...
Quelle parole gli sono rimaste dentro. Camminano, affiancano i cassoni dell' immondizia, i sacchetti buttati lì accanto.

NESSUNO SI SALVA DA SOLO.

Gaetano vorrebbe tornare indietro per chiedere qualcosa di più a quel vecchio, ma non si volta, continua a frugare nei suoi pensieri.
(pag. 184)
 
Pour citer cette ressource :

Maurizia Morini, "Margaret Mazzantini, «Nessuno si salva da solo»", La Clé des Langues [en ligne], Lyon, ENS de LYON/DGESCO (ISSN 2107-7029), novembre 2011. Consulté le 28/01/2020. URL: http://cle.ens-lyon.fr/italien/litterature/bibliotheque/margaret-mazzantini-nessuno-si-salva-da-solo