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Francesco Piccolo, « Il desiderio di essere come tutti »

Par Maurizia Morini : Lectrice d'italien MAE et historienne - ENS de Lyon
Publié par Alison Carton-Vincent le 03/10/2014
Il titolo del romanzo-saggio di Piccolo è mutuato da una citazione di Natalia Ginzburg che recita: "Di diversità e solitudine, e di desiderio di essere come tutti, è fatta la nostra infelicità e tuttavia sentiamo che tale infelicità forma la sostanza migliore della nostra persona ed è qualcosa che non dovremmo perdere mai".

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Francesco Piccolo è nato a Caserta nel 1964, vive a Roma e cura il Laboratorio di sceneggiatura al DAMS dell'Università degli Studi di Roma Tre. Collabora, inoltre, con riviste e quotidiani. Ha scritto numerosi romanzi, raccolte di racconti e sceneggiature per il cinema, vincendo Premi e riconoscimenti; da ultimo l'importante Premio Strega 2014 con Il desiderio di essere come tutti.

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Il titolo del romanzo-saggio di Piccolo è mutuato da una citazione di Natalia Ginzburg che recita: "Di diversità e solitudine, e di desiderio di essere come tutti, è fatta la nostra infelicità e tuttavia sentiamo che tale infelicità forma la sostanza migliore della nostra persona ed è qualcosa che non dovremmo perdere mai".

Appunto, l'autore parla di sé dall'infanzia ad oggi e del suo essere alla ricerca di somiglianze e differenze con e negli altri, ripercorrendo la storia d'Italia degli ultimi quarant'anni.

Il filo conduttore è proprio questa scoperta di appartenere a qualcosa, in cui gli eventi esterni si mischiano con la nostra esistenza personale; più nello specifico l'autobiografia esistenziale-politica di Piccolo incrocia il Partito Comunista Italiano.

Nella prima parte La vita pura. Io e Berlinguer, lo scrittore a nove anni decide di essere comunista in un momento preciso, il 22 giugno 1974 quando ai mondiali di calcio si sfidano le due Germanie e la comunista Germania dell'Est si riscatta segnando il gol della vittoria sulla Germania dell' Ovest, ricca e democratica. Qui il piccolo Francesco sceglie di stare dalla parte degli emarginati, delle minoranze, dei poveri anche se non farà mai parte completamente dei comunisti.

Sta come in mezzo, fra un padre fascista che gli rimprovera continuamente di fare il comunista con la macchina di papà e che l'assicurazione dovrebbe pagargliela Berlinguer e gli studenti del Movimento studentesco che gli rimproverano di essere troppo borghese.

Vorrebbe essere come tutti, come tutti quelli accorsi ai funerali di Berlinguer, ma intimamente propende per la superficialità o meglio per la leggerezza.

E se questa inizialmente è vissuta come colpa, poi, in una sorta di giustificazione personale, è vista in contrapposizione al “dovere” dell'impegno politico.

Il puro e l'impuro vanno insieme: il titolo della seconda parte è infatti La vita impura: io e Berlusconi.

Leggerezza e pesantezza si compensano.

Piccolo cita altri momenti e personaggi della storia recente, come il rapimento di Aldo Moro, il discorso con cui Bertinotti fece cadere il governo Prodi, Bettino Craxi, alternando digressioni cinematografiche e letterarie.

In questa alternanza vale la pena di citare l'episodio che collega la città natale Caserta a quello che succede a livello mondiale: lo scrittore si rivede bambino a contemplare le statue della fontana principale della Reggia di Caserta e il momento in cui, durante il G8 del 1994, i potenti del mondo si trovano nell'identica posizione contemplativa.

Il libro di Francesco Piccolo ha il merito dell'ironia, dell'uso di una scrittura auto-ironica che rifugge da insegnamenti e retoriche, semmai si potrebbe dire che la morale della storia è “quasi banale”: "Un'epoca – quella in cui si vive – non si respinge, si può soltanto accoglierla".

E più esattamente nelle pagine conclusive:

"Se il Paese è devastato e in crisi, vale la pena esserci. Vale la pena piantarsi qui, e appassionarsi al susseguirsi degli eventi.
In questi venti anni ho sentito un numero incalcolabile di persone dire che l'unica cosa da fare è andarsene da questo Paese, e ormai ho imparato dallo sguardo, dal movimento del capo, dal sospiro che precede la frase, che stanno per dirlo. Non capisco come possa diffondersi così facilmente una mancanza d'amore verso la politica. Non capisco il distacco...
La vita pubblica dà luce viva, e senso, alla vita privata.  È spesso più appassionante, e vale la pena parlarne con gli altri, sempre...
Posso pensare che anche se le cose peggiorano, sono interessanti – forse addirittura più interessanti. E voglio restare qui a viverle, a guardarle, e a provare a raccontarle...
Insomma, io non mollo mai.
Quelli che decidono di andarsene da questo Paese, o semplicemente dicono per tutta la vita di volerlo fare, è perchè si vogliono salvare.
Io invece resto qui. Perché non mi voglio salvare” (pp. 260 e 261).

È una possibile lezione di vita?

 

Pour citer cette ressource :

Maurizia Morini, "Francesco Piccolo, « Il desiderio di essere come tutti »", La Clé des Langues [en ligne], Lyon, ENS de LYON/DGESCO (ISSN 2107-7029), octobre 2014. Consulté le 28/05/2020. URL: http://cle.ens-lyon.fr/italien/litterature/bibliotheque/francesco-piccolo-il-desiderio-di-essere-come-tutti