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Anna Negri, «Con un piede impigliato nella storia»

Par Maurizia Morini : Lectrice d'italien MAE et historienne - ENS de Lyon
Publié par Damien Prévost le 26/01/2010
Il libro è un'autobiografia: quella di Anna, figlia di Toni Negri, professore di Scienze Politiche all'Università di Padova, fondatore di Potere Operaio e leader di Autonomia Operaia, espatriato in Francia nel 1983, ora nuovamente in Italia. Ed è anche una storia personale ed intima; racconta l'infanzia e l'adolescenza di una figlia, insieme alle vicende familiari fra gli anni '70 e '80. Soprattutto le vicende di un padre ingombrante che un po' come uno spettro l'ha accompagnata nella sua vita.

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Anna Negri è nata a Venezia nel 1964, si è laureata in cinema al Royal College of Art. Ha diretto film: In principio erano le mutande e Riprendimi e per la televisione tv-movie: L' altra donna, L' amore proibito, La doppia vita di Natalia Blum (2009).

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E allora ti accorgi che quando si tratta di figli non ci sono vittime o carnefici, siamo stati tutti bambini traumatizzati da una Storia che non ci apparteneva e che non abbiamo scelto. E ho scoperto una cosa crudele: che i figli portano sulle spalle le colpe dei genitori, e prima o poi con queste colpe devono misurarsi.

IV di copertina

Il libro è un'autobiografia: quella di Anna, figlia di Toni Negri, professore di Scienze Politiche all'Università di Padova, fondatore di Potere Operaio e leader di Autonomia Operaia, espatriato in Francia nel 1983, ora nuovamente in Italia.

Ed è anche una storia  personale ed intima; racconta l'infanzia e l'adolescenza di una figlia, insieme alle vicende familiari fra gli anni '70 e '80. Soprattutto le vicende di un padre ingombrante che un po' come uno spettro l'ha accompagnata nella sua vita.

La giovane Anna, dal maggio 1977, con la prima irruzione delle forze dell'ordine in casa, viene buttata suo malgrado nella Storia.

Il suono insistente del campanello mi ha svegliata. Ho dodici anni...sono le sette meno un quarto, continuano a suonare. Vado alla porta mezza addormentata e quando la apro ho una vertigine. Davanti a me c'è un muro di divise imbottite blu scuro, imbracciano delle armi... stanno zitti, fermi, poi uno mi appoggia la canna della mitraglietta sulla pancia: sento il freddo del metallo e ho un brivido, un senso di nausea misto a paura, non riesco a parlare. (pag. 7)

Non era stata la nostra prima perquisizione, ma la prima di cui io e Checco (mio fratello) ci fossimo accorti. Il 12 dicembre 1969, il giorno prima della bomba a Piazza Fontana, al papà era arrivata voce di dormire fuori, perchè ci sarebbero stati degli arresti fra i compagni. Così lui non c'era e la mamma ci ha messo a dormire nel lettone: avevo cinque anni, mio fratello due. La polizia è arrivata di notte, con un mandato di perquisizione e la mamma li ha accompagnati in giro per la casa... (pag. 9)

Un libro, appunto,  che si colloca fra storia privata e pubblica, in cui autobiografia e politica si intrecciano inestricabilmente in un periodo fra i più complicati e magmatici della storia italiana contemporanea.

Anna racconta: della scuola delle suore a Padova, a Milano, al liceo Manzoni, poi all'Istituto Itsos, frequentato da artisti come lei. L'ambiente è il movimento, culturale prima che politico della sinistra extraparlamentare; l'autrice si affaccia alla politica attiva negli anni del liceo quando ormai l'onda lunga della contestazione si sta ripiegando ormai sconfitta; si moltiplicano luoghi di ritrovo, bar, consumo di droghe, anche pesanti. La scrittrice narra, in modo personale, la difficoltà di crescere, con ragazzi che non ricambiano il suo amore, con le sigarette, con un'alimentazione sregolata e vorace, con la difficoltà di un corpo che aumenta ed anche con una violenza subita e mai denunciata. E' una descrizione sincera, dei primi venti anni di una ragazza cresciuta senza una famiglia normale, dopo se ne andrà all'estero a studiare e a costruirsi una professione.

Oggi Anna Negri è regista affermata di cinema e televisione.

La ragazza adolescente non è una figlia qualunque, il suo cognome pesa su di lei, come sul fratello e la madre come una sorta di segno indelebile; è costretta a cambiare città, scuola, amici, assiste a riunioni lunghissime casalinghe di militanti, intellettuali, docenti universitari e lei sogna la normalità di una famiglia in cui i ruoli siano chiari, semplici.

Invece l'adolescente è costretta a fare i conti con un padre sfuggente, spesso assente e con una madre, vanamente impegnata a tenere unita la famiglia. Paola, donna appassionata, è l'unica adulta per cui  il personale è politico, come si sosteneva in quegli anni e quando la carcerazione preventiva di Toni Negri durò quattro anni, la madre di Anna dedica il suo tempo e quello dei figli a soccorrere, aiutare il marito.

La famiglia però si disgrega e l'insicura Anna, improvvisata capofamiglia del fratello più piccolo cresce fra solitudini e bulimie alimentari.

Solo che ci sono ferite che non si rimarginano tanto facilmente...

La vita però va avanti, ed è stato proprio uno che era andato dentro con mio padre che è riuscito a curare mio fratello... e mia madre già anziana si è rimessa a fare politica nei centri sociali e ha riannodato un filo con il suo passato e ha ritrovato se stessa, ma allora poi sono crollata io perchè non ne potevo più di nascondermi sempre e di far finta di essere una persona diversa perchè mi vergognavo di chi ero, di chi era la mia famiglia, proprio come quando avevo sei anni, e ancora adesso che sto scrivendo questo libro ogni tanto ho paura delle ripercussioni, delle occhiate della gente, perchè è vero quello che una volta mi ha detto mio padre, sono una che ha preso troppa paura. Allo stesso tempo penso che la vita è quella che ti capita, non la scegli, ho visto tanta sofferenza ma, malgrado tutta la fatica che ho fatto, penso che quello che è successo mi ha aperto gli occhi e mi affinato lo sguardo, rendendomi la persona che sono. (pag. 267)

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Una nota finale sullo stile: a tratti si ha l'impressione di poca cura nella descrizione cronologica, di un'incompiutezza che ci offre  immagini in successione, una specie di ricordo fotografico degli avvenimenti ma, come ha affermato la stessa scrittrice in un'intervista, è stata una scrittura di getto, una raccolta di materiale e non avrebbe dovuto essere già un libro.  Scrivere ha significato per lei ritrovare un senso storico, una riconciliazione con il suo passato, una modalità  per mappare la propria identità.

 

Pour citer cette ressource :

Maurizia Morini, "Anna Negri, «Con un piede impigliato nella storia»", La Clé des Langues [en ligne], Lyon, ENS de LYON/DGESCO (ISSN 2107-7029), janvier 2010. Consulté le 09/07/2020. URL: http://cle.ens-lyon.fr/italien/litterature/bibliotheque/anna-negri-con-un-piede-impigliato-nella-storia