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Nascita e caratteristiche del femminismo storico in Italia - L'eredità del movimento delle donne alle nuove generazioni

Par Paola Nava : Storica e ricercatrice
Publié par Damien Prévost le 19/05/2011
Paola Nava presenta attraverso questo articolo un quadro sintetico della nascita e dello sviluppo del movimento femminista in Italia. Se gli anni '60 e '70 evidenziano l'emergere visibile del "movimento" e delle sue rivendicazioni, gli anni '90 sono quelli "di un femminismo più capillare e diffuso". Inoltre, l'autrice analizza la situazione odierna attraverso la problematica dell'eredità : anche se si può parlare di "conflitto generazionale", sembra però che le mobilitazioni recenti in Italia dimostrino che molte tra le giovani donne siano ancora presenti... La lotta non è finita!

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I. IL QUADRO DI RIFERIMENTO

L'agire politico delle donne ha radici lontane: dal femminismo del primo novecento al (tolta la lunga parentesi del fascismo) ruolo da loro giocato nella Resistenza, di staffette e partigiane.

Dal secondo dopoguerra in poi le Associazioni femminili, UDI (Unione Donne Italiane, legata in origine al Partito comunista) e CIF (Centro Italiano Femminile, vicino alla Democrazia Cristiana), che nascono nel '45, promuovono un'instancabile azione politica sui temi dell'emancipazione verso soprattutto l'acquisizione di leggi a difesa della parità, in famiglia e sul lavoro.

Ma è negli anni '70 il periodo più ricco di conquiste femminili (nonostante nel 1968 la presenza femminile in Parlamento fosse del 2,6% e nel 1976 del 6,7%). Tra il '68 e il '69 la Corte Costituzionale abolisce la distinzione tra i sessi facendo cadere il reato di adulterio per le donne e di concubinaggio per gli uomini; nel 1970 è approvata le legge sul divorzio, confermata all'esito del referendum abrogativo del 1974. Del '71 è l'introduzione degli asili nido statali, del '75 dei consultori. L'importante riforma del diritto di famiglia del 1975 segna il passaggio a una famiglia basata sul consenso reciproco e la collaborazione. Nel '77 è la volta della normativa sulla parità di trattamento tra uomini e donne in materia di lavoro che riconosce alla donna la possibilità di svolgere, a parità di salario, qualsiasi lavoro. Il quadro legislativo restituisce solo in parte le profonde trasformazioni che hanno investito in quegli anni la società civile e che hanno modificato il ruolo delle donne e i rapporti tra i sessi. Dagli anni '60 si era assistito a un boom economico che aveva portato benessere e nuovi stili di consumo; ma anche l'accesso all'istruzione con la scuola di base obbligatoria aveva necessariamente innalzato il livello culturale della popolazione. Da non dimenticare poi il ruolo dei mass media, la televisione soprattutto e i nuovi modelli di donna emancipata che provenivano soprattutto dagli Stati Uniti.  Il '68 infine era stata una tappa fondamentale, nelle Università, nelle fabbriche e nel paese, di modernizzazione e, ancora una volta, di cambiamento nei ruoli familiari e sociali.

II. IL FEMMINISMO STORICO (o SECONDO FEMMINISMO)

E, proprio negli anni che vanno da fine '60 a fine '70, l'emancipazione divenne una strada stretta; le riflessioni e le istanze che provenivano dalle donne diedero origine a nuove parole - liberazione, autodeterminazione, soggettività; sorsero nuovi luoghi di aggregazione: collettivi, librerie, centri di documentazione, cooperative di donne. L'UDI stessa ne fu sconvolta tanto da modificare i suoi obiettivi e, anche in maniera dolorosa, fu a fianco del femminismo e contro una parte del PCI a volere e poi a difendere la legge per la tutela sociale della maternità e l'interruzione volontaria della gravidanza (nel '78 entra in vigore e nell'81 il referendum abrogativo viene respinto con il 68%  dei voti). Il cammino proseguirà poi, sul piano professionale e familiare, con la legge 142 del 1980 e la legge 53 del 2000 (sui congedi parentali) che, per certi aspetti, consentivano ai soggetti, alle donne in particolare, di flessibilizzare i tempi di lavoro e di vita. Oggi il tema più tragico - quello della violenza sulle donne - vede per ultima l'approvazione della legge di "...contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori", dell'aprile 2009.

Tornando alla nascita del femminismo in Italia, del 1969 è il Fronte Italiano di Liberazione Femminile (FILF) e il Movimento per la Liberazione della Donna (MLD) legato al Partito radicale, che si spende moltissimo sul fronte del divorzio e dell'aborto. A Milano c'è Rivolta Femminile, un gruppo con Elvira Banotti, Carla Accardi, Carla Lonzi.

Ma è in ambito universitario e poi all'interno dei gruppi "extraparlamentari" che nascono i primi collettivi: Lotta femminista a Trento che nel 1972 pubblicherà La coscienza di sfruttata, un testo di impostazione marxista che vede la donna doppiamente sfruttata, dal "capitale" e dall'uomo. Da Trento Lotta femminista si diffonderà soprattutto a Padova e Ferrara; da qui nasceranno i collettivi "Per il salario al lavoro domestico" che vedono nel lavoro domestico l'apice dello sfruttamento del lavoro di produzione e riproduzione femminile e, per questo, ne chiedono il corrispettivo in denaro.

Un altro filone del femminismo italiano, più legato al femminismo francese, di Luce Irigaray e altre, approfondisce e si muove sul tema del rapporto con la madre e con la propria identità. È il caso della Libreria delle Donne di Milano con la rivista (che esce tuttora) Sottosopra, a cui fanno riferimento molti Collettivi femministi autonomi. Al centro la pratica dell'autocoscienza, lo sviscerare cioè, in piccoli gruppi, l'identità, la sessualità, la relazione con l'altro. L'esponente forse più famosa è Luisa Muraro che ha pubblicato, tra gli altri, L'ordine simbolico della madre, testo importantissimo sulle genealogie femminili. Molti poi i gruppi femministi, come si diceva, usciti da gruppi extraparlamentari, soprattutto da Lotta Continua.

Negli anni settanta e ottanta nascono iniziative editoriali: L'Edizione delle donne e La Tartaruga di Laura Lepetit a Milano. Riviste come DWF, Memoria. Centri e Università delle donne come quello di La Maddalena a Roma.

La stagione degli "anni di piombo", cioè della lotta armata, ha di certo interrotto la visibilità del movimento delle donne, che ha però proceduto sia nelle battaglie per la difesa delle leggi ottenute sia conquistando spazi in organizzazioni quali i sindacati e i partiti. E' il caso degli Intercategoriali o Coordinamenti delle donne all'interno dei sindacati, delle esperienze delle 150 ore (i corsi sulla salute e conoscenza del proprio corpo in particolare).

Ma, con gli anni 90, avrà più spazio un femminismo che acquisterà peso culturale e professionale dentro le Università, nei Centri di Documentazione, nelle Cooperative di donne, nelle biblioteche di genere. Tra le esperienze più famose, il caso di Diotima all'Università di Verona - la comunità delle filosofe; il Centro di Documentazione Donna di Bologna (da cui si svilupperà la Biblioteca), e, tra le cooperative, LeNove, Pari e Dispari, Gender.

Un aspetto più militante avranno le Case delle Donne, i Centri contro la violenza che, ancora oggi, costituiscono un valido aiuto per le donne e che hanno sempre più trovato supporto nelle istituzioni, dalle Prefetture e Questure più disponibili (con protocolli ad hoc) fino al Ministero Pari Opportunità che ha dedicato un numero telefonico proprio ai soggetti oggetto di violenza.

Si può parlare adesso di un femminismo più capillare e diffuso così come è certo che molte donne abbiano la consapevolezza della propria identità, del proprio valore e posseggano gli strumenti per farsi valere (vedi Susanna Camusso  ora segretaria generale del sindacato CGIL e Emma Marcegaglia Presidente di Confindustria).

III. L'EREDITÀ ALLE NUOVE GENERAZIONI

Si può dire che tutto ciò che rimane del movimento delle donne - ed è tanto, anche se forse meno visibile rispetto ad altri momenti - sia passato alle nuove generazioni. Lo si può vedere nelle scuole (specie nei corsi universitari dedicati), nelle biblioteche, nei centri frequentati da giovani e giovanissime.

Dalla ricerca di CIRSDE (Centro interdisciplinare di ricerche e studi delle donne) dell'Università di Torino (del 2010) risultano 20 Comitati Pari opportunità universitari, per la tutela di lavoratrici, insegnanti, studentesse e studenti; 15 Gender Studies presso Università (Diotima a Verona, ma anche la Libera Università delle donne a Milano e a Rimini) oltre a numerosi corsi curriculari e/o di perfezionamento. A Padova in particolare è stato sviluppato il Forum di Ateneo per le politiche e gli studi di genere, che "vuole essere un punto sinergico di collaborazione tra università e città".

Numerosissime poi le Biblioteche e i Centri di documentazione, da Bologna alla Calabria, da Milano alla Sicilia, ecc. Alcuni Centri e/o biblioteche fanno parte di una rete (universitaria, comunale, altri invece sono più autonomi come la Libreria delle donne di Milano, il Centro Elvira Badaracco, ecc.).

Ciononostante, continua a livello generale una situazione politicamente e culturalmente "tradizionale" che impedisce alle donne di rompere "il tetto di cristallo", quella che potremmo definire la soglia del potere: gli incarichi che contano nei partiti e nelle istituzioni sono ancora in gran parte preclusi alle donne (21% di donne alla Camera e 18% al Senato contro una media europea del 23% e della Svezia del 45%) così come è ridicola la percentuale delle donne manager nei Consigli di Amministrazione (4%). Ma ben più grave è, nel lavoro, la crisi economica che le ha allontanate dai loro posti.

 In Italia senza posto fisso sono circa 6 milioni di giovani: la disoccupazione giovanile è al 26,4% (dati ISTAT). Per non parlare del precariato (3,7 milioni), davvero piaga sociale dei giovani, che impedisce progettualità, tutela della salute, prospettive di pensione, ecc.

Anche la riduzione dei servizi per la cura di bambini, anziani, persone in difficoltà (così come del resto i relativi costi elevati) sta di nuovo costringendo molte donne con figli piccoli (dunque giovani) ad abbandonare il lavoro. E le scelte di maternità si fanno tardi, spesso dopo i trent'anni.

È vero che alcune conquiste non sono in discussione: la parità, l'aborto, i consultori, ecc. Anche se non c'è, da parte delle giovani, l'impegno a lottare per difendere e/o ottenere (per esempio in occasione del dibattito sulla procreazione assistita - in Italia è vietata l'eterologa) che era stato delle loro madri. Quello che emerge è che le conquiste del femminismo vengono date per acquisite, scontate.

Come emerge da parecchie ricerche (soprattutto anglosassoni) un conflitto generazionale attraversa il movimento delle donne: le madri non accettano giovani donne che definiscono disimpegnate, le giovani non sopportano madri che ritengono saccenti e a volte deluse. Questo si ripercuote sulla politica e sul lavoro: modelli di donne  rivendicativi non vengono più accettati tanto che spesso non si scelgono rappresentanti o capi donne. È comunque un problema che già il femminismo si pose: giocare la carta della parità voleva dire percorrere cammini e accettare modelli maschili; il femminismo della differenza andava invece nel senso di proporre un modo di essere donna differente, anche nei luoghi di lavoro dove le più giovani avrebbero dovuto e potuto "affidarsi" alle più competenti non trovando in queste una rivale.

Il femminismo è dunque ormai una questione solo soggettiva? Non sembrerebbe, a vedere l'ultima manifestazione del 13 febbraio 2011 che ha visto milioni di donne scendere in piazza. Questa volta con gli uomini, a dimostrazione che il separatismo è un fenomeno per ora chiuso; e lo è di certo per le giovani.

In Italia infatti il movimento si è ricompattato (con alcune eccezioni) rispetto a un'immagine del femminile che da anni ormai viene veicolata dai mass media e in particolare dalle televisioni (private e di stato) che evidenzia il corpo delle donne come oggetto di consumo; ma il grave è che il governo attuale ha promosso alcune di queste donne (le cosiddette "veline") a posti di ministra, consigliera regionale, ecc. È un'anomalia tutta italiana, legata al premier Berlusconi in primis ma abbondantemente ripreso e/o accettato da altri, contro cui si sono mosse le donne del movimento "Se non ora quando" che hanno organizzato la manifestazione del 13 e che continuano ancora la mobilitazione (dall'8 marzo a oggi ci sono state altre manifestazioni e presidi). Anche se va detto che già con l'8 marzo il movimento si è ridiviso o alcune manifestazioni non sono riuscite. In piazza tante, tantissime le giovani, le ragazze a difendere la loro dignità di donna, le loro capacità, la loro intelligenza.

Alla fine, mi sembra che oggi siamo in presenza di un quadro fatto di luci e di ombre, che ci porta a dire di una trasmissione incompiuta.

Pour citer cette ressource :

Paola Nava, "Nascita e caratteristiche del femminismo storico in Italia - L'eredità del movimento delle donne alle nuove generazioni", La Clé des Langues [en ligne], Lyon, ENS de LYON/DGESCO (ISSN 2107-7029), mai 2011. Consulté le 19/09/2018. URL: http://cle.ens-lyon.fr/italien/civilisation/xxe-xxie/le-mouvement-des-femmes/nascita-e-caratteristiche-del-femminismo-storico-in-italia-l-eredita-del-movimento-delle-donne-alle-nuove-generazioni