Vous êtes ici : Accueil / Civilisation / XXe - XXIe / Les mouvements des femmes / Alcune considerazioni sull’Archivio di storia delle donne dell’Associazione Orlando. Il nodo della trasmissione generazionale nel femminismo

Alcune considerazioni sull’Archivio di storia delle donne dell’Associazione Orlando. Il nodo della trasmissione generazionale nel femminismo

Par Paola Zappaterra : Historienne - Associazione Orlando, Bologne
Publié par Damien Prévost le 30/06/2009
Lavorare ad un archivio del femminismo italiano (soprattutto se lo si intende come luogo di produzione di cultura e pensiero femminile e non soltanto di conservazione fisica dei documenti) significa confrontarsi con alcuni nodi problematici della storia e della storiografia del movimento femminista. Il dato sensibile di questi nodi problematici è che essi non costituiscono soltanto, o non soltanto, questioni accademiche di cui studiose e studiosi possono dibattere all'interno degli ambiti specialistici delle relative discipline...

Lavorare ad un archivio del femminismo italiano (soprattutto se lo si intende come luogo di produzione di cultura e pensiero femminile e non soltanto di conservazione fisica dei documenti) significa confrontarsi con alcuni nodi problematici della storia e della storiografia del movimento femminista. Il dato sensibile di questi nodi problematici è che essi non costituiscono soltanto, o non soltanto, questioni accademiche di cui studiose e studiosi possono dibattere all'interno degli ambiti specialistici delle relative discipline. Questi nodi problematici sono parte integrante di una storia e di un confronto politico ancora apert sulle pratiche del movimento e hanno a che fare con una delle questioni più complesse che il femminismo, nel suo travagliato passaggio da movimento a tradizione politica, come io amo definirlo, si è trovato di fronte, e cioè quello della trasmissione generazionale di un'esperienza che di per sé sembrava alle sue protagoniste difficilmente comunicabile a chi non ne avesse fatto esperienza diretta.

Le ragioni di questa incomunicabilità - che ha prodotto anche una difficoltà di ricostruzione storica ancora sensibile nel panorama della storiografia italiana si storia delle donne, anche se il vuoto segnalato da più voci si va lentamente popolando - sono molte e complesse[1]. Da una parte i caratteri stessi di quell'esperienza e di quel movimento: capillari, multiformi, caratterizzati da una straordinaria varietà di pratiche, di forme, e anche di esiti, non riconducibili in nessun caso a una forma unica e centralizzata; che coinvolgevano aspetti e temi fino ad allora rimasti esclusi dal dibattito politico: il corpo, la sessualità, l'inconscio e perciò stesso difficilmente riconducibili alle forme più consolidate della politica, anche oltre a quanto pure era accaduto ai coevi movimenti della sinistra e degli studenti. Dall'altra, le difficoltà, che permangono, a comunicare questa esperienza alle donne delle generazioni successive, che si sono spesso trovate - e questo fa parte della mia esperienza biografica - a confrontarsi con un patrimonio di pensiero che trovavano fondamentale per la propria formazione e crescita intellettuale, e che tuttavia spesso sembrava sfuggire, non darsi mai del tutto alla comprensione e alla comunicazione e quindi non poter mai essere completamente assimilato, riconosciuto e infine superato nella generazione di nuovo pensiero e nuova riflessione politica, storica e filosofica.

Nel panorama del femminismo italiano, l'Associazione Orlando segna una particolarità anche nella volontà, presente sin dall'inizio di non perdere la memoria di quanto si andava facendo, di segnare una discontinuità rispetto all'impermanenza delle tracce che aveva caratterizzato tanta parte della storia delle donne (come per esempio era accaduto per il femminismo tra otto e novecento), di fondare una istituzione autorevole di donne: L'archivio ne è stata l'ombra silente che ha accompagnato l'intera vicenda. Fin dall'inizio, infatti, si è scelto di accumulare memoria, di non cancellare le tracce di quanto si andava facendo.[2] La costruzione dell'Archivio si storia delle donne della associazione Orlando è passata attraverso il confronto con generazioni più giovani, rispetto alle quali sembra essere intervenuta - in questa assenza di ricostruzione storica - anche una frattura nella trasmissione della memoria, in una sorta di ripetizione rispetto a quanto era avvenuto per la prima fase del movimento delle donne, quella d'inizio secolo[3]. Confronto che è stato importante anche per dare uno spessore simbolico forte a quel patrimonio, che le generazioni più giovani sembravano percepire meglio nella sua sedimentazione rispetto alla generazione delle fondatrici, che sembrano quasi stupite, dopo averlo per molti anni arricchito giorno dopo giorno, di possedere una tale ricchezza di documentazione: Quando è stato possibile riaprire le porte dei magazzini della ditta di trasporti dove per diversi anni, a causa della mancanza di spazi adeguati, le carte erano rimaste sepolte non ci aspettavano di essere travolte da esse. Sapevamo - lo ricordavamo e lo avevamo scritto più volte - di possedere un archivio importante, ma la memoria soggettiva di chi lo era andato man mano costruendo ne aveva ridimensionato la mole, quasi a negare il tanto tempo trascorso dalle prime discussioni intorno all'idea di creare un centro delle donne[4].

L'archivio conserva materiali che documentano le attività e i progetti dell'Associazione Orlando a partire dall'ideazione e fondazione del Centro delle donne, su tutte le attività di quest'ultimo e delle reti e coordinamenti nazionali che per molto tempo si sono riunite periodicamente al Centro di documentazione stesso, come il Coordinamento Donne e Scienza e la Rete Lilith.

Il patrimonio documentario cartaceo custodito dall'archivio è di tutto rispetto: la parte inventariata, cui si vanno aggiungendo via via lasciti e donazioni di fondi personali o di gruppi e associazioni, consta di più di 350 buste. L'archivio però custodisce un patrimonio iconografico e audiovideo particolarmente significativo: manifesti, fotografie e video, ancora in corso di quantificazione e inventariazione, e un fondo pressoché unico nel panorama degli archivi contemporanei nel nostro paese, che è infatti attualmente oggetto di un progetto all'avanguardia di catalogazione e digitalizzazione composto da più di 350 audiocassette. Alla fine di questo lavoro, gli utenti portanno accedere a un ricchissimo patrimonio di documentazione sonora, che copre sia attività di ricerca con produzione di fonti orali (interviste) sia registrazioni di riunioni, incontri, manifestazioni culturali, convegni.

Così come per il progetto Biblioteca digitali, nei prossimi anni i nostri sforzi saranno sempre più indirizzati nella direzione di rendere accessibili in internet ad un'utenza remota la maggior parte di informazioni e materiali possibili, anche se nulla pensiamo potrà mai sostituire del tutto la consultazione dei documenti in loco.

Notes

 

[1] Per una ricostruzione puntuale del dibattito attorno alla possibilità di fare storia del femminismo in Italia rimando a Elda Guerra, Femminismo/femminismi, «Genesis» III/1, 2004

[2] Una ricerca sul femminismo tra gli anni settanta e novanta tra ambito locale e ambito internazionale. Un censimento delle fonti, a cura di Elda Guerra e Alessandra Allegrini,in: http://www.women.it/archivio/?p=1

[3] ibidem

[4] ibidem

 

Pour citer cette ressource :

Paola Zappaterra, "Alcune considerazioni sull’Archivio di storia delle donne dell’Associazione Orlando. Il nodo della trasmissione generazionale nel femminismo", La Clé des Langues [en ligne], Lyon, ENS de LYON/DGESCO (ISSN 2107-7029), juin 2009. Consulté le 16/10/2018. URL: http://cle.ens-lyon.fr/italien/civilisation/xxe-xxie/le-mouvement-des-femmes/alcune-considerazioni-sull-archivio-di-storia-delle-donne-dell-associazione-orlando-il-nodo-della-trasmissione-generazionale-nel-femminismo