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Luca Salza. Pensare la globalizzazione: un modello italiano?

Par Luca Salza : Maître de Conférences - Université de Lille 3
Publié par Alison Carton-Vincent le 25/03/2015
Viviamo in un mondo in cui le merci circolano liberamente oltre tutti i confini. In letteratura, invece, le parole sembrano malinconicamente ancorate alle diverse tradizioni nazionali. Le lettere non migrano. La letteratura postnazionale di cui Luca Salza parla in questo seminario è innanzitutto la macchina di espressione di queste nuove esperienze politiche, linguistiche, esistenziali. Vuole analizzare una tendenza della letteratura italiana, e più generalmente caratteristica della sua storia “minore”.

http://video.ens-lyon.fr/eduscol-cdl/2015/2015-03-12_ITA_Salza.mp4

Viviamo in un mondo in cui le merci circolano liberamente oltre tutti i confini. In letteratura, invece, le parole sembrano malinconicamente ancorate alle diverse tradizioni nazionali. Le lettere non migrano.

Diversi tentativi, come la «World literature», cercano di superare questa situazione di fatto. Ma non è sufficiente proclamare una koiné culturale mondiale, occorre inserire in questo vasto movimento economico, sociale e culturale che chiamiamo globalizzazione anche una dimensione popolare, cioè quella plebe mondiale «barbara» che bussa, disperata e gioiosa, alle porte del mondo ricco. Occorre riscrivere l’universalismo, la letteratura mondiale, sulla base della differenza, della singolarità.

Una moltitudine di individui sperimenta sul proprio corpo e con la propria lingua ogni giorno la globalizzazione: i migranti che, nonostante mari e muri, stanno abbattendo molte frontiere culturali e linguistiche. Quante lingue si parlano in un cantiere edile della periferia parigina e quante in un centro di espulsione? La letteratura postnazionale di cui Luca Salza parla in questo seminario è innanzitutto la macchina di espressione di queste nuove esperienze politiche, linguistiche, esistenziali. Non si tratta semplicemente di far risuonare sulla pagina scritta i frastuoni del nostro mondo babelico.

Vuole analizzare una tendenza della letteratura italiana, e più generalmente caratteristica della sua storia “minore” (un popolo a lungo senza Stato, costretto a errare in ogni angolo del mondo), che, sulla base di quei rumori e quelle voci, degli incroci fra di essi, ha imbastito una poderosa creazione letteraria. Una tendenza che parte dal “padre Dante” e arriva fino alle sperimentazioni dell'avanguardia che mescidano quella lezione dantesca con scrittori mondiali, come Joyce, Elliot o Pound. A contare maggiormente in esse è l’invenzione, cioè la capacità di trasformare, ri-trasformare, generare e ri-generare i suoni, le lingue, che gli spostamenti dell’uomo, essere migrante, hanno sempre prodotto sul pianeta. «Trouver une langue» diceva Rimbaud: anche per me diventa centrale la necessità di trovare nuovi nomi, una nuova lingua, per dire tutto questo turbamento, tutto questo mondo che sta nascendo e crescendo sotto i nostri occhi, per permetterci di affrontare le figure di una vita sconosciuta, qual è appunto la vita nomade dei migranti. La nostra vita di oggi.

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Pour citer cette ressource :

Luca Salza, "Luca Salza. Pensare la globalizzazione: un modello italiano?", La Clé des Langues [en ligne], Lyon, ENS de LYON/DGESCO (ISSN 2107-7029), mars 2015. Consulté le 23/10/2018. URL: http://cle.ens-lyon.fr/italien/litterature/periode-contemporaine/luca-salza-pensare-la-globalizzazione-un-modello-italiano-