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7 dicembre 2018 - Rapporto Censis: il ritratto di un paese in declino

Publié par Alison Carton-Vincent le 07/12/2018

Censis: italiani spaventati e incattiviti nel Paese che non cresce più

Il 52° Rapporto parla di "sovranismo psichico" e delinea il ritratto di Paese in declino, in cerca di sicurezze che non trova, sempre più diviso tra un Sud che si spopola e un Centro-Nord che fa sempre più fatica a mantenere le promesse in materia di lavoro, stabilità, crescita, soprattutto futuro

(Rosaria Amato, La Repubblica, 06/12/18)

ROMA - Un'Italia sempre più disgregata, impaurita, incattivita, impoverita, e anagraficamente vecchia. Il 52° Rapporto Censis parla di "sovranismo psichico" e delinea il ritratto di un Paese in declino, in cerca di sicurezze che non trova, sempre più diviso tra un Sud che si spopola e un Centro-Nord che fa sempre più fatica a mantenere le promesse in materia di lavoro, stabilità, crescita, soprattutto futuro. "Il processo strutturale chiave dell'attuale situazione è l'assenza di prospettive di crescita, individuali e collettive", sintetizza il Censis. 

La paura degli immigrati. Qualche cifra: il 63% degli italiani vede in modo negativo l'immigrazione dai Paesi non comunitari, il 58% pensa che gli immigrati sottraggano posti di lavoro ai nostri connazionali, il 75% che l'immigrazione aumenti il rischio di criminalità. Il potere d'acquisto degli italiani è inferiore del 6,3% in termini reali rispetto a quello del 2008, ma soprattutto il problema è il timore di spendere anche quello che si ha, infatti la liquidità ferma cresce, nel 2017 superava del 12,5% quella del 2008. Ma a spendere meno sono gli operai e chi sta peggio, nelle famiglie di imprenditori la spesa per consumi tra il 2014 e il 2017 è aumentata del 6,6%.

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Censis, sfiorita la ripresa economica gli italiani adesso si sono incattiviti

Presentato venerdì il cinquantaduesimo rapporto dell’Istituto con poche luci e molte ombre, abbiamo smarrito la fiducia e non riconosciamo più miti e divi. Boom dei single

(Alessandra Arachi, Il Corriere della Sera, 07/12/18)

C’è una parola chiave che il Censis sceglie quando presenta il suo rapporto annuale. Quest’anno è: la cattiveria. E viene dopo il rancore del 2017. Ci rende cattivi l’economia che non decolla, il patto sociale che si è rotto, l’ascensore sociale che non funziona: meno di un italiano su 4 (il 23%) pensa di avere una situazione socio economica migliore di quella dei propri genitori. Di più: il 96% delle persone con un basso titolo di studio e l’89% di quelle con basso reddito sono convinte che la loro condizione non cambierà mai. Così come il 56,3% di tutti gli italiani pensa che le cose nel nostro Paese non sono affatto cambiate. Ed è difficile farle cambiare quando abbiamo smarrito anche i miti, gli eroi, forse anche i santi. Un italiano su due (il49,5%) è convinto che chiunque può diventare famoso, basta internet, e dunque i modelli a cui ispirarsi non servono più.

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Rapporto Censis: un paese deluso che non vede il cambiamento

(Rossella Bocciarelli, Il Sole 24 Ore, 07/12/18)

Soli, arrabbiati e diffidenti. Così appaiono gli italiani in questo scorcio finale del 2018 nel ritratto che ne fa il rapporto Censis. Un’immagine in cui campeggia la delusione per una ripresa prematuramente sfiorita e per il fatto che non si sia verificata una vera ripartenza economica.

Il Prodotto interno lordo ristagna, inchiodato com’è a un modesto +0,7% tendenziale rispetto allo scorso anno, molto al di sotto delle previsioni, i consumi delle famiglie non ripartono, la produzione industriale ha incominciato a flettere, così come l’export; restano basse le retribuzioni e l’inflazione.Quanto agli investimenti, mostrano ancora una dinamica relativamente sostenuta per via dell’azzeramento di quelli del decennio precedente.

La seconda disillusione, osservano i ricercatori del centro fondato da Giuseppe De Rita e oggi diretto da Massimiliano Valerii, riguarda la speranza in un cambiamento miracoloso. Il 63,6% degli italiani pensa che non ci sia nessuno a difendere i loro interessi, una percentuale che sale al 72% tra chi ha un basso titolo di studio ed è al 71,3% fra chi ha redditi bassi.

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