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23 novembre 2021 - È stato autorizzato il primo suicidio assistito in Italia

Publié par Alison Carton-Kozak le 23/11/2021

Suicidio assistito in Italia, primo storico sì: ad Ancona via libera per Mario, tetraplegico da 10 anni

La decisione del Comitato etico dell’Azienda sanitaria, dopo un iter lungo e faticoso: verificate tutte e quattro le condizioni stabilite dalla Corte Costituzionale. «Adesso mi sento più leggero». Decisiva l’opera dell’associazione Coscioni

(Giusi Fasano, Il Corriere della Sera, 23/11/21)

«We are the champions», ha scritto lui a un amico.
Ha vinto, Mario.
È il primo malato a ottenere il via libera per il suicidio medicalmente assistito in Italia. Il Comitato etico della sua azienda sanitaria di riferimento — la Asur Marche — ha deciso che sì, nel suo caso ci sono le condizioni per accedere al farmaco letale.
E le condizioni sono le quattro stabilite dalla Corte Costituzionale:
1) è tenuto in vita da trattamento di sostegno vitali;
2) è affetto da una patologia irreversibile;
3) la sua patologia è fonte di sofferenze intollerabili;
4) lui è pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli.

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Mario potrà morire, via libera dal Comitato etico al primo suicidio assistito in Italia. Ma restano i dubbi su farmaco e modalità da usare

Tetraplegico da dieci anni, per lui è arrivato l'ok dall'Azienda Sanitaria delle Marche che ha seguito le indicazioni date dalla Consulta nella sentenza del sul caso del dj Fabo . L'annuncio della Coscioni: "Il primo sì in Italia al suicidio assistito". Mario: "Adesso mi sento più leggero"

(Maria Novella De Luca, La Repubblica, 23/11/21)

"Mario" potrà morire. Il paziente marchigiano tetraplegico immobilizzato da 10 anni, che aveva chiesto da oltre un anno all'azienda ospedaliera delle Marche che fossero verificate le sue condizioni di salute per poter accedere, legalmente, in Italia, ad un farmaco letale per porre fine alle sue sofferenze, ha ottenuto il via libera dal Comitato Etico. Lo ha annunciato l'Associazione Coscioni, che dopo la sentenza della Corte Costituzionale 242 del 2019 sul caso di Dj Fabo, si è battuta affinché nel rispetto delle condizioni indicate dalla Consulta, il suicidio assistito, a cominciare dal caso di Mario, 43 anni camionista di Pesaro, immobilizzato al letto dopo un incidente stradale, potesse essere effettuato anche in Italia. Potesse essere cioè considerato non punibile, se quelle condizioni tra cui l'irreversibilità della malattia, l'insostenibilità del dolore e naturalmente la chiara volontà del paziente, fossero state evidenti. Mario, nome di fantasia, sarà infatti, così si legge nel comunicato diffuso dall'Associazione Coscioni, "il primo malato a ottenere il via libera al suicidio medicalmente assistito in Italia".

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Suicidio assistito, la sentenza della Consulta è auto applicativa

Il giudice delle leggi ha integrato la disciplina normativa che è già operante, ed indicato il quadro giuridico nel quale ci si può e deve muovere

(Cesare Mirabelli, Il Sole 24 Ore, 23/11/21)

Il Comitato etico della Asl Marche, con un valutazione analitica e ampiamente motivata, ha accertato la esistenza di tutte condizioni stabilite dalla sentenza della Corte costituzionale con la sentenza n. 242 del 2019, per escludere la punibilità dell’assistenza al suicidio chiesta da un tetraplegico immobilizzato a letto da altre dieci anni.

È utile ricordare il contenuto essenziale di quella sentenza. La Corte ha stabilito e circoscritto le condizioni nelle quali l’aiuto alla esecuzione del suicidio non può essere considerato reato. Oltre, naturalmente, alla volontà libera ed autonoma della persona, si deve trattare di chi è affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze che reputa intollerabili, capace di prendere decisioni libere e consapevoli. In queste situazioni con il rifiuto delle cure,anche quelle palliative, sempre legittimo, si giungerebbe alla morte con sofferenze per tempi non brevi.

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