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Un granellino di sabbia io l'ho dato

Publié par Damien Prévost le 16/01/2008
Annita Malavasi è nata in provincia di Reggio Emilia nel 1921 in una famiglia contadina di cultura antifascista. Entra in contatto con l'organizzazione clandestina del PCI subito dopo l'8 settembre 1943 e partecipa alla costruzione dei Gruppi di difesa della donna; svolge dapprima il ruolo di staffetta poi entra a far parte della Brigata Garibaldi con il grado di sergente maggiore. Nel dopoguerra diviene funzionaria della Camera del Lavoro, ricoprendo incarichi dirigenziali nelle categorie sindacali.

Annita Malavasi è nata in provincia di Reggio Emilia nel 1921 in una famiglia contadina di cultura antifascista. Entra in contatto con l'organizzazione clandestina del PCI subito dopo l'8 settembre 1943 e partecipa alla costruzione dei Gruppi di difesa della donna; svolge dapprima il ruolo di staffetta poi entra a far parte della Brigata Garibaldi con il grado di sergente maggiore. Nel dopoguerra diviene funzionaria della Camera del Lavoro, ricoprendo incarichi dirigenziali nelle categorie sindacali.

Io interpreto la realtà attuale come un'evoluzione difficile dove la parte che dovrebbe avere un certo peso, cioè la sinistra, non ha saputo dare una prospettiva e fiducia alla gente; ma io la interpreto come un momento transitorio perchè diversamente... ci sarebbe da spararsi. Per ciò che concerne me personalmente, è l'arco dell'esistenza: a volte ti volti indietro per guardare avanti e se mi volto indietro dico che, in definitiva un granellino di sabbia io l'ho dato. [...] Se mi volto indietro, nel bene e nel male, la responsabilità è mia e nessuno mi ha imposto niente, cioè ha pesato la realtà, però le scelte le ho fatte io e questo mi dà una certa serenità. Credo che sia importante, a torto o ragione non lo so, però io ne sono convinta.

Annita Malavasi "Laila", Fascismo, resistenza, emancipazione del lavoro. Storia di una donna nel 900. La fatica della libertà, CGIL - SPI, Coordinamento donne SPI-CGIL Reggio Emilia, in collaborazione con Centro studi R. 60, Bologna 2007

Così conclude, oggi, il suo racconto di vita Laila che ben rappresenta simbolicamente la storia di vita di tante altre ragazze nate dalla Resistenza: "si tratta della conquista di un diritto di piena cittadinanza ottenuto da molte giovani donne attraverso la partecipazione sul campo durante la Resistenza e la guerra di Liberazione. La presenza delle donne nell'organizzazione militare, così come nell'assistenza alle popolazioni, nelle azioni di comunicazione e di rete sui territori è divenuta occasione di scelta politica. La storia di Annita Malavasi è quella di una donna di carattere, tenace e volitiva; storia di emancipazione. A partire dal mondo contadino, in cui il ruolo previsto per i figli maschi, soprattutto a livello di istruzione, è privilegiato rispetto a quello delle femmine, fino all'incontro con la Politica che trasforma la vita. Venire a conoscenza dei perseguitati politici, dell'attività clandestina e antifascista, soprattutto l'esperienza resistenziale le cambiano l'idea di sé e dell'inevitabilità di un destino dato. Annita mette in discussione le tradizioni familiari, ruoli e gerarchie assegnate alle donne in una comunità sociale che era pure, per storia e tradizione, impregnata di socialismo e di comunismo, e con le sue scelte, anche affettive, evidenzia il significato della differenza femminile. Lei, come altre donne resistenti, testimonia bene quel passaggio generazionale che cerca di affermare l'autodeterminazione nelle scelte essenziali della propria vita, nel matrimonio, nella maternità, nel lavoro. L'impegno continua nel dopoguerra, nella ricostruzione democratica dell'Italia, non dimenticando l'esperienza precedente, e Laila è attiva come Consigliere comunale a Reggio Emilia e funzionaria / dirigente sindacale. Contribuisce a porre un forte accento sulla divisione sessuale del lavoro, sulle relative discriminazioni di genere, sull'assenza di una legislazione adeguata e sulla necessità di costruire apposite vertenze sindacali. Ancora testimone-protagonista della società italiana nei decenni successivi si intensifica in lei la consapevolezza che , insieme al riconoscimento della parità salariale per le lavoratrici, va esplicitato e riconosciuto un enorme "lavoro di cura", prestato gratuitamente dalle donne e non adeguatamente valorizzato. Facendo un bilancio della propria vita, non emerge nessun rimpianto o pentimento; Annita Malavasi incarna bene il senso di responsabilità nelle scelte compiute, nella militanza di un'esistenza." (Maria Nella Casali, ibidem, 116)

Pour citer cette ressource :

"Un granellino di sabbia io l'ho dato", La Clé des Langues [en ligne], Lyon, ENS de LYON/DGESCO (ISSN 2107-7029), janvier 2008. Consulté le 24/10/2018. URL: http://cle.ens-lyon.fr/italien/civilisation/xxe-xxie/seconde-guerre-mondiale/un-granellino-di-sabbia-io-l-ho-dato