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Modelli regionali di Resistenza

Publié par Damien Prévost le 27/05/2008
Il movimento di Resistenza ha caratteristiche diverse da area ad area e da regione a regione. In varie zone del sud si può parlare, più che di un vero e proprio movimento di resistenza, di moti rivoltosi occasionali. Abbastanza debole risulta la Resistenza nel centro Italia, dove spicca la mancata insurrezione di Roma, unica fra i grandi centri italiani a non conoscenre un moto insurrezionale nell'imminenza della liberazione...

Il movimento di Resistenza ha caratteristiche diverse da area ad area e da regione a regione. In varie zone del sud si può parlare, più che di un vero e proprio movimento di resistenza, di moti rivoltosi occasionali. Abbastanza debole risulta la Resistenza nel centro Italia, dove spicca la mancata insurrezione di Roma, unica fra i grandi centri italiani a non conoscenre un moto insurrezionale nell'imminenza della liberazione. Solo la Toscana conosce un movimento partigiano simile a quello del nord. L'insurrezione di Firenze, durata oltre un mese (28 luglio - 7 settembre 1944) costituisce la prima prova di forza, di partecipazione - con oltre 2.800 cittadini armati - e di organizzazione del CLN. Il movimento di Resistenza in Emilia Romagna assume un carattere del tutto originale rispetto ad altre esperienze di lotta. La peculiarità è individuabile nel ruolo centrale delle campagne, nelle quali lo squadrismo fascista compie le sue violente azioni, cancellando i patti agrari, uccidendo o bastonando sindacalisti, smantellando buona parte delle aziende cooperative, delle Camere del lavoro e delle amministrazioni socialiste. Il ricordo delle violenze del 1921-22, il peggioramento delle condizioni di vita e l'arroganza dei proprietari terrieri fanno sì che la lotta di Resistenza assuma in queste aree una connotazione civile. Per quanto i partigiani siano di una nuova generazione, è frequente il legame delle lotte del 1943-45 con alcuni degli obiettivi già raggiunti nel 1921-22. In conseguenza di ciò, la Resistenza in queste aree assume una dimensione di massa e il rapporto tra contadini e partigiani è molto buono perché i combattenti sono riconosciuti prima ancora che persone del proprio paese come individui della propria classe che lottano per obiettivi comuni. Le formazioni garibaldine sono qua nettamente preponderanti. Diverso è il caso della montagna emiliano-romagnola caratterizzata dalla piccola proprietà contadina.

Metà anni Trenta. Pranzo sociale di una cooperativa modenese sopravvissuta al fascismo e adeguatasi soltanto apparentemente al regime. Non è un caso che i ritratti di Mussolini siano coperti dai cappelli. (Istituto Storico di Modena)

Ritratto di partigiano garibaldino reggiano. Caratteristico il berretto con la stella rossa a cinque punte. (Istituto Storico dii Modena)

Pour citer cette ressource :

"Modelli regionali di Resistenza", La Clé des Langues [en ligne], Lyon, ENS de LYON/DGESCO (ISSN 2107-7029), mai 2008. Consulté le 16/07/2018. URL: http://cle.ens-lyon.fr/italien/civilisation/xxe-xxie/seconde-guerre-mondiale/modelli-regionali-di-resistenza