Vous êtes ici : Accueil / Civilisation / XXe - XXIe / Les mouvements des femmes / Collettivi femminili del movimento studentesco

Collettivi femminili del movimento studentesco

Par Maurizia Morini : Lectrice d'italien MAE et historienne - ENS de Lyon
Publié par Damien Prévost le 20/11/2007

Roma 1969

Proposta di piattaforma politica dei collettivi femminili

Per una reale partecipazione della donna al processo rivoluzionario*

Le lotte degli studenti e degli operai nel '68 e nel '69 hanno per la prima volta colpito estesamente e profondamente il sistema capitalistico - borghese e hanno scosso le stesse istituzioni del proletariato (partito e sindacati) da lungo tempo vincolate alla conservazione del sistema (strategia delle riforme). Il pericolo tuttavia, di una ricomposizione politica dello scontro di classe da parte delle forze di governo, col consenso dei vecchi partiti operai e dei sindacati condotta alle spalle dei veri protagonisti delle lotte, è un fatto reale con cui oggi operai, contadini, studenti devono fare i conti. Questo significa per il proletariato avere la capacità di darsi una strategia rivoluzionaria alternativa, capace di saldare attraverso una serie di obiettivi intermedi, le rivendicazioni immediate e settoriali con le dichiarazioni rivoluzionarie di principio, e capace anche di tradurre questa strategia in organizzazione del proletariato stesso in un fronte anticapitalistico, in una nuova e più alta fase di attacco generalizzato , in una proposta solida di transizione al socialismo capace di porre il proletariato in posizione egemone di fronte alla società. La donna operaia e studentessa è stata in prima fila in questa fase dello scontro di classe ma non ha assolto i suoi specifici compiti rivoluzionari. Questi compiti infatti sono:

portare un attacco specifico al modo di produzione capitalistico, cioè alla divisione del lavoro con cui si opera una separazione e una differenziazione del lavoro della donna e si rompe l'unità di classe anche su questo fronte;

spingere questo attacco al capitale fino alla sua origine istituzionale, la famiglia, intesa dal capitale come fonte di produzione privata di lavoro domestico e come base ideologica di equilibrio del sistema stesso;

impegnare il fronte anticapitalistico in una rivoluzione culturale, al suo interno, per la chiarificazione del ruolo della donna nel processo rivoluzionario e nella prefigurazione della fase di transizione al socialismo.

 

Visti più da vicino questi compiti sono:

contro il sistema di produzione capitalistico;

contro l'emarginazione della donna dal processo produttivo (instabilità del lavoro) e esercito femminile di riserva;

contro il ruolo secondario della donna nel processo produttivo (emarginazione nel focolare domestico, funzione di riproduzione);

contro la dequalificazione e la nocività specifica del lavoro femminile.

 

Questi obiettivi sono tutti interni ad una sola parola d'ordine di lotta: contro la divisione capitalistica del lavoro. In essa la lotta della donna nel processo produttivo si salda alla lotta generale della classe operaia contro il sistema del capitale. Lottare contro la divisione capitalistica del lavoro che colpisce la donna attraverso la famiglia significa lottare contro la famiglia come base ideologica di equilibrio del sistema capitalistico.

Sono i compagni stessi di lotta che non conoscono la portata dell'emarginazione della donna dal suo ruolo storico e produttivo; che non vedono la sacca di sottosviluppo e la sua funzionalità al sistema capitalistico in cui è relegata la donna, che non avvertono il ghetto economico e ideologico che essi stessi contribuiscono a perpetuare e che fa della donna il naturale alleato del sottoproletariato e del negro...

Sono i compagni di lotta che per primi, per influsso dell'ideologia stessa contro cui lottano, sorridono, benevoli o ironici, di fronte al problema enorme di questa rivoluzione culturale che deve protrarsi per tutta la fase di transizione al socialismo...

Utilizziamo la carica implicita di spontaneità del movimento delle donne rivoluzionarie, facciamo saltare le vecchie e decrepite organizzazioni femminili legate al carro riformista del PCI. e dei sindacati, utilizziamo il potenziale di lotta delle operaie... delle studentesse... alle soglie di un ruolo professionale e di un destino familiare infamante; portiamo la nostra rivoluzione nelle borgate, nei quartieri, nelle famiglie.

Le studentesse militanti romane esprimono la presa di coscienza dello sfruttamento operato dal sistema capitalistico ma anche la subalternità nei momenti di lotta; gli stessi compagni riproducono il modello autoritario dominante. Viene ribadita la necessità di organizzarsi autonomamente pur all'interno di un generale movimento di classe.

Maurizia Morini, historienne ENS LSH de Lyon

*Documento ciclostilato distribuito all'Università di Roma, qui riportato in sintesi.

Pour citer cette ressource :

Maurizia Morini, "Collettivi femminili del movimento studentesco", La Clé des Langues [en ligne], Lyon, ENS de LYON/DGESCO (ISSN 2107-7029), novembre 2007. Consulté le 21/08/2019. URL: http://cle.ens-lyon.fr/italien/civilisation/xxe-xxie/le-mouvement-des-femmes/collettivi-femminili-del-movimento-studentesco