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Luca Rastello, "I Buoni"

Par Maurizia Morini : Lectrice d'italien MAE et historienne - ENS de Lyon
Publié par Damien Prévost le 20/06/2014
Questa la trama: Siamo in Romania o in un paese dell'Est europeo dove vivono i ragazzi delle fogne, fra questi Aza, ragazzina diseredata che per sfuggire all'inferno reale, arriva in Italia condotta dall'italiano Andrea, in una comunità guidata da un prete carismatico, dal maglione sdrucito. Si tratta di Don Silvano, fondatore della Onlus “In punta di piedi”, inizialmente comunità per tossicodipendenti poi estesa anche in attività di lotta alla mafia.

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Maurizia Morini, storica e lettrice MAE

Luca Rastello è giornalista e scrittore, ha lavorato come inviato nel Caucaso, in Asia centrale, in Africa e in America del Sud. Ha diretto Narcomafie, L'Indice e Osservatoriobalcani.org e lavorato per il Gruppo Abele.

Numerose le sue pubblicazioni soprattutto di inchiesta; i suoi libri sono tradotti in vari paesi.

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I primi commenti all'ultima pubblicazione di Rastello I Buoni sono i seguenti:

Un grande romanzo tutto del nostro tempo, finalmente. (Goffredo Fofi )

Quando parliamo di storie, Luca Rastello è il mio autore preferito. (Enrico Deaglio) Il libro di Rastello è un feroce ritratto della retorica del bene. (Antonio, lettore) Difficile che il romanzo di Rastello passi inosservato. (Adriano Sofri)

Erano anni che non uscivano libri così feroci e così veri. Scritto come un romanzo è un sincero e appassionato atto politico. (Valeria Parrella)

Raramente un romanzo recente ha saputo raccontare il Male con tanta oggettività e tanta forza. (Vittorio Giacopini)

I Buoni entra come una lama affilata nella colomba tutta glassa e canditi della sinistra catto-chic. (Dagospia)

Giudizi decisamente lusinghieri! Per certo il romanzo non è passato inosservato, suscitando commenti entusiasti e giudizi feroci e polemiche.

Questa la trama: Siamo in Romania o in un paese dell'Est europeo dove vivono i ragazzi delle fogne, fra questi Aza, ragazzina diseredata che per sfuggire all'inferno reale, arriva in Italia condotta dall'italiano Andrea, in una comunità guidata da un prete carismatico, dal maglione sdrucito. Si tratta di Don Silvano, fondatore della Onlus “In punta di piedi”, inizialmente comunità per tossicodipendenti poi estesa anche in attività di lotta alla mafia. Il prete carismatico, gira con la scorta, è amico dei politici, di giornalisti e magistrati. Aza lavora per lui, come tanti altri giovani, senza se e senza ma, al servizio del Bene. La ragazza scopre, a sue spese, che nel mondo dei Buoni vi è ambiguità, corruzione, vige la retorica della legalità e dell'antimafia.

Il tema centrale è proprio quello dell'idolatria delle buone intenzioni.

Ma l'atra facica è rappresentata dal fatto che agire in nome del Bene dà il diritto di violare le regole. Riportiamo un esempio: Don Silvano sta parlando alla folla dopo un incidente che ha ucciso quattro operai, accenna alla sicurezza, al lavoro degli umili e contemporaneamente nella sua comunità c'è chi pensa a ben altro e afferma: [...] l'appalto per la comunità d'accoglienza lo vinciamo noi [...] paghiamo di meno il personale, il nostro è un lavoro motivato.

Rastello mette in luce la doppia morale, l'ambiguità di questi gruppi, fra marketing e azione di salvezza, con gli operatori sottopagati, sfruttati e in nero a lavorare in un'azienda che non produce solidarietà ma esiste per coltivare la propria sopravvivenza.

I finti buoni del volontariato sono agenti della retorica del bene e dell'antimafia.

Per ritornare ad Aza, la ragazzina finisce in questi ingranaggi e di lei perdiamo le tracce. Nella parte finale Andrea spiega al ragazzo che dalla città delle fogne è venuto a cercarla qual è la funzione di Don Silvano e perchè è amato: Perchè abbiamo bisogno di lui. Tutti. Abbiamo bisogno di convivere con il male, fingendo di combatterlo [...] ma abbiamo bisogno anche di fingere di combattere, e di amare la lotta. Don Silvano garantisce che farà il lavoro al posto nostro [...] tutti lo amano perchè lui cavalca con le insegne del bene [...] combatte lui la battaglia che noi non abbiamo il tempo di combattere: non vincerai mai con lui e neppure gli toglierai la maschera (pag.190).

Ciò che ha suscitato numerose polemiche sul romanzo è stata l'identificazione di Don Ciotti, il noto fondatore di Libera, associazione antimafia, con Don Silvano; Gian Carlo Caselli ha scritto che è un libro cattivo contro Don Ciotti, contro il suo pensiero e le sue opere, in un dilagare di nequizie e ipocrisia e così di seguito; ed anche Nando Dalla Chiesa lo ha attaccato.

Sulla stampa italiana dopo l'uscita del romanzo di Rastello vi sono state prese di posizioni radicali a difesa e contro il romanzo, fino all'uscita dell'articolo su Il Fatto Quotidiano del 1 Aprile dello stesso scrittore “La mia verità su i Buoni”.

Rastello ribadisce che ha voluto scrivere un romanzo e non un pamphlet, che ha affrontato temi universali, raccontando il male che è ovunque e che lui è partito da se stesso, aggiungendo dati sul suo lavoro in Libera e sulla sua vita personale.

In definitiva ritengo che I Buoni vada letto, tenendo presente che vi sono tanti, uomini e donne, che lavorano lontano dai microfoni e dai palazzi, non hanno amici potenti, tengono i conti in ordine e rispettano i diritti dei collaboratori nelle loro Associazioni.

Il libro è dedicato alle figlie dell'autore Elena e Olga, perchè sfuggano.

 a cura di Maurizia Morini

Pour citer cette ressource :

Maurizia Morini, "Luca Rastello, "I Buoni"", La Clé des Langues [en ligne], Lyon, ENS de LYON/DGESCO (ISSN 2107-7029), juin 2014. Consulté le 21/08/2018. URL: http://cle.ens-lyon.fr/italien/litterature/bibliotheque/luca-rastello-i-buoni-