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Concita De Gregorio, "Malamore. Esercizi di resistenza al dolore"

Par Maurizia Morini : Lectrice d'italien MAE et historienne - ENS de Lyon
Publié par Damien Prévost le 21/04/2009
Malamore è un saggio che racconta storie di donne che resistono alla violenza e ai soprusi degli uomini ma non trovano il coraggio di protestare e di liberarsi dei loro compagni. Una raccolta di storie che ruota attorno ad una domanda: come mai donne indipendenti, giovani e meno giovani, brave professionalmente sono disposte a sopportare, perché subiscono e non si ribellano? Vergogna? Paura?

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Malamore è un saggio che racconta storie di donne che resistono alla violenza e ai soprusi degli uomini ma non trovano il coraggio di protestare e di liberarsi dei loro compagni. Una raccolta di storie che ruota attorno ad una domanda: come mai donne indipendenti, giovani e meno giovani, brave professionalmente sono disposte a sopportare, perché subiscono e non si ribellano? Vergogna? Paura? C'è altro; ed è l'analisi di un avvocato esperto in separazioni quella che ci propone la scrittrice:

C'è una consapevolezza della debolezza maschile, una presunta forza femminile che si esercita nel tollerare la sopraffazione. C'è la sensazione che comunque un prezzo per la libertà si debba pagare e che sia questo. C'è un eccesso di considerazione di sé: io sarò capace di aspettare, di controllare, di gestire la tua ira perché ne conosco l'origine e ti so fragile... Un sé grandioso che presume di avere la forza di trasformare il gatto in un topo, come in quella fiaba per bambini.

Propria nella fiaba La rateta, con cui si aprono i racconti, la topolina presuntuosa alla fine sarà mangiata dal mellifluo gatto. Ogni racconto è preceduto da un prologo che espone fatti di cronaca, brevi dossier, dati, informazioni e notizie. Le narrazioni ci parlano ad esempio di Maria Malibran, famoso mezzosoprano, che impara a nascondere le lacrime durante le terribili lezioni di canto inflittele dal padre; di Denise Karbon, che scia ingessata; di Vanessa Ferrari, che volteggia con una frattura al piede; di Jaqueline du Pré, che suona il violoncello e sorride ad ogni fitta del braccio malato che finirà per ucciderla; di Marie Trintignant, uccisa dal compagno, il celebre cantante Bertrand Cantat; di Louise Bourgeois; di Dora Maar, compagna di Picasso. Ed anche di fiabe: Barbablù, La rateta; di film : La sposa cadavere, Ti do i miei occhi; di fumetti: Eva Kant; di Circe, qui descritta non come una maga orribile ma come una donna bellissima che tutti, incluso Ulisse, continuavano ad amare e poi abbandonare.

Concita De Gregorio raccoglie anche storie di donne comuni che si lasciano picchiare dai compagni perché pensano che la violenza sia solo una debolezza; donne che vivono ogni giorno sul crinale di un baratro e che, anziché sottrarsi quando possono, ci passeggiano in equilibrio. La scrittrice si e ci pone degli interrogativi, sul dovere di sopportare il dolore, sulla possibilità che nasca qualcosa di buono quando si sopravvive al dolore. Ma tutta questa sofferenza è amore? Non lo è; è un malamore, gramigna che cresce nei vasi dei nostri balconi. Sradicarlo costa più che tenerselo. Dargli acqua ogni giorno, alzare l'asticella della resistenza al dolore è una folle tentazione che può costare la vita. Del resto anche la storia ci riporta episodi di confusione di ruoli fra vittime e carnefici, tra servi e padroni; nelle esperienze di donne cosa induce a non respingere, a volte a convivere con la violenza, si chiede la scrittrice e dunque:

Alcune soccombono, molte muoiono, moltissime dividono l'esistenza con una privata indicibile quotidiana penitenza. Alcune ce la fanno, qualche altra trova nell'accettazione del male le risorse per dire, per fare quel che altrimenti non avrebbe potuto. Sono, alla fine, gesti ordinari. Chiunque può capirlo misurandolo su di sé. Sono esercizi di resistenza al dolore.

È tuttavia nelle pagine conclusive che la De Gregorio prendendo ad esempio la saggezza delle fiabe va al di là della semplice descrizione di storie e chiude il libro con un'esortazione a liberarsi dagli uomini violenti, ad evitarli, a lasciarli soli insomma ad affrancarsi da dovere dimostrare qualcosa, dal doversi mettere alla prova, dal difendere una scelta sbagliata. Vogliamo vedere il libro e le storie raccontate come un piccolo contributo a fare riflettere donne e uomini su questi aspetti delle relazioni, e chiudiamo con l' ultima delle citazioni di Malamore .

Licia guardò suo marito che sonnecchiava in poltrona. Ogni tanto si svegliava, la guardava e sorrideva come da un altro mondo. Una delle volte in cui lui sollevò le ciglia, lei gli disse con estrema dolcezza: "Sai? Quando uno dei due muore io me ne andrò in Italia." Uno dei due, da Mariti di Angeles Mastretta

Concita De Gregorio è giornalista; ha lavorato per i quotidiani Il Tirreno e La Repubblica, ed è attualmente direttrice de L'Unità (unica donna in Italia direttrice di un quotidiano nazionale); ha vinto il premio Ornella Geraldini - Donne per il giornalismo come migliore giornalista dell'anno. Ha pubblicato il diario del G 8 di Genova, Non lavate questo sangue nel 2002 e Una madre lo sa (Mondadori ,Milano 2006).

A cura di Maurizia Morini

Pour citer cette ressource :

Maurizia Morini, "Concita De Gregorio, "Malamore. Esercizi di resistenza al dolore"", La Clé des Langues [en ligne], Lyon, ENS de LYON/DGESCO (ISSN 2107-7029), avril 2009. Consulté le 19/09/2018. URL: http://cle.ens-lyon.fr/italien/litterature/bibliotheque/concita-de-gregorio-malamore-esercizi-di-resistenza-al-dolore-