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Adriano Sofri, "La notte che Pinelli"

Par Maurizia Morini : Lectrice d'italien MAE et historienne - ENS de Lyon
Publié par Damien Prévost le 21/11/2009
Attorno a quella notte ruota il destino di molte persone, Sofri ha voluto ricostruirla puntualmente, utilizzando gli atti giudiziari, i ricordi, le testimonianze, e ha scritto un libro sul caso Pinelli. Sofri spiega i fatti del 15 dicembre 1969, di quella notte che Pinelli entrò vivo in una stanza della polizia e ne uscì morto, tre giorni dopo.
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Adriano Sofri è nato a Trieste nel 1942, è  giornalista, scrittore ed ex leader di Lotta Continua, ha al suo attivo numerosi saggi.

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Traduction française par Philippe Audegean et Jean-Claude Zancarini sous le titre Les ailes de plomb aux éditions Verdier, Collection "Terra d'altri"
 

Dice Adriano Sofri:

E' la vecchia storia del ferroviere anarchico che venne giù dalla finestra del quarto piano della Questura di Milano. Quarant' anni fa, più o meno. Quelli che allora c'erano, ciascuno a suo modo, credono di saperla. Bè non la sanno. In nessuno di quei modi. Figurarsi quelli che non c'erano. Figurarsi una ragazza di vent'anni, di quelle che fanno le domande. Anch'io credevo di saperla. Poi ho ricominciato daccapo. [1]
 

ed ancora, per iniziare dal primo Capitolo: 

Anni di fumo
Forse l'Italia non sarà mai un paese normale. Forse è il paese in cui tutto diventa normale. Si telefonava al centralino della camera dei Deputati e si diceva: Le Stragi, per favore e quello rispondeva: Resti in linea, prego e ti passava la Commissione Stragi.
Quante stragi...
Quel pomeriggio del 12 dicembre del 1969 a Milano, nel salone della Banca dell'Agricoltura, a due passi da piazza del Duomo, una bomba esplose facendo 17 morti e 88 feriti. Nel giro di un'ora, altre quattro esplosioni colpirono Milano e Roma, causando altri feriti. La carneficina si guadagnò subito il proprio nome: la strage di piazza Fontana. Ma per le persone di allora era la prima volta... L' Italia ne fu tramortita...
Ci sono giorni in cui un intero paese resta senza respiro... Il 12 dicembre fu un giorno, una sera, così. Si sentì che la vita non sarebbe stata più la stessa, che c'era stato un prima e che cominciava un dopo.

C'è una stanza al quarto piano della Questura di Milano, è di Luigi Calabresi, ha solo 32 anni. C'è un interrogato, un ferroviere di 41 anni, Giuseppe Pinelli. Sono presenti altri quattro sottufficiali di polizia, e un tenente dei carabinieri. Fumano tutti...
Perciò, nonostante sia una notte di mezzo dicembre - il 15, proprio - la finestra è socchiusa, per cambiare l'aria.
C'è anche un'ottava persona, il carabiniere Sarti, quasi sulla soglia.
Sarti: Mi ero distratto un attimo, stavo appunto fumando una sigaretta, e ad un certo punto ho sentito come qualcosa sbattere, un colpo secco. Allora mi girai di scatto e vidi proprio una persona buttarsi nel vuoto....
Era Pinelli, il ferroviere...
Pinelli fuma, dice qualcuno, e va alla finestra per scuotere la cenere. 
Si fumava come matti, tutti, guardie rivoluzionari, anarchici e monarchici. Nessuno avrebbe immaginato senza ridere un pacchetto di sigarette con su la scritta Il fumo uccide.
Gli anni di piombo erano di là da venire. Questi erano anni di fumo.
La moglie del ferroviere  si chiamava Licia. Avevano due bambine. Quel giorno avevano già preparato i regali per Natale. Le bambine portarono poi al cimitero il regalo per il loro padre e lo posarono sulla tomba: un pacchetto di sigarette.
Non so che cos'altro dirti, ragazza, per darti un' idea del trauma di quei tre giorni. Prima la strage, orrenda, inaudita. Poi l'anarchico, suicida confesso, dal quarto piano della Questura ...
Una voragine si era spalancata, e già si richiudeva. [2]
***

Attorno a quella notte ruota il destino di molte persone, Sofri ha voluto ricostruirla puntualmente, utilizzando gli atti giudiziari, i ricordi, le testimonianze, e ha scritto un libro sul caso Pinelli.
Sofri spiega i fatti del 15 dicembre 1969, di quella notte che Pinelli entrò vivo in una stanza della polizia e ne uscì morto, tre giorni dopo.
La bomba di piazza Fontana è l'inizio della strategia della tensione ed anche della campagna condotta da Lotta Continua contro il commissario Calabresi fra il 1970 e il 1972. A questo proposito Sofri fa chiarezza e afferma che: fu un linciaggio moralmente, ma non penalmente responsabile... e se qualcuno traduce in atto quello che anch'io ho proclamato a voce alta, non posso considerarmene innocente e tanto meno tradito. Di nessun atto terroristico degli anni '70 mi sento corresponsabile. Dell'omicidio Calabresi sì, per aver detto o scritto, o aver lasciato che si dicesse o si scrivesse Calabresi sarai suicidato.
Il libro è molto preciso come ricostruzione storico-documentale dei fatti ed anche l'idea di un monologo rivolto ad una giovane ignara degli eventi risulta vincente.
Come è noto, dopo la bomba, la prima pista seguita dagli inquirenti è quella anarchica, seguita anche quando diversi elementi ne mostrano, in seguito, l'inconsistenza. Poi vi è la morte di Pinelli, uno degli anarchici fermati dalla polizia, riconosciuto in seguito estraneo ai fatti.
Sofri sostiene che Pinelli sia stato intercettato, pedinato, che lo si volesse incastrare anche per altri due attentati avvenuti nel 1969 a convogli ferroviari. Ricostruisce le varie versioni della caduta dalla finestra, precisando che l'orario viene cambiato più volte nel corso degli anni e delle inchieste.
Sofri parla pure della sentenza pronunciata nel 1975  dal giudice Gerardo D'Ambrosio che escludendo omicidio e suicidio sceglie una terza ipotesi: un malore che avrebbe colto Pinelli mentre prendeva una boccata d'aria dopo ore d'interrogatorio. Il cosiddetto malore attivo.
Sentenza  contestata, con ampia documentazione, da Sofri che esclude sia malore che suicidio e pur riconoscendo che al momento del tragico volo il commissario Calabresi fosse assente dalla stanza, si trova impossibilitato a formulare un'ipotesi definitiva. In verità l'autore supportando le sue argomentazioni con documenti rimane critico verso Calabresi ma le accuse peggiori sono rivolte ai superiori; al questore di Milano, Marcello Guida e al commissario capo Antonino Allegra. Per quest'ultimo fu riconosciuta una responsabilità penale per il fermo illegale di Pinelli ma il reato si estinse per amnistia.
Come detto una ricostruzione puntuale e documentata ma la lettura conclusiva del libro non risolve completamente dubbi e rancori non ancora spenti, anche a distanza di tanti anni.
In conclusione occorre aggiungere che Adriano Sofri è personalmente coinvolto in una vicenda giudiziaria relativa a  fatti accaduti all'epoca: è stato infatti  condannato a 22 anni di carcere, dopo un lungo e controverso iter giudiziario come mandante dell'omicidio (concorso morale) di Calabresi.
Sofri si è sempre dichiarato estraneo alla vicenda e ritenendosi innocente non ha mai presentato domanda di grazia. – Nel 1997 si è concluso il lungo iter processuale e Sofri ha scontato parte della pena nel carcere di Pisa; nel 2005 ha ottenuto la semi libertà  per collaborare con la Scuola Normale Superiore di Pisa; dal 2006 per gravi motivi di salute è in detenzione domiciliare ma è autorizzato a partecipare a incontri e dibattiti.
 
 

Note
[1] dal risvolto di copertina
[2] pagg. 13-19
a cura di Maurizia Morini

La redattrice

Risorse allegate

Pour citer cette ressource :

Maurizia Morini, "Adriano Sofri, "La notte che Pinelli"", La Clé des Langues [en ligne], Lyon, ENS de LYON/DGESCO (ISSN 2107-7029), novembre 2009. Consulté le 20/06/2018. URL: http://cle.ens-lyon.fr/italien/litterature/bibliotheque/adriano-sofri-la-notte-che-pinelli-