V. Foa, Questo novecento, Einaudi, Torino 1996, pagina IX
Queste parole che hanno il fascino di una riflessione ad alta voce, trasmettono la percezione della storia come di qualcosa che attraversa la vita di ciascuno, anche se, ovviamente, possiamo essere solo testimoni passivi e non protagonisti come è accaduto all'autore; inoltre esse permettono di pensare al passato alla luce della propria memoria, delle domande che ciascuno di noi si pone.
In questa prospettiva ricordare è un processo finalizzato a comprendere e interpretare gli eventi attraverso un meccanismo che riguarda la storia orale poiché si tratta di uno sforzo di rielaborazione e trasmissione di significati del passato per il presente.
Chi narra agisce nello stesso tempo memoria autobiografica, trasmette un'esperienza di vita, riformula e trasmette qualcosa che si è ricevuto da generazioni precedenti e che si vuole passare a quelle future.
Questo lavoro, come ogni lavoro sul passato, non consiste mai esclusivamente nello stabilire dei fatti ma anche nello sceglierne alcuni come più salienti e più significativi di altri e nel metterli in relazione fra loro compiendo un processo di selezione cosciente e volontario.
Annita Malavasi è nata in provincia di Reggio Emilia nel 1921 in una famiglia contadina di cultura antifascista.
Entra in contatto con l'organizzazione clandestina del PCI subito dopo l'8 settembre 1943 e partecipa alla costruzione dei Gruppi di difesa della donna; svolge dapprima il ruolo di staffetta poi entra a far parte della Brigata Garibaldi con il grado di sergente maggiore.
Nel dopoguerra diviene funzionaria della Camera del Lavoro, ricoprendo incarichi dirigenziali nelle categorie sindacali.
Davide Morini è nato nel 1920, nella provincia di Reggio Emilia in una famiglia contadina. Primo di nove figli, per motivi economici compie brevi studi e inizia a lavorare giovanissimo; parte come militare di leva per il fronte di guerra nei Balcani, con il ruolo prevalente di autista di un generale. Già in viaggio per la campagna di Russia, viene riformato per motivi di salute e ritorna in Grecia nella divisione Acqui a Cefalonia. Dopo l'otto settembre 1943 evita l'eccidio e l'invio nei campi di concentramento, ritornando in Italia. Ricoverato in ospedale ad Alessandria, durante una breve licenza a casa, si nasconde per non essere di nuovo arruolato nella Repubblica di Salò. Uno dei fratelli è stato partigiano attivo nella Resistenza.
Ha partecipato ad eventi pubblici, nelle scuole e nelle piazze per ricordare la sua esperienza.
Attualmente vive in Liguria.
I sentimenti antifascisti – il nonno socialista – l'adesione ai gruppi partigiani – la beffa del formaggio – i giovani del Fronte della Gioventù (organizzazione giovanile antifascista clandestina) – il giorno della Liberazione
Quando la "piccola" storia racconta quella "grande".