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La rete nazionale degli Istituti storici della Resistenza italiani

Luciana Rocchi, direttrice dell'Istituto storico grossetano della Resistenza e dell'età contemporanea



All'origine della rete nazionale degli istituti storici della Resistenza italiani c'è la fondazione dell'INSMLI (Istituto nazionale per la storia del movimento di Librazione in Italia), a Milano, nel 1949, a distanza di soli quattro anni dalla conclusione della lotta di Liberazione e dalla fine della guerra, nel momento in cui l'Italia stava compiendo i suoi primi passi di paese democratico. All'INSMLI fu affidato un compito pubblico: la conservazione e valorizzazione degli archivi dei Comitati di Liberazione Nazionale.

Nel tempo sono sorti in altre città istituti provinciali e regionali, fino agli attuali 65. La distribuzione territoriale degli istituti non è omogenea, replicando nei fatti le differenze tra la storia dell'Italia centro-settentrionale, ampiamente attraversata dal fenomeno resistenziale tra autunno '43 e primavera '45, e le regioni meridionali, precocemente sottratte all'occupazione tedesca ed estranee alla tragica avventura dell'ultimo fascismo, la Repubblica Sociale Italiana fondata e guidata da Benito Mussolini, fino all'ultimo legata e in buona parte subordinata alla Germania hitleriana, l'alleato occupante. Piemonte, Emilia-Romagna, Toscana sono le regioni a più alta densità; a sud di Roma e nelle isole esistono attualmente solo un piccolo numero di istituti.

La cronologia della nascita degli istituti, così come le loro diverse caratterizzazioni, vanno ricondotte alle trasformazioni che hanno segnato la storia d'Italia dal secondo dopoguerra in avanti. Alle molte differenze, che permangono e costituiscono un valore, si aggiunge oggi come elemento di uniformità l'aggiunta del riferimento all'età contemporanea nella denominazione - e ovviamente nella cultura che producono.

A caratterizzare oggi il ruolo culturale della rete è innanzitutto la dimensione del patrimonio archivistico e bibliotecario. Nei decenni sono stati acquisiti archivi di partiti politici, di personalità, di enti privati di varia natura, progressivamente inventariati e in gran parte informatizzati. Le biblioteche della rete, nel loro insieme, costituiscono il più cospicuo giacimento librario nazionale relativamente alla storia contemporanea. Alla gestione di questa somma di beni culturali lavorano storici e archivisti, docenti universitari e insegnanti comandati dal Ministero della Pubblica Istruzione. Gli istituti costituiscono un sistema complesso, all'interno del quale  convivono un intenso lavoro di ricerca scientifica, una rilevante produzione editoriale, funzioni di servizio culturale sul territorio. L'essere rete rende fruibili per tutti le risorse di ciascuno. Di questi caratteri originali si avvale la scuola, che trova negli istituti un presidio utile a migliorare la qualità dell'insegnamento, proprio grazie alle condizioni offerte dalle interazioni possibili tra beni culturali, ricerca scientifica, ricerca didattica. Una convenzione con il Ministero della Pubblica Istruzione traccia annualmente le linee d'indirizzo  della collaborazione offerta dall'INSMLI alle istituzioni scolastiche.

Una grande attenzione è stata rivolta negli ultimi anni alla realizzazione di due obiettivi: la formazione di giovani con un alto livello di competenze nell'ambito della contemporaneistica e la comunicazione. È al suo secondo anno una Scuola superiore di studi di storia contemporanea per laureati e dottori di ricerca in storia. Da tre anni è attivo un portale nazionale, che costituisce anche una sorta di specchio dello stato della rete e si propone come strumento di informazione, comunicazione, formazione aperto all'Europa, come rivelano le statistiche degli accessi dai paesi europei.

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mise à jour le 11 décembre 2008
Créé le 12 mars 2008
ISSN 2107-7029
DGESCO Clé des Langues