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Histoire - Storia




 
Si tratta di un libro sul posto e sui diversi ruoli delle donne nella Resistenza italiana. L'autrice ha fatto degli studi sul fascismo e si è specializzata in Storia delle donne. È riuscita a ricostruire le vicende di oltre 200 donne; ricerca che non è mai stata tentata in precedenza. Esistono  dunque numerose storie che mostrano l'importanza delle donne nella Resistenza però non hanno ottenuto molti riconoscimenti da parte delle istituzioni e della società in generale. Per ciò, il libro è importantissimo perché ha come finalità quella  di riconoscere il loro ruolo e di rendere loro omaggio. Si iscrive in una volontà di rinnovo della storiografia su questo periodo; infatti, Marina Addis Saba vuole mostrare la complementarità fra gli uomini e le donne, vuole mostrare che sono due tipi di resistenza, di atti però che sono entrambi fondamentali.

 
  • AAVV, a cura di Telefono Rosa, Le italiane, Castelvecchi, 2010
 
L'Associazione Nazionale Volontarie Telefono Rosa - Onlus è nata nel 1988 come strumento temporaneo per far emergere attraverso la voce diretta delle donne la violenza sommersa. Con la pubblicazione di questo libro, l'Associazione partecipa alle celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia; assegnando a diverse autrici la realizzazioni di biografie di donne italiane, testimoni eccellenti nei campi della politica, della cultura, della scienza, dell' economia e dello sport.


 
 

Umberto Ambrosoli è il terzo figlio di Giorgio, l'avvocato liquidatore della Banca Privata italiana, ucciso a Milano nella notte fra l'11 e il 12 luglio 1979 da William Aricò, sicario italo-americano assoldato dal banchiere Michele Sindona; è avvocato penalista a Milano e ha deciso di scrivere un libro per i suoi tre figli per raccontare...  "la storia di un uomo che, come tanti, conduceva una vita normale, aveva una bella famiglia che amava molto, credeva nel significato e nel valore della propria libertà e responsabilità. Quest'uomo era mio papà."



 
  • Marco Belpoliti, La prova, Einaudi, Torino, 2007

Il libro descrive  i viaggi compiuti dall'autore, insieme al regista Davide Ferrario, autore del film-documentario La strada di Levi (2006) sulle tracce dello stesso itinerario di Primo Levi liberato dal campo di Monowitz - una sezione di Auschwitz -  il 27 gennaio 1945. A sessant'anni di distanza Belpoliti ha zizagato attraverso l'Europa dell'Est, visitando i luoghi raccontati ne La tregua, utilizzando questo testo come una guida per interpretare luoghi naturali e urbani e per far riemergere la memoria del passato:  attraverso Ucraina, Bielorussia, Moldavia, Romania, Ungheria e Slovacchia per finire a Torino.
 

 

Il titolo del romanzo riprende un verso di una ballata di Sandor Petofi, grande poeta del risorgimento ungherese, ed è fra le poche cose che Anita, la protagonista, porta con sé, insieme a ricordi dolorosi.
Siamo nel 1948 e Anita ha quindici anni, è una sopravvissuta ai campi di concentramento, proviene da un orfanotrofio ungherese ed è in viaggio per andare a vivere in Cecoslovacchia dalla zia Monika.


 
 
Mario Calabresi "parla" a partire dall'assassinio politico del padre, il commissario Calabresi, avvenuto 35 anni fa, di che cosa ha rappresentato per lui - bambino, per i fratelli e per la madre, quell'evento. Ai suoi ricordi si sommano quelli di altre vittime del terrorismo italiano degli anni Settanta e successivi, e le vicende controverse della storia italiana degli anni di piombo.
Privato e pubblico trovano una felice sintesi umana e politica.


 
 
 

Ex militante di Lotta Continua racconta l'attentato a suo padre, vicedirettore della Stampa, ucciso dalle Br. "È successa una cosa terribile: hanno sparato a tuo papà. Gli hanno sparato alla testa. È il 16 novembre del 1977, Carlo Casalegno, vicedirettore della Stampa, è stato ferito dalle Br. Morirà due settimane dopo... Da quel tragico evento, che ha segnato la vita di Andrea, prende le mosse questo libro scarno ed essenziale, essenziale come può essere il dolore di un figlio che ha perso il proprio padre, ucciso perché persona libera e coraggiosa. Casalegno, che aveva fatto la Resistenza nel Partito d'Azione, scriveva parole durissime contro i terroristi e in difesa della legge. La ricostruzione di Andrea ci riporta a quell'anno horribilis (più di duemila attentati terroristici) e ancora prima al '68, all'occupazione delle università..."

 

 


"Quella tessera del PCI n° 2158861, anno 1947, la conservo ancora, assieme a tutte le altre della mia carriera comunista: ventiquattro tessere del PCI, fino al 1970, quando, proprio all'inizio dell'anno, a gennaio, vengo radiata per via dell'eresia del Manifesto.
(pag. 264)
Questa riflessione caratterizza, a ragione, uno dei tratti salienti della personalità e dell'esperienza politica di Luciana Castellina; credere in un ideale politico limpido senza preoccuparsi di posti da occupare, denaro, clientele: la sua vita stessa lo testimonia.


 

L'ultimo agile (140 pagine in formato ridotto) libro dello storico Crainz si inserisce nella produzione documentaristica storica italiana, relativa al passaggio fra il regime fascista e l'Italia democratica. Un periodo questo già ampiamente indagato ma che, soprattutto in questi ultimi anni, ha visto pubblicazioni tese a fornire un'interpretazione degli eventi non del tutto corretta. Una sorta di revisionismo "a posteriori". Necessario quindi tornare a riflettere su episodi che nella memoria collettiva non sono ancora pacificati e lo stesso giudizio storico presenta valenze non sempre univoche.


 
 
Un elogio della famiglia, quella laica basata sugli affetti autentici, sulla verità dei sentimenti; una famiglia che si può anche dividere, intrecciare pur rimanendo un punto di riferimento di valori e di identità. Al di là di ogni possibile retorica o di visione idealizzata, Dalla Chiesa racconta la sua famiglia, passata attraverso dure prove ma rimasta al fondo unita e capace di trasmettere gli stessi valori anche in tempi e società diverse: dagli inizi del '900, al fascismo, alla Resistenza, al '68, agli anni settanta, fino ad oggi.


 

Il libro mette in evidenza due caratteristiche dell'autore: quella del punto di vista  di uno degli studiosi di storia contemporanea maggiormente riconosciuto oggi in Italia e quella di  ex  militante di Lotta Continua, un'organizzazione alla sinistra del Pci, che  ha vissuto al proprio interno quasi tutti i fenomeni degli anni '70; dal femminismo, alla centralità operaia, alla deriva armata. Come evidenziato anche solo dall'indice, De Luna vuole togliere dall'analisi l'abusata espressione di "anni di piombo"  caratterizzante in modo riduttivo quegli anni e sceglie di dare voce e dignità alle tracce e alle storie di protagonisti, spesso vittime innocenti di una violenza che li ha travolti insieme ai movimenti ed alle idee alle quali avevano dedicato la loro vita.

 

 

 
 

Sabina Rossa ha raccolto più di 40 testimonianze  e insieme al giornalista Giovanni Fasanella ha scritto un libro interessante sulla vita e l'uccisione del padre e ha contribuito a fornire un altro capitolo per capire meglio lo svolgersi degli anni settanta in Italia. Il 24 gennaio del 1979 alle 6,30 del mattino, a Genova, Guido Rossa, sindacalista e operaio all'Italsider viene prima gambizzato e poi ucciso dalle Brigate rosse, davanti a casa.


 

I due autori hanno raccolto le parole di familiari e amici di vittime delle stragi nere e del terrorismo rosso, percorsi individuali di sofferenza e di amarezza accomunati però  dalla protesta verso lo Stato, che raramente ha fatto giustizia e verso l'informazione che ha spesso trasformato gli ex-terroristi in personaggi mediatici. Appunto, si è detto, silenzi di vittime e di innocenti che nel libro hanno parlato con grande dignità non cercando benefici o privilegi ma per inseguire giustizia, verità e chiarezza.


 
Il libro narra, in prima persona, l'esperienza della scrittrice che giovane laureata e novella sposa, emigra con il marito in Germania. Si tratta di "un'emigrazione privilegiata" ma non per questo meno dolorosa; troppo diversi l'ambiente, le persone, il clima, i luoghi geografici.
Nel piccolo paese in cui si trasferiscono incombe una natura intoccabile, un bosco minaccioso che diventa emblema di cupezza e solitudine per la scrittrice che, comunque, impara la lingua, ha contatti con gli altri residenti, e pur familiarizzando rimane comunque estranea all'ambiente.
O meglio, questo è il suo sentire.


 

La Maraini, ormai adulta, riceve dal padre Fosco i quaderni-diario della madre Topazia Alliata, scritti durante gli anni trascorsi in Giappone dal 1938 al 1942 e ritrovati recentemente nella casa fiorentina.
È l'occasione per raccontare, sul filo della memoria, il legame con la madre e alcuni aspetti inediti della vita della famiglia Maraini, dall'imbarco a Brindisi fino all'internamento nei campi giapponesi per i traditori italiani.

Moncalvo con il secondo libro sulla famiglia Agnelli, proprietaria della fabbrica di automobili Fiat di Torino completa la narrazione sulle vicende di una delle famiglie industriali più potenti d’Italia, giunta oggi alla quinta generazione. In particolare sono svelati fatti appunto “segreti” che l’autore analizza attraverso documenti e atti legali, rimasti fino ad oggi inediti. È un libro avvicente, narrato come un romanzo che evidenzia verità e storie private nascoste, pubblicato proprio nel decennale della morte dell’Avvocato Agnelli che si spense a 82 anni nel gennaio del 2003.


Un libro sugli anni Settanta a partire dai libri dei figli delle vittime di terrorismo e di mafia e da alcune interviste nel milieu delle Associazioni dei familiari delle stragi. Non un sasso nello stagno ma il tentativo di riprendere in forma pubblica un filo memoriale che rimane per lo più sotto traccia, nel privato o prigioniero di definizioni sociologiche reciprocamente autoescludenti (la lunga stagione delle contestazioni, gli anni di piombo...).



"Queste pagine sono nate dal desiderio di far conoscere ai miei figli qualcosa del loro nonno, che non hanno potuto incontrare in questa vita e che sono abituati a vedere riproposto alla televisione nella terribile fotografia da prigioniero delle Brigate rosse o cadavere nel portabagagli di una macchina circondata da persone agitate. Volevo farglielo vedere, invece, così come lo avevo visto io e come mi è rimasto nel cuore. Ho raccolto e selezionato dei ricordi che potessero dare almeno una impressione di lui." (pag. 8)




Ed è anche una storia  personale ed intima; racconta l'infanzia e l'adolescenza di una figlia, insieme alle vicende familiari fra gli anni '70 e '80. Soprattutto le vicende di un padre ingombrante che un po' come uno spettro l'ha accompagnata nella sua vita. La giovane Anna, dal maggio 1977, con la prima irruzione delle forze dell'ordine in casa, viene buttata suo malgrado nella Storia.



Pennacchi intende raccontare i grandi eventi della storia d'Italia attraverso le vicende degli umili; con episodi comici e drammatici delinea le contraddizioni di un popolo. Il tutto viene sviluppato da un personaggio senza nome che parla e racconta ad un interlocutore misterioso e solo in conclusione scopriremo la sua identità con un bel colpo di scena finale. I modelli dichiarati per l'ispirazione letteraria sono Il mulino del Po, di Bacchelli, I promessi Sposi, di Manzoni,  La geografia, di Strabone, La vita, di Cellini con una commistione di generi che recupera pure il filò, il racconto della tradizione orale.




Il libro del giornalista Pergolizzi deve il titolo ad un luogo, nel centro storico di Reggio Emilia, in cui alcuni giovani fra il 1969 e il 1970 si riunivano, progettando di fare la rivoluzione. Buona parte di quei ragazzi sarebbero poi entrati nelle Brigate Rosse per costituirne la cosiddetta colonna reggiana. Nella stesura si intrecciano le testimonianze di chi, a vario titolo ha vissuto gli eventi politici degli anni Sessanta e Settanta nella città emiliana. Tuttavia, per meglio comprendere e far comprendere, lo sguardo si allarga dal dopoguerra fino ad un anno prima del sequestro Moro.




Il libro è la ristampa aggiornata dell'intervista di Piero Scaramucci a Licia Rognini, vedova dell'anarchico Giuseppe Pinelli, precipitato dalla finestra del 4° piano delle Questura di Milano, dove era illegalmente trattenuto, nella notte del 15 dicembre 1969, tre giorni dopo la strage alla Banca dell'Agricoltura a Piazza Fontana. La nuova edizione è dedicata alla giornalista Camilla Cederna che, recandosi all'epoca all'ospedale e poi in questura, si rese immediatamente conto delle falsità e delle contraddizioni delle versioni ufficiali delle forze dell'ordine che attribuivano a Pinelli e agli anarchici la colpevolezza per Piazza Fontana.



 

Due libri usciti a poca distanza l'uno dall'altro, definiti rispettivamente Il racconto di una vita: la politica come educazione sentimentale e Memoria e storia del Novecento nel racconto appassionato di un protagonista. Due libri di amici e di protagonisti politici della storia della sinistra italiana. Due libri di militanti che sono ancora in grado di essere attivi e presenti: la Rossanda vive a Parigi e scrive sul Manifesto; Ingrao (92 anni) partecipando ad una manifestazione a Roma afferma, con spirito indomito, che la politica deve anche far sognare, che si deve volere altro... che non ci si deve rassegnare. Due autobiografie che consigliamo a chi vuole conoscere parte della storia recente italiana, come è stata vissuta e raccontata, con la convinzione che si fa storia anche attraverso le memorie individuali dei testimoni.

 



Il 26 settembre del 1988 la mafia siciliana uccise il sociologo e giornalista Mauro Rostagno che aveva fondato alcuni anni prima a Trapani, in Sicilia una comunità per il recupero dei tossicodipendenti. Maddalena aveva 15 anni quando il padre fu ucciso e oggi, cresciuta, ha riaperto i cassetti reali e simbolici delle memorie, ha letto le carte giudiziarie e scritto, insieme al giornalista Andrea Gentile, un libro bellissimo in cui racconta la storia di un uomo e, insieme, quarant'anni di storia e misteri italiani.

 

 


Dice Adriano Sofri: "È la vecchia storia del ferroviere anarchico che venne giù dalla finestra del quarto piano della Questura di Milano. Quarant'anni fa, più o meno. Quelli che allora c'erano, ciascuno a suo modo, credono di saperla. Bè non la sanno. In nessuno di quei modi. Figurarsi quelli che non c'erano. Figurarsi una ragazza di vent'anni, di quelle che fanno le domande. Anch'io credevo di saperla. Poi ho ricominciato daccapo."

 

 

 

La bambina vede il padre riverso sul marciapiede in una pozza di sangue, la bambina che simula il gesto della rivoltella per spiegare ai suoi compagni: Hanno ucciso papà. Ma queste cose succedono nei film, non può essere vero. I compagni dell'asilo non mi credono. Allora insisto: hanno ammazzato papà, gli hanno sparato, bum! bum!, con la pistola e mimo con le dita la forma dell'arma  (pag. 38). L'adolescente triste che cerca nella lettura una speranza per dare un senso al vuoto della vita; la donna che scappa velocemente e poi vomita in un cestino quando incontra per caso uno dei killer del padre: tutto questo c'è in Come mi batte forte il tuo cuore, e già dal titolo quanta passione!

 



Mille lire al mese è il titolo sia di un film sia di una canzone degli anni Trenta. Il film chiariva molto bene che per guadagnare questa cifra un giovane non solo doveva essere specializzato in un ramo della tecnologia d’avanguardia, ma gli conveniva emigrare. E infatti la vicenda si colloca a Budapest. Tutto ciò proiettava la conquista delle mille lire in una dimensione da operetta. Mentre il film fu dimenticato, la canzone diventò molto popolare. Le parole di questa canzone rispecchiano le apprensioni e le aspirazioni degli italiani dell’epoca : “Se potessi avere mille lire al mese”.

 

In un giorno di febbraio degli anni di piombo, Valerio muore assassinato in casa sua. Sua madre cerca ancora la verità. (sottotitolo) Prima si è abbassato il passamontagna e poi mi ha colpito. Sono tanti i motivi per i quali, dopo trent'anni, non ho smesso di cercare il colpevole. E fra tanti, ce n'è uno che è proprio una tortura. Quando questo ragazzo è comparso davanti ai miei occhi, non aveva il passamontagna. Potrei ancora identificarlo. (IV di copertina)

 


 
 

L' autore - Sandro Toth -  nato a Pescara nel 1935, è oggi Zvi Yanai, e vive in Israele,  è stato il Direttore generale del Ministero delle scienze ed è un noto divulgatore scientifico che ha pubblicato numerosi testi. Nel 2004 leggendo un articolo su una rivista scientifica si mette in contatto con l'autore per presentargli alcune domande sul comportamento dei mammiferi. La corrispondenza con il prof. Romolo Benvenuti dell' Università di Roma scivola sul piano personale.

 
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mise à jour le 15 novembre 2013
Créé le 22 septembre 2009
ISSN 2107-7029
DGESCO Clé des Langues