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Giovanni De Luna, "Le ragioni di un decennio"

Feltrinelli, Milano, 2009
Publié le : 21 juin 2010
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Giovanni De Luna insegna Storia contemporanea e Fonti iconografiche e audiovisive per la ricerca storica all'Università di Torino ed è anche autore di trasmissioni radiofoniche e televisive. Collabora a La Stampa e Tuttolibri.

E' storico riconosciuto e affermato, ha al suo attivo numerose pubblicazioni.




Indice

  • Introduzione
  1. Tracce di memoria
  2. Segreto e Stato
  3. La verità è rivoluzionaria
  4. Crisi del centrosinistra, crisi del sistema
  5. La violenza
  6. L' antifascismo militante
  7. Il Pci di Berlinguer, il Psi di Craxi
  8. Illusioni insurrezionaliste
  9. La "centralità operaia"
  10. La glaciazione degli anni '80
  11. Tra memoria e oblio
  12. Da militanti a funzionari
  13. Da militanti a cittadini
  • Epilogo di un decennio e di un secolo

 

Il libro mette in evidenza due caratteristiche dell'autore: quella del punto di vista  di uno degli studiosi di storia contemporanea maggiormente riconosciuto oggi in Italia e quella di  ex  militante di Lotta Continua, un'organizzazione alla sinistra del Pci, che  ha vissuto al proprio interno quasi tutti i fenomeni degli anni '70; dal femminismo, alla centralità operaia, alla deriva armata.

Come evidenziato anche solo dall'indice, De Luna vuole togliere dall'analisi l'abusata espressione di "anni di piombo"  caratterizzante in modo riduttivo quegli anni e sceglie di dare voce e dignità alle tracce e alle storie di protagonisti, spesso vittime innocenti di una violenza che li ha travolti insieme ai movimenti ed alle idee alle quali avevano dedicato la loro vita.

Militanti di sinistra, non iscritti al Pci o al Psi, non terroristi, né poliziotti o vittime del terrorismo, morti dimenticati, dediti alla causa degli ultimi ma quasi tutti cancellati dalla memoria pubblica. 

Come  Tonino Miccichè, un emigrato dalla Sicilia, operaio alla FIAT poi licenziato, che aveva guidato l'occupazione delle case popolari nello storico quartiere della Falchera a Torino, ucciso da una guardia giurata con un colpo di pistola in fronte.

E come Francesco Lorusso, ammazzato da un carabiniere a Bologna negli scontri dell'11 marzo 1977 e il cui funerale, per motivi di ordine pubblico, venne celebrato in una squallida periferia urbana.

Questi sono solo due nomi che si inseriscono in un lungo elenco, in una sorta di cronologia della morte... che ci rinvia anche alle stragi della  strategia della tensione di cui vogliamo ricordare le cifre: centocinquanta morti, seicentocinquantadue feriti. Stragi per cui non è mai stato trovato un colpevole in chiave giudiziaria.

De Luna ricorda che lo Stato ha rinunziato a fare luce ogni volta che si sospettava un coinvolgimento dei suoi apparati e che lo storico potrà far luce solo in futuro, essendo stato finora impedito l'accesso alle carte e agli archivi.

Nella parte iniziale del libro ci viene restituito lo spirito del tempo con le fonti coeve, vale a dire film, canzoni, libri; per fare questo - dice l'autore - ho dovuto indossare gli abiti del testimone, ricordando appunto i film che andavo a vedere, le canzoni che cantavo, i libri che leggevo, il rapporto con la storia della Resistenza che avevo.

Accanto al testimone sta lo storico che analizzando quel periodo piuttosto che inseguire la teoria del doppio Stato preferisce richiamarsi al filosofo Norberto Bobbio che teorizzava l'esistenza in tutte le democrazie di una dose fisiologica di arcana imperi ma anche la necessità di contenere il più possibile la simulazione e la segretezza insite nella segretezza.

Un passato che può passare se lo Stato riconosce il proprio coinvolgimento nelle stragi terroristiche , invita lo storico, sul modello della Commissione sudafricana su Verità e Riconciliazione. Assumersi le proprie responsabilità, è questa l'esortazione rivolta a tutti i protagonisti di quella stagione e perchè il passato possa passare è necessario che sulla troppa memoria prevalga la storia.

E oggi?

Che cosa è rimasto di quell'Italia per cui Miccichè e altri hanno vissuto e lottato; si sente un senso di straniamento nel misurare le fratture che si sono aperte tra loro e il nostro presente; vi è una rottura significativa che si riferisce alla militanza politica e oggi molto appare nebuloso e incerto.

Nell'Epilogo, De Luna ricorda Carlo Giuliani che fu ucciso da un carabiniere a Genova, il 21 luglio 2001, durante gli scontri che caratterizzarono le manifestazioni contro il G 8 e così conclude il libro nel confronto con i simboli del passato:

Il funerale di Carlo Giuliani è la trasposizione in chiave rituale di un intreccio, di una pluralitò di luoghi di formazione nei quali ci si avvicina alla militanza politica: lo si può confrontare con il passato, sottolineandone l'afasia, la povertà dei simboli, la mancanza di tensione ideologica; ma lo si può leggere anche rispetto al futuro, cercando di decifrare i nuovi scenari in cui la politica sarà declinata dai movimenti giovanili. Quanto al presente, ... resta una forte impressione di straniamento: la mattina di domenica 22 luglio 2001, alla stazione di Torino Porta Nuova arrivavano da Genova i giovani che avevano partecipato alle manifestazioni contro il G 8 e partivano i giovani che avevano assistito al concerto degli U 2: erano migliaia da una parte e dall'altra, sapevano gli uni degli altri; si sono incrociati, si sono guardati, non si sono parlati. ( pagg. 225 / 226)

 

 a cura di Maurizia Morini


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mise à jour le 21 juin 2010
Créé le 21 juin 2010
ISSN 2107-7029
DGESCO Clé des Langues