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L'Italia in musica - Terza parte: I secondi anni Sessanta

Par Cesare Grazioli : historien - Istituto storico per la storia della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Reggio Emilia, Laboratorio nazionale di didattica della storia
Publié par Damien Prévost le 19/10/2012
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Cesare Grazioli, storico e docente nei licei italiani

 

 

 


[style2;I secondi anni Sessanta:
la beat generation, i complessi, e la canzone più tradizionale]
Indice

 


Il clima cambiò in parte nella seconda metà del decennio, quando si imposero due giovanissime, emerse entrambe come “ragazze del Piper” (famosissimo club musicale romano inaugurato nel 1965): la trasgressiva Patti Pravo che esordì con Ragazzo triste e proseguì con successi come Qui e là, Se perdo te, La bambola (nel ’68), Il paradiso, fino a Pazza idea e Pensiero stupendo nei ’70; e Caterina Caselli, il “casco d’oro” (per i capelli a caschetto, a imitazione dei Beatles), che fu prima nelle vendite nel ’66 con Nessuno mi può giudicare, proseguì con Perdono, L’uomo d’oro, Sono bugiarda (cover di I’m a believer dei Monkees), Il volto della vita, Insieme a te non ci sto più (di Paolo Conte), e divenne in seguito una grande talent scout e produttrice discografica, con la Sugar.

Esempi riportati

 

La bambola
 
Pazza idea
 
Nessuno mi può giudicare
 
Sono bugiarda
 
I’am a believer
 


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– The Beatles

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– The Rolling Stones

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– The Byrds

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– The Beach Boys

 

Con loro due iniziò in Italia la beat generation, influenzata dalla seconda rivoluzione del pop-rock, quella dei Beatles e dei Rolling Stones in Inghilterra, e dei Byrds e dei Beach Boys in California; seguì poi l’influenza di altri grandi protagonisti del pop-rock internazionale: i due grandi folksingers americani Bob Dylan e Joan Baez, che misero in musica la contestazione giovanile del Sessantotto; e altri cantanti di rottura come Jimy Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison dei Doors, Eric Clapton. In Italia la generazione beat fu quella dei capelli lunghi dei maschi, della minigonna (nata a Londra nel 1964), con sviluppi musicali e di costume in molteplici direzioni, dai “figli dei fiori” all’ideologia del “sex drug ‘nd rock ‘n roll” e all’hard rock degli anni ’70.
Esempi riportati

Michelle
 
Help
 
Let it be
 
Satisfaction
 
Blowing in the wind
 
Mr.Tambourine
 
Surfin Usa
 
San Francisco
 

Anche in Italia, i maggiori esponenti di queste tendenze pop-rock furono i “complessi” (così erano allora chiamati i gruppi musicali), che si moltiplicarono negli anni ’60, a partire da gruppi stranieri che vennero a cantare in Italia in italiano. Però, la trasgressività delle intenzioni e del look venne stemperata verso soluzioni molto rassicuranti, nella musica e nei testi delle canzoni. I più celebri di quei complessi beat-pop-rock, molto spesso interpreti di cover di successi americani, o di brani composti da cantautori, erano: i Ribelli, dapprima all’interno del Clan di Celentano (Pugni chiusi); i Rokes (È la pioggia che va, Ma che colpa abbiamo noi); Mal and The Primitives (Yeeeeeeeh! ; Bambolina; Pensiero d’amore; Occhi neri occhi neri); l’Equipe 84 (Io ho in mente te, Bang bang, 29 Settembre, Auschwitz, Tutta mia la città, Pomeriggio: ore 6); I Nomadi (vedi dopo), i Corvi (Un ragazzo di strada); i Giganti (Proposta; Tema); i Camaleonti e i Dik Dik, che ebbero vendite di dischi altissime tra fine ’60 e primi ’70 (i Camaleonti con: L’ora dell’amore, Io per lei, Applausi, Viso d’angelo, Mamma mia, Eternità, Come sei bella; i Dik Dik con Sognando California, Senza luce, Il primo giorno di primavera, Io mi fermo qui, L’isola di Wight, Viaggio di un poeta); i Profeti (Ho difeso il mio amore, Gli occhi verdi dell’amore, Eri bella, Lady Barbara).
Esempi riportati

Pugni chiusi
 
È la pioggia che va
 
Yeeeeeeh
 
29 settembre
 
Pomeriggio: ore 6
 
Eternità
 
L’isola di Wight
 


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– The Rokes
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– Equipe 84
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– I Camaleonti

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– Massimo Ranieri

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– Nicola di Bari

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– Jimmy Fontana

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– Dalida

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– Wilma Goish

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– Orietta Berti

 

La nuova canzone pop dei complessi e dei giovanissimi non cancellò però la tradizionale canzone melodica “all’italiana”, sia perché, ovviamente, non erano solo i giovani ad ascoltare, cantare e ballare musica; sia perché anche tra i giovani vi erano diversi gusti musicali, con vistose differenze, ad esempio, tra le aree metropolitane e la provincia. Molti tra gli stessi cantanti finora citati, venuti alla ribalta come innovatori o “trasgressivi”, rientrarono nell’alveo della tradizione: così fu, in modi diversi, per Modugno, Celentano, Mina, Morandi, Peppino Di Capri, Betty Curtis. Inoltre, continuarono ad avere successo cantanti che si ponevano in continuità con la tradizione melodica, sia pur con un forte ricambio generazionale. Tra i “grandi” degli anni ’50, pochi rimasero in auge, e tra questi l’unico in primo piano fu Claudio Villa (che nel ’67 vinse Sanremo con Non pensare a me e Canzonissima con Granada), spesso in competizione per il primato a Canzonissima con Morandi e con il giovane napoletano Massimo Ranieri (Rose rosse, Vent’anni, Se bruciasse la città e diverse altre, sia in italiano sia della tradizione napoletana). Oltre a Ranieri, molte voci nuove si inserirono nell’alveo della tradizione, più o meno rinnovata: Nicola Di Bari (La prima cosa bella, Vagabondo); Jimmy Fontana (Il mondo; Che sarà; Pensiamoci ogni sera); Mario Tessuto (Lisa dagli occhi blu). Tra le cantanti: Dalida, la prima donna a vincere, nel ’64, il disco di platino per un milione di dischi venduti (I ragazzi del Pireo, La danza di Zorba, Bang bang, Ciao amore ciao, Dan dan dan); Gigliola Cinquetti (Non ho l’età [vedi prima], Dio come ti amo! La pioggia); Anna Identici (Quando mi innamoro, Era bello il mio ragazzo); Wilma Goich (Le colline sono in fiore); le reggiane Iva Zanicchi (Come ti vorrei, Non pensare a me, Zingara, Un fiume amaro, Ciao cara come stai?) e Orietta Berti, forse la più tipica esponente della canzone tradizionale, sia nella versione sentimentale (Tu sei quello, Io tu e le rose…) sia in quella allegra (Fin che la barca va, Tipitipiti). I palcoscenici di quella vecchia e nuova canzone all’italiana erano le gare canore di Sanremo e Canzonissima: quest’ ultima, amata anche per le coreografie, i balletti e le sigle musicali (delle gemelle Kessler, poi dell’esordiente conduttrice-ballerina Raffaella Carrà)
Esempi riportati

 

Rose rosse
 
Vagabondo
 
Il mondo
 
Che sarà
 
Ciao amore ciao
 
Le colline sono in fiore
 
Un fiume amaro
 
Fin che la barca va
 
La notte è piccola per noi (sigla)
 
Zum zum zum (sigla)
 
Quelli belli come noi (sigla)
 
Ma che musica maestro (sigla)
 
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Pour citer cette ressource :

Cesare Grazioli, "L'Italia in musica - Terza parte: I secondi anni Sessanta", La Clé des Langues [en ligne], Lyon, ENS de LYON/DGESCO (ISSN 2107-7029), octobre 2012. Consulté le 19/04/2018. URL: http://cle.ens-lyon.fr/italien/arts/musique/l-italia-in-musica-terza-parte-br-i-secondi-anni-sessanta