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L'Italia in musica - Terza parte: I primi anni Sessanta

Par Cesare Grazioli : historien - Istituto storico per la storia della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Reggio Emilia, Laboratorio nazionale di didattica della storia
Publié par Damien Prévost le 10/12/2012
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Cesare Grazioli, storico e docente nei licei italiani

 

 

I tanti filoni dei “mitici anni sessanta”, la prima stagione dei giovanissimi


Indice

 


Nel panorama musicale dei primi anni ’60 sbocciarono altre novità, diverse ma spesso intrecciate: l’esplosione della festival-mania; le “canzoni da spiaggia” e i molti nuovi balli giovanili; il successo dei cantanti-ragazzini; le mode effimere dei cinebox (antenati dei videoclip) e dei “musicarelli” (film musicali di infimo livello coi giovani cantanti di successo che… recitavano se stessi); poi la canzone beat e la nascita dei “complessi”; alternativi a queste tendenze e spesso appartati, i cantautori; e, con alcuni di questi ultimi, la rinascita della canzone politica. Un’enorme novità, imposta dalle case discografiche, fu anche l’identificazione tra la canzone e il/la cantante che la lanciava, mentre fino agli anni ’50 la stessa canzone era interpretata indifferentemente da diversi cantanti. Questa personalizzazione dilatò ovviamente il fenomeno del divismo canoro.
Oltre ai due grandi concorsi canori televisivi, il Festival di Sanremo e Canzonissima, si diffuse una vera e propria mania dei concorsi, che si svolgevano a centinaia nelle più remote località della penisola. I più noti furono il Festival di Castrocaro, dal ’57 (dedicato alle voci nuove); il Cantagiro, dal 1962 al 1970, e il Festival degli sconosciuti ad Ariccia; dal ’64 il Festival delle Rose, il Festivabar (basato sul juke-box) e il Disco per l’estate; dal ’65 la Rassegna di Venezia (iniziò inoltre, già nel 1957, lo “Zecchino d’oro”, riservato ai bambini, al Teatro Antoniano di Bologna).


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– Marie Laforêt

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– Françoise Hardy

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– Paul Anka

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– Sylvie Vartan

 

Nel 1959 sui settimanali iniziò la Hit parade (la classifica dei dischi più venduti, nata in America nel 1936), e nel 1967 la radio iniziò Vetrina di Hit parade (dei 45 giri più venduti, trasmessi dal decimo al primo), presentata da Lelio Luttazzi con un enorme ascolto tra i giovanissimi. A quei tempi, per i giovani era normale acquistare mediamente un 45 giri ogni settimana (!), e l’industria discografica segnò incrementi di fatturato vertiginosi, dai 18 milioni di 45 giri del 1959 ai 44 milioni del ’69 (si diffuse in quegli anni il mangiadischi, un giradischi portatile per 45 giri, molto in voga tra i giovani).
Già nel 1960 un’inchiesta accertò che il 40% degli acquirenti di dischi aveva meno di 20 anni, e il 1964 fu l’anno-boom nella vendita di dischi. In quegli anni celebri cantanti stranieri venivano a cantare in Italia, quasi sempre in italiano: Neil Seddhaka (Il re dei pagliacci, Esagerata), Paul Anka (Diana, Ogni volta), Gene Pitney (Quando vedrai la mia ragazza, Un soldino, Amici miei), Richard Anthony (E il treno va, Cin cin), Adamo (La notte, Affida una lacrima al vento), Marie Laforêt (La vendemmia dell’amore), Petula Clark (Ciao ciao, Chariot), Sandie Show (Domani, la danza delle note), Francoise Hardy (Quelli della mia età), Sylvie Vartan (Come un ragazzo, Zum zum zum), Antoine (La tramontana, Pietre), Nino Ferrer (La pelle nera, Agata), Rocky Roberts (Stasera mi butto), George Moustaki (Lo straniero).

Esempi riportati

 

Ogni volta
 
Quando vedrai la mia ragazza
 
Ciao ciao
 
La vendemmia dell’amore
 
Come un ragazzo
 
La tramontana
 
Stasera mi butto
 
Lo straniero
 

Nel 1961, per la prima volta un 45 giri vendette più di un milione di copie: Legata a un granello di sabbia, cantata da Nico Fidenco, che inaugurò la moda delle canzoni per l’estate, proprio mentre le vacanze al mare stavano diventando costume di massa (almeno per i ceti medi), non più un privilegio di pochi. Fidenco cantò poi Con te sulla spiaggia, ma il campione di quel genere divenne Edoardo Vianello, con canzoni cadenziate, molto orecchiabili, come Con le pinne il fucile e gli occhiali, I Watussi, Guarda come dondolo e altre, tutte associate a un ballo: twist, shake, limbo, hully gully, ye ye, surf, almeno uno nuovo ogni anno. Molte altre furono le “canzoni da spiaggia” di quegli anni, come Stessa spiaggia stesso mare di Piero Focaccia, Sei diventata nera dei Los Marcellos Ferial, Luglio di Riccardo Del Turco. Non erano certo dei capolavori, con l’eccezione di Sapore di sale di Gino Paoli (vedi dopo), ma diedero alla “colonna sonora” degli anni ’60 la sua inconfondibile atmosfera di spensieratezza e di gioiosa vitalità. Tra i tanti nuovi balli, spesso effimeri, il primo e il più in voga fu il twist, made in Usa, che segnò una svolta, perché non veniva ballato in coppia, ma in gruppo. Altrettanto significativo è che da allora iniziarono a differenziarsi i locali da ballo per i giovani (che negli anni ’70 divennero poi le discoteche) da quelli per gli adulti: una distinzione che fino ad allora non esisteva nelle sale da ballo, e nelle più popolari “balere”, i due luoghi pubblici ove si ballava. Oltre a queste canzoni adatte ai balli di gruppo, c’erano poi quelle per i “lenti” (cheak to cheak), come: I tuoi occhi verdi, Cinque minuti e poi, Parole, Monia.

Esempi riportati

Legata a un granello di sabbia
 
Sei diventata nera
 
Stessa spiaggia stesso mare
 
Luglio
 
Twist again
 
Il ballo di Simone
 
I tuoi occhi verdi
 
Monia
 

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– Nico Fidenco
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– Edoardo Vianello
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– Gianni Morandi

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– Rita Pavone

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– Little Tony

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– Pino Donaggio

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– Gianni Meccia

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– Bobby Solo

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– Gigliola Cinquetti

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– Catherine Spaak

 

In quegli anni del “baby boom” demografico, giovanissimi erano non solo i consumatori di dischi, ma anche i nuovi cantanti lanciati dalle case discografiche, primi tra tutti Rita Pavone e Gianni Morandi, ancora adolescenti quando divennero i nuovi idoli della canzone. Apparvero entrambi a 17 anni, nel 1962, nella trasmissione televisiva “Alta pressione” (del neonato secondo canale della Rai), ed avevano in comune un modo di cantare su un unico timbro, senza estensione, che si prestava perfettamente alla nuova tecnica discografica di incidere separatamente la base musicale e la voce: così la voce occupava le frequenze medie, la ritmica quelle basse, violini e/o tastiere quelle alte. Rita Pavone lanciò quell’anno La partita di pallone, cui seguirono Sul cucuzzolo (scritte da Edoardo Vianello), Alla mia età, Cuore, Il ballo del mattone, Datemi un martello, Il geghegè, e altre, tutte concentrate nei successivi 5-6 anni, quelli del suo breve ma strepitoso successo.
Morandi esordì con Andavo a cento all’ora (il nuovo mito della motorizzazione di massa) e con Go-kart twist, cui seguirono Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte, In ginocchio da te (che nel ’64 vinse il Cantagiro, con 1 milione di 45 giri venduti), La fisarmonica, Non son degno di te, tutte sul tema dell’adolescenza, e tutte da vacanze o da festicciole del sabato pomeriggio (magari in casa, con il mangiadischi). Nel 1966 volle cantare C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones, una canzone di forte impegno politico contro la guerra in Vietnam, che venne censurata dalla Rai. Poi tornò al solito repertorio con Scende la pioggia, Ma chi se ne importa, e nel ’70 con Occhi di ragazza, trionfi a Canzonissima. Dopo una eclissi negli anni ’70, l’evergreen Gianni Morandi tornò in auge dagli ’80 (Uno su mille e Si può dare di più).
Molti altri i giovanissimi idoli dei primi anni ’60: Little Tony, che cantò con Celentano 24000 baci (a Sanremo ogni canzone aveva due interpreti), poi Il ragazzo col ciuffo, Riderà, Cuore matto, grandi successi tra il ’66 e il ’70; Pino Donaggio che esordì con il twist Giovane giovane, proseguì con Io che non vivo senza te (che tradotta in inglese divenne un successo mondiale; Donaggio divenne poi autore di fama mondiale di colonne sonore per film); il cantautore Gianni Meccia con Il barattolo, il pullover; Tony Renis, legato alla fama della hit internazionale di Quando quando quando, del ’62; Remo Germani con Baci; Bobby Solo con Una lacrima sul viso, Una granita di limone, Zingara e Domenica d’agosto; Dino con Te lo leggo negli occhi, Il sole è di tutti, Gli occhi miei; Michele con Se mi vuoi lasciare e Dite a Laura che l’amo (cover di una canzone americana, come lo erano moltissime, allora); Don Backy con Canzone; Gianni Pettenati, che lanciò nel ‘66 Bandiera gialla: era la cover di The pied piper, ma anche il titolo dell’ascoltatissimo programma radiofonico di canzoni trasmesso da Rai2 tra il ’65 e il ‘70, condotto da Gianni Boncompagni e Renzo Arbore e riservato ai giovanissimi, tanto che iniziava con un annuncio provocatorio: "A tutti i maggiori degli anni 18: questo programma è rigorosamente riservato ai giovanissimi, ripeto, ai giovanissimi, tutti gli altri sono pregati quindi di spegnere la radio o sintonizzarsi su altra stazione…". Altrettanto popolari di questi cantanti furono le giovanissime cantanti, con stili e look molto diversi: oltre alla “monella” Pavone, c’erano la “ragazza acqua e sapone” Gigliola Cinquetti, che vinse Sanremo e l’Eurofestival del ’64 con Non ho l’età; la sexi e maliziosa Catherine Spaak di Quelli della mia età e L’esercito del surf (che aveva un ritornello emblematico: “Noi siamo i giovani / i giovani più giovani /siamo l’esercito /l’esercito del surf”).

Esempi riportati

 

La partita di pallone
 
Andavo a cento all’ora
 
In ginocchio da te
 
Occhi di ragazza
 
Giovane giovane
 
Io che non vivo
 
Il barattolo
 
Baci
 
Cuore matto Una lacrima sul viso
 
Gli occhi miei
 
Non ho l’età
 
L’esercito del surf
 
Canzone
 
Bandiera gialla
 
The pied piper
 

 

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Pour citer cette ressource :

Cesare Grazioli, "L'Italia in musica - Terza parte: I primi anni Sessanta", La Clé des Langues [en ligne], Lyon, ENS de LYON/DGESCO (ISSN 2107-7029), décembre 2012. Consulté le 23/06/2018. URL: http://cle.ens-lyon.fr/italien/arts/musique/l-italia-in-musica-terza-parte-br-i-primi-anni-sessanta