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L'Italia in musica - Seconda parte: L'influenza del fascismo e le canzoni politiche

Par Cesare Grazioli : historien - Istituto storico per la storia della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Reggio Emilia, Laboratorio nazionale di didattica della storia
Publié par Damien Prévost le 27/07/2012

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Cesare Grazioli, storico e docente nei licei italiani

 

Tra canzone melodica e ritmi americani
L'influenza del fascismo e le canzoni politiche
Elenco delle canzoni riprodotte

 

L'influenza del fascismo, le canzoni politiche


Indice

 

 


È superfluo ricordare che i decenni qui ripercorsi furono quelli della dittatura fascista. Prima ancora della presa del potere, negli anni dello squadrismo (1920-1922), il movimento fascista fece ampio ricorso alle canzoni, in continuità con la tradizione dei canti di guerra. Il suo inno più famoso,  Giovinezza, era nato in realtà come canzone goliardica (cioè degli studenti universitari) ai primi del secolo; poi divenne l’inno degli “Arditi” nelle trincee della Grande Guerra, e fu adottato dalle squadre fasciste. Ebbe infine una riscrittura ufficiale, da parte di Salvator Gotta, con un testo un po’ meno… bellicoso, che lo rese l’inno ufficiale del Pnf (versione ufficiale): la radio, che il fascismo seppe sfruttare abilmente a fini propagandistici, lo trasmetteva ogni giorno. Ogni settore del regime aveva almeno un suo canto o inno: nel 1923 Giuseppe Blanc (che era stato autore della versione goliardica di Giovinezza) compose Balilla! per l’organizzazione dei fanciulli, come poi ci fu quello delle donne fasciste. Seguirono molte altre canzoni dichiaratamente di regime, soprattutto dal 1935 (l’anno della guerra d’Etiopia), che spaziarono su tutti i toni e i registri, sia nei testi che nelle musiche: da quello solenne e aulico, a quello elegiaco, quasi patetico di Sole che sorgi, a quello della canzonetta, e perfino al registro comico-satirico da teatro d’avanspettacolo (O morettina). Esemplare è il caso della canzone più celebre (dopo Giovinezza): Faccetta nera, che divenne popolarissima per l’interpretazione in romanesco di Carlo Buti, ed era canticchiata come tante altre canzoni non politiche. Ma oltre che nelle canzoni dichiaratamente politiche – o in quelle che lo erano indirettamente, come Ma cos’è questa crisi e altre simili – l’influenza del fascismo si esercitò nell’incoraggiare la tradizione nazional-popolare della “canzone all’italiana”, impregnata di valori tradizionali e piccolo-borghesi come la casa, la famiglia (esemplari i testi di Mille lire al mese (vedi prima) o di C’è una casetta piccina: “Sposi, oggi si avvera il sogno e siamo sposi”), la virtuosa vita di campagna, la mamma, secondo un mammismo tipicamente italiano che trovò ampia espressione in tutta la storia della nostra canzone: vedi il caso di Mamma (vedi prima), del 1940, affidata a Beniamino Gigli, che è tuttora una delle tre canzoni italiane più famose nel mondo (per curiosità: le altre due sono: ‘O sole mio, e Volare di Modugno). Il fascismo cercò anche di ostacolare e limitare il più possibile l’influenza di stili e correnti musicali di altri paesi, in particolare del jazz americano  (lo stesso faceva anche in letteratura). Ben prima della “autarchia” del 1935, già a metà degli anni ’20 il fascismo impose la traduzione dei testi delle canzoni straniere, e anche dei nomi dei cantanti: fino al grottesco di presentare il grande Louis Armstrong, alla sua prima tournée in Italia nel ’35, come Luigi Braccioforte. –
Esempi riportati

 

Giovinezza (vers. Arditi)
 
Giovinezza (vers. ufficiale)
 
Ma cos’è questa crisi
 
Faccetta nera
 
Ti saluto vado in Abissinia
 
La canzone del volontario
 
O morettina
 
All’armi
 
Vincere!
 


Dopo vent’anni di censura assoluta di ogni forma di opposizione, durante la Resistenza (1943-1945) rinacque una canzone politica di segno antifascista, legata all’esperienza della guerra partigiana, i cui esempi più famosi furono Fischia il vento e Bella ciao (vedi le diverse versioni riportate) famosa in tutto il mondo.
Esempi riportati :

Fischia il vento
 
Bella ciao (a)
 
Bella ciao (b)
 

Bella ciao (c)
 
Bella ciao (d)
 


 

Elenco delle canzoni riportate


Indice

In neretto, ritrovate le canzoni considerate da Cesare Grazioli come "imperdibili"

 

 

Tra canzone melodica e ritmi americani

 

 

 

L'influenza del fascismo e le canzoni politiche


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Pour citer cette ressource :

Cesare Grazioli, "L'Italia in musica - Seconda parte: L'influenza del fascismo e le canzoni politiche", La Clé des Langues [en ligne], Lyon, ENS de LYON/DGESCO (ISSN 2107-7029), juillet 2012. Consulté le 21/08/2018. URL: http://cle.ens-lyon.fr/italien/arts/musique/l-italia-in-musica-seconda-parte-br-l-influenza-del-fascismo-e-le-canzoni-politiche