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L'Italia in musica - Quinta parte: I re del rock (emiliani) e i teen-idol degli anni Novanta

Par Cesare Grazioli : historien - Istituto storico per la storia della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Reggio Emilia, Laboratorio nazionale di didattica della storia
Publié par Damien Prévost le 29/01/2013

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Cesare Grazioli, storico e docente nei licei italiani

 

 

La  convergenza  verso  il  pop-rock  internazionale
I re del rock (emiliani) e i teen-idol degli anni Novanta
Elenco delle canzoni riprodotte (anni'80 e '90)

 

 

I re del rock (emiliani) e i teen-idol degli anni Novanta


Indice

Come prima accennato, lungo la via Emilia tra Bologna Modena e Reggio, così ricca di cantanti e cantautori, si formarono anche i tre cantautori rock più popolari dei ultimi decenni: Vasco Rossi, Zucchero e Ligabue, oltre al gruppo punk dei CCCP-CSI; e Luca Carboni, un idolo dei teenager negli ’80 e ’90 (sugli altri “teen-idol” di quegli anni, i romani Ramazzotti e Jovanotti, vedi dopo).

Vasco Rossi (nato nel 1952 a Zocca, sull’Appennino tra Modena e Bologna), dopo avere iniziato come dee-jay, ebbe il primo successo nel ’79 con Albachiara, cui seguirono nei primi anni ’80 le famosissime Siamo solo noi, Vado al massimo, Va bene va bene così e Vita spericolata, che iniziarono a farne un’icona di più generazioni, nel genere avviato dalla Nannini della nuova canzone d’autore contaminata dall’hard rock. Queste canzoni, che rappresentarono un’autentica “filosofia di vita” generazionale, diedero alla canzone rock una popolarità mai avuta fino ad allora in Italia. Canzoni-inno come queste, e altre che seguirono, mettevano in versi il linguaggio della strada, il gergo della generazione giovanile, che – va detto – Vasco Rossi riuscì a rappresentare per decenni, anche dopo che… giovane non lo era più. Per tutti gli anni ’90 e fino a oggi i suoi concerti negli stadi e nelle arene sono stati autentici bagni di folla, cosa che non gli ha impedito di mantenere un alto livello, come dimostrano i premi della critica al suo Canzoni per me del ’99.

Zucchero (nome d’arte di Adelmo Fornaciari, Roncocesi di RE, 1955) iniziò con difficoltà (4 volte a  Sanremo con esiti deludenti), poi, dopo un anno passato in California, nel 1986 pubblicò l’album Rispetto, pieno di assonanze rythm‘nd blues, e in collaborazione con Gino Paoli compose Come il sole all’improvviso. L’anno dopo, sfondò con l’album Blue, e canzoni come Con le mani, Pippo, Non ti sopporto più; nel 1989 un altro album, Oro incenso e birra, con i fortunatissimi Diavolo in me, Overdose d’amore, Diamante. Con tre concerti insieme al suo idolo Joe Coker iniziò la serie interminabile dei suoi concerti internazionali, sui palcoscenici più prestigiosi e spesso a fianco delle star più celebri: oltre a Coker, tra gli altri Miles Davis, Ray Charles, Eric Clapton, Paul Youg, e il famosissimo tenore modenese Pavarotti (col quale interpretò Miserere). Nel ’90 l’album Zucchero sings his hits in English uscì in tutto il mondo; il singolo Senza una donna, nel ’91, fu in vetta alle classifiche di vendita in tutti i paesi europei; nel ’95 l’album DiVino, con Così celeste e altre, ebbe il disco di platino per i 3 milioni di dischi venduti; e fu Zucchero, quell’anno, a lanciare Andrea Bocelli. Sarebbe troppo lungo inseguirne le performances e i riconoscimenti degli ultimi anni: basti dire che è riuscito come nessun altro a scrivere e interpretare un gran numero di brani estremamente fruibili sul mercato internazionale, rinnovando la canzone italiana in un confronto continuo con il ritmo della musica afroamericana del rock-soul, fino a diventare una specie di ambasciatore del pop-rock italiano apprezzato in tutto il mondo.

Luciano Ligabue (Correggio, 1960), ruvido, passionale e battagliero rocchettaro all’italiana, conobbe il successo da quando Pierangelo Bertoli utilizzò due sue canzoni. Da allora divenne uno dei grandi protagonisti del rock, dall’album Ligabue del ’90 a Buon compleanno Elvis (che include Certe notti, considerata da alcuni la migliore canzone italiana del decennio); nel ’98 la colonna sonora del film Radiofreccia, da lui girato come regista, e nel ’99 assieme a Jovanotti e a Piero Pelù incise il brano pacifista Il mio nome è mai più, il più venduto dell’anno, e l’album Miss Mondo, con il brano autobiografico Una vita da mediano; negli ultimi anni si moltiplicano i premi, i riconoscimenti della critica e gli spettatori ai suoi concerti (suo il record europeo di spettatori paganti in un concerto: 180.000 nel 2005, al Campovolo di Reggio Emilia).

Il migliore gruppo italiano di musica punk negli anni ’80 fu il reggiano dei CCCP-Fedeli alla Linea [NB: CCCP=Urss, cioè Unione Sovietica in cirillico], fondato da Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni. Il paradosso di proclamare la propria adesione al “socialismo reale” sovietico (proprio nel decennio della sua crisi irreversibile, che portò alla caduta del Muro di Berlino nell’ ‘89 e due anni dopo allo scioglimento dell’Urss), in un linguaggio musicale punk molto innovativo in Italia, non impedì al gruppo di affermarsi, anche a livello internazionale, con singoli come Live in Pankow, Spara Jurij e Punk Islam, e con gli album Ortodossia e Affinità-divergenze fra il compagno Togliatti e noi - Del conseguimento della maggiore età. Dopo lo scioglimento dei CCCP nel 1990, i suoi maggiori protagonisti, Ferretti e Zamboni, costituirono il CSI (anche questo nome preso dalla Russia, ora post-sovietica), in cui confluirono alcuni membri del Fitfiba, e che durò fino al 2000. Il suo Linea Goticadel ’96 (ispirato alla tragedia che si stava consumando nei Balcani) è stato considerato uno dei migliori album della musica italiana, sia per le sonorità che per l’intensità dei testi; e quello dell’anno dopo, Tabula rasa elettrificata, fu primo nelle vendite, fatto straordinario per un gruppo così alternativo e undergroud.  Molto “vicino” ai CSI, e spesso insieme nei concerti, fu il gruppo degli Ustmamo (parola dialettale dell’Appennino reggiano, patria del gruppo), con la voce di Mara Redeghieri. In particolare il terzo album del gruppo, Ust, del ’96, lo fece conoscere al grande pubblico, fino al suo scioglimento nel 2003. Sul versante folk-rock, i Modena City Ramblers.

I toscani Litfiba sono stati, a fianco dei CCCP-CSI, l’altro importante gruppo italiano d’avanguardia degli anni ’80 -‘90, con un’evoluzione dal punk e soprattutto dalla new wave iniziale a un rock duro nei primi anni ’90 e poi a un più morbido pop-rock, sempre intrecciati a melodie mediterranee. Già dal primo album, Desaparecido del 1985, emergevano forti temi politici, contro la violenza, la guerra e i totalitarismi, che rimasero una loro costante. I tre album degli anni ’80 costituirono La trilogia del potere; i quattro successivi, nei ’90, La tetralogia degli elementi (Fuoco, Terra, Aria, Acqua) conseguirono un successo crescente, così come l’ultimo album, Infinito (con un milione di copie vendute) del ’99. Subito dopo, però, la voce solista Piero Pelù uscì dal gruppo, e proseguì da solo, diventando una delle rockstar più popolari degli ultimi anni, a partire dal fortunatissimo Il mio nome è mai più, inciso nel ’99 assieme a Jovanotti e Ligabue (coi proventi destinati a Emergency), e con altri importanti album e concerti negli anni più recenti.

Esempi riportati

Vita spericolata
 
Siamo solo noi
 
Come il sole all’improvviso
 
Con le mani
 
Il diavolo in me
 
Miserere
 
Così celeste
 
Certe notti
 
Una vita da mediano
 
Il mio nome è mai più
 
Linea Gotica
 

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– Vasco Rossi
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– Zucchero
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– Ligabue
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– Litfiba
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Tutt’altro stile musicale e ben diversi motivi ispiratori, rispetto ai cantautori e ai gruppi punk-rock, sono quelli di Luca Carboni (Bologna 1964), che ha avuto una carriera folgorante, col primo album già a 20 anni, e poi diversi altri in pochi anni. Le sue sono canzoni pop molto amate dai teenagers, come Silvia lo sai, Farfallina, Vieni a vivere con me, poi quelle dell’album Carboni del ’92: Ci vuole un fisico bestiale, Le storie d’amore, Mare mare, la mia città, dove si fondevano l’aspetto del teen-idol, la sensibilità del cantautore e la grinta del rocker.

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– Biagio Antonacci
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– Luca Carboni
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– Samuele Bersani
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– Marco Masini
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– Max Gazzè
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– Eros Ramazzotti
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– Jovanotti

 

Altri teen-idol degli anni ’90 sono stati alcuni giovani cantautori: Biagio Antonacci (da Non so più a chi credere a Se io, se lei, in uno stile simile a quello di Carboni) e Samuele Bersani (Chicco e spillo, Freak), entrambi di area bolognese; Raf, autore e cantautore (da Cosa resterà degli anni ’80 a Sei la più bella del mondo) e Marco Masini, crudo urlatore della disperazione giovanile (con Disperato, Perché lo fai?, Vaffanculo, T’innamorerai), scoperti dall’inesauribile talent scuot Giancarlo Bigazzi ; il milanese Gianluca Grignani (Destinazione paradiso), un po’ ispirato a Battisti; e i romani Massimo Di Cataldo (Come sei bella, ’99, in stile Baglioni), Niccolò Fabi (Vento d’estate, assieme a Max Gazzè) e Alex Britti (Solo una volta o tutta la vita, Oggi sono io).

 

Sotto l’abile regia dell’ex-dj, organizzatore di eventi e talent scout Claudio Cecchetto si realizzò nei ’90 una fusione tra dance music e canzone, fino ad allora separate. Le due “scoperte” di Cecchetto che diedero successo a questa fusione sono stati gli 883 di Max Pezzali, e Jovanotti (vedi dopo). Gli 883 si imposero nei ’90 con canzoni “facili”, nelle quali al ritornello si sostituiva lo slogan, alla strofa il ritmo, in canzoni diventate immediatamente inni dei giovanissimi, come Hanno ucciso l’uomo ragno (1991) e Sei un mito.

Quando si parla di teen-idol nell’ambito della canzone pop, però, i due nomi che hanno dominato la scena dalla fine degli ’80 ai primi del Duemila sono quelli dei romani Ramazzotti e Jovanotti.

Eros Ramazzotti (Roma 1963), dopo l’exploit a Sanremo con Una storia importante, nel 1985, e l’anno dopo con Adesso tu, passò di trionfo in trionfo, con la sua voce nasale dalle inflessioni soul e folk e l’espressione da ragazzo imbronciato, con canzoni (ad es: Cose della vita, Più bella cosa, Se bastasse una canzone, Un’emozione per sempre) e album che nei ’90 lo hanno imposto come il cantante italiano più popolare nel mondo, anche grazie a canzoni “facili”, legate ai temi e ai problemi degli adolescenti, nello stile del pop internazionale imperante tra gli anni ’80 e ’90.

Jovanotti (Lorenzo Cherubini, Roma 1966), dopo essere stato un giovanissimo disc-jockey, venne lanciato da Cecchetto come artista prototipo del teen-ager di fine anni ’80, nel look (divise sportive, frenetico agitarsi al ritmo della musica dance) e nei suoi primi motivi di successo: Gimme five, Non m’annoio, Ragazzo fortunato, Muoviti adesso, E’ qui la festa. Ma dopo la sua eccezionale capacità di trasformare gli slogan e il gergo giovanile in brani musicali, è emersa una “conversione politica” in senso terzomondista, intrecciata all’influenza del rap e dell’hip-hop (= la cultura degli afroamericani nata nelle metropoli americane negli anni ’80, fatta di rap, break dance, graffiti e tags sui muri e le superfici urbane), negli album Jovanotti del ’94 e nei successivi L’albero e Lorenzo 1999-Capo Horn, fino alle ultime canzoni, più melodiche e intime: L’ombelico del mondo, Serenata rap, Piove, Penso positivo, Si va via, Tutto l’amore che ho, Per te, Mi fido di te, A te (2008).

Il mio corpo che cambia
 
Ci vuole un fisico bestiale
 
Mare mare
 
Freak
 
Cosa resterà di questi anni ottanta
 
Sei la più bella del mondo
 
Perché lo fai
 
Hanno ucciso l’uomo ragno
 
Una storia importante
 
Se bastasse una canzone
 
Penso positivo
 
Serenata Rap
 
A te
 

E’ appena il caso di sottolineare che il fenomeno dei teen-idol giovanissimi risponde all’esigenza delle case discografiche di lanciare/inventare volti e personaggi (prima ancora che voci) adatti a un pubblico sempre più giovane, costituito in misura crescente di preadolescenti. La cosa può sembrare simile a quanto accadde nei primi anni ’60, ma con un’enorme differenza: nei ‘60 le canzoni di successo arrivavano a vendere un milione di dischi, mentre oggi sono considerate un eccellente risultato… 30.000 copie! Questi numeri danno il senso di quanto internet, il lettore MP3 e le altre nuove forme di fruizione elettronica della musica stiano minacciando di estinzione i CD. Ironicamente, si potrebbe osservare che i CD siano destinati a una vita molto più breve della loro illustre vittima, il disco in vinile, il supporto inventato nel Novecento e durato quasi un secolo.

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Pour citer cette ressource :

Cesare Grazioli, "L'Italia in musica - Quinta parte: I re del rock (emiliani) e i teen-idol degli anni Novanta ", La Clé des Langues [en ligne], Lyon, ENS de LYON/DGESCO (ISSN 2107-7029), janvier 2013. Consulté le 23/09/2018. URL: http://cle.ens-lyon.fr/italien/arts/musique/l-italia-in-musica-quinta-parte-br-i-re-del-rock-emiliani-e-i-teen-idol-degli-anni-novanta-