Vous êtes ici : Accueil / Arts / Musique / L'Italia in musica - Quarta parte: La seconda generazione dei cantautori

L'Italia in musica - Quarta parte: La seconda generazione dei cantautori

Par Cesare Grazioli : historien - Istituto storico per la storia della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Reggio Emilia, Laboratorio nazionale di didattica della storia
Publié par Damien Prévost le 01/11/2013

2425215440-19764028db-b_1353059019592.jpg

 

Cesare Grazioli, storico e docente nei licei italiani

 

 

 

 

 

La “seconda generazione” dei cantautori


Indice

 

 

Gli emiliani

 

Guccini, oltre a favorire come già detto il successo dell’Equipe 84 e dei Nomadi (modenesi i primi, reggiani i secondi), “scoprì” il cantautore bolognese Claudio Lolli, politicamente impegnato fin dai suoi primi testi: Aspettando Godot, Quelli come noi, Borghesia, e negli album Canzoni di rabbia e Ho visto anche gli zingari felici del ’76; l’anno dopo, l’album Disoccupate le strade dai sogni fece di lui il cantore del Movimento degli studenti del ’77, particolarmente attivo a Bologna.

Pierangelo Bertoli (Sassuolo), pubblicò il suo primo album nel ’73 (contenente Per dirti t’amo) quando militava in un gruppo politico di estrema sinistra; poi nel ’74, con l’aiuto della modenese Caterina Caselli, l’album Eppure soffia (con la canzone omonima), poi un album in dialetto modenese S’at ven in meint, e A muso duro, un vero manifesto politico e morale del suo impegno militante, e Certi momenti. Dopo un declino negli ’80, ebbe una rinnovata popolarità nel ’91 quando presentò a Sanremo Spunta la Luna dal monte.

Lucio Dalla (Bologna, 1943), cantautore di eccezionale estensione e duttilità vocale, dopo avere partecipato più volte senza fortuna al Cantagiro e a Sanremo nei ‘60, divenne celebre al Festival di Sanremo del ’71 con 4 marzo 1943 (scritta dalla poetessa Paola Pallottino con il titolo originario Gesù Bambino, che fu però censurato) che ottenne enorme successo in Italia e all’estero, con quella sua tipica fusione di elementi jazz e folk. Seguirono Il gigante e la bambina (scritta per Ron, vedi dopo), Itaca, Piazza grande e poi tre album in collaborazione col poeta Roberto Roversi, tra i quali Nuvolari (’76). Dal ’77 decise di fare tutto da solo, testi e musica, e fu il trionfo di Com’è profondo il mare, di un grande tour di concerti con De Gregori (sodalizio più volte ripreso anche di recente) e di due album con canzoni come L’ultima luna, Stella di mare, Cosa sarà, e soprattutto L’anno che verrà (scritta nel ’78, pochi mesi prima della tragedia di Aldo Moro), che sembrò il segnale in musica della fine dell’epoca dell’impegno politico rivoluzionario. Nei primi anni ’80 alternò la composizione di molte colonne sonore di film a tour trionfali in tutto il mondo; nel 1986 incise Bugie (con Se io fossi un angelo), e l’anno dopo la sua canzone più celebre, Caruso, dedicata al grande tenore, in uno stile in bilico tra la romanza lirica e la canzone; poi un altro tour trionfale con Morandi, e nei ’90 Attenti al lupo (firmata da Ron) e molti altri successi.

Ron, anch’egli bolognese, dopo avere esordito giovanissimo, ottenne il primo successo con una canzone di Dalla, Il gigante e la bambina, e il sodalizio tra i due proseguì anche con scambi di testi. Con l’aiuto di Dalla nel ’79 incise Una città per cantare, che lo impose come cantautore di talento e qualità; ebbe altri successi, fino alla vittoria a Sanremo nel ’96 con Vorrei incontrarti tra cent’anni.

Un altro bolognese, Andrea Mingardi, si specializzò in una versione di soul-blues in italiano o più spesso in dialetto bolognese (es: Socc’mel).

 
Esempi riportati

Aspettando Godot
 
4 marzo 1943
 
Disperato erotico stomp
 
Piazza Grande
 
L’anno che verrà
 
Canzone
 
Caruso
 


lolliseduto_1357641065551-jpg
– Claudio Lolli
pierangelo-bertoli-bertpier_1357641164731-jpg
– Pierangelo Bertoli
luciodalla-x_1357641497427-jpg
– Lucio Dalla

 

francesco-de-gregori-alice-non-lo-sa-front_1357656297874-jpg Francesco
De Gregori


0075596354561-230_1357656552847-jpg
caruso-tutta-la-vita-lucio-dalla-45-tours-869828601-ml_1357656921739-jpg

 

 

 

 

I romani


Indice

 

La cosiddetta “scuola romana” comprendeva (oltre a Battisti, che però fa storia a sé) alcuni grandi cantautori che, a differenza della generazione dei ’60, costruirono un rapporto sempre più stretto con il rock, il pop e il folk internazionale

francesco-de-gregori-la-nostra-storia-front_1357898553851-jpg
scheda-alicenonlosa1web_1357898726072-jpg
– Alice non lo sa
antonello-venditti-i-miti_1357898641094-jpg
antonello-venditti-francesco-de-gregori-roma-capoccia-front_1357898868714-jpg
– Roma capoccia
claudio1_1357898980381-jpg
– Claudio Baglioni
2531242-image_1357904889212-jpeg
– Riccardo Cocciante
rinog_1357905009680-jpg
– Rino Gaetano
images_1357905131896-jpeg
– Renato Zero
donnacannone1_1357907899277-jpg
– La donna cannone
albuven_1357907974702-jpg
images_1357908050848-jpeg

 

Francesco De Gregori (Roma, 1951) è stato definito “il principe” dei cantautori, la malinconica voce narrante dei dubbi, ambiguità e crisi dell’uomo d’oggi. Ispirato dalla lezione di Bob Dylan, iniziò assieme a un altro cantautore romano, Antonello Venditti, poi le loro strade si separarono. Nel biennio ’73-’74 pubblicò i due album Alice non lo sa e Francesco De Gregori (con brani come: Alice, Niente da capire, Cercando un altro Egitto); nel ’75 toccò il successo anche commerciale, con l’album Rimmel, cui seguirono Buffalo Bill, De Gregori (con singoli famosi come Generale e Ma come fanno i marinai) e, nel ’79, Viva l’Italia e Banana Repubblic, un tour trionfale fatto insieme a Dalla, Ron e gli Stadio. I suoi capolavori furono probabilmente l’album del 1982 Titanic (con La leva calcistica della classe ’68 e altre), e l’anno dopo il singolo La donna cannone, considerato uno dei capolavori della canzone italiana. Di grande pregio è anche il singolo La storia (del 1985, all’interno dell’album Scacchi e tarocchi). Tra la fine degli ’80 e i ’90, ormai con il prestigio della star internazionale rock, produsse altri album nei quali affrontò con forza temi politici, in Canzoni d’amore del 1992 e in Prendere o lasciare del 1996.

 

Antonello Venditti (Roma 1949), ispirato al canto urlato alla Elton John, iniziò riallacciandosi al folk aspro e dialettale, con Roma capoccia (’72), che costruì la sua popolarità e il suo forte legame con la città capitale; dopo canzoni come A Cristo che gli crearono problemi con la censura, ebbe grande successo con Campo de’ Fiori, Lilly, Sara, Sotto il segno dei pesci, Buona domenica, nelle quali espresse la sua vena di trascinatore di folle. La sua popolarità proseguì negli ’80 con diversi album, tra i quali In questo mondo di ladri, in cui continuava a manifestare il suo impegno politico.

Claudio Baglioni (Roma 1951), un po’ un… Guido Gozzano in musica, compose canzoni incentrate su amori acerbi e innocenti e tematiche intime, che fin dal suo secondo album del ‘72 (Questo piccolo grande amore) lo resero un idolo dei giovanissimi, e dominatore di hit parade, in particolare con la canzone che dava il titolo al disco, considerata da alcuni la più popolare canzone italiana. Lo stesso stile accompagnò tutta la produzione dei ’70, da E tu a Sabato pomeriggio, E tu come stai? fino al trionfale Strada facendo del 1981, e poi all’album La vita è adesso. Dopo una crisi legata anche alla contestazione subita nel 1988 per il tono giovanilistico e disimpegnato della sua musica, riemerse con produzioni più mature nei ’90 come Io sono qui.

Riccardo Cocciante (1946), cresciuto a Roma ma influenzato anche dalla musica francese, unico nell’impatto emotivo delle esecuzioni (di solito accompagnate dal pianoforte), divenne famoso con Bella senz’anima nel ’74, e Quando finisce un amore (in un album arrangiato da Ennio Morricone), cui seguirono L’alba, Margherita, E Io canto, Celeste nostalgia che gli diedero fama internazionale. Negli anni ’80 collaborò con Mogol, duettò con Mina nella famosa Questione di feeling, compose La grande avventura, l’album della piena maturità, poi vinse Sanremo nel ’91 con Se stiamo insieme, e in Francia, dove visse a lungo, compose opere teatrali tra cui Notre Dames de Paris.

Rino Gaetano (1950-Roma 1981) fu un vero outsider della scena romana con le sue ballate folli, giocose, ironiche e surreali, prima dell’improvvisa e prematura scomparsa: molto popolari, dal ’75 in poi: Ma il cielo è sempre più blu, Mio fratello è figlio unico, Berta filava, e soprattutto Gianna.

Renato Zero emerse alla metà degli anni ’70 puntando molto sulla teatralità dei suoi spettacoli, sul travestitismo (una versione leggera di David Bowie) e sulla provocazione, ma anche su canzoni molto fruibili e popolari: dopo Mi vendo, l’album Zerolandia del ’78, con Triangolo e Sbattiamoci, che aggregarono attorno a lui folle di fans, da lui detti “sorcini”. Dopo altri album e performances ove il gusto del grottesco scadeva talora nel kitsch, passò nei ’90 ad atteggiamenti più pacati.

Esempi riportati

Alice
 
Rimmel
 
Generale
 
La donna cannone
 
La storia
 
Sara
 
In questo mondo di ladri
 
Questo piccolo grande amore
 
E tu…
 
Strada facendo
 
Bella senz’anima
 
Questione di feeling
 
Gianna
 

Anche a Milano e a Genova, e altrove

 

Roberto Vecchioni (Milano 1945), professore di lettere classiche al liceo, compose a lungo per altri interpreti, prima di incidere direttamente canzoni raffinate, anche con riferimenti letterari, e da lui interpretate con grande energia ed entusiasmo. Luci a San Siro, nel ’71, fu la prima canzone di successo, che già conteneva molti dei suoi temi ricorrenti: la nostalgia per la gioventù, l’amore per una donna irraggiungibile, la paura del futuro, oltre a temi politici che emersero via via; poi Velasquez e nel ’76 la sua canzone più celebre, Samarcanda, cui seguirono Canzone per Sergio, Stranamore (anche questo è amore), Signor giudice (all’interno dell’album Come salvarsi la vita), e molti altri album, fino al ritorno e al trionfo a Sanremo nel 2011 con Chiamami ancora amore.

A Milano emersero negli anni ’70 anche Angelo Branduardi, particolare per l’intreccio di tradizioni musicali diverse e per l’atmosfera sognante di molte delle sue canzoni, tra le quali le celebri Alla fiera dell’est e Cogli la prima mela (con sonorità celtiche); Fabio Concato, col suo canto jazzato che conobbe il primo grande successo con Domenica bestiale; Eugenio Finardi, che esordì come uno dei primi rockers, poi divenne un cantautore sensibile e raffinato: i suoi primi successi, del 1975, furono La musica ribelle ed Extraterrestre, che divennero classici del decennio; poi il declino della militanza politica, che lo aveva molto coinvolto, segnò una fase di crisi da cui uscì nell’ ’87 con l’album Dolce Italia, e poi con La forza dell’amore, e altri album di spessore negli anni ’90.

Il genovese Ivano Fossati ebbe una prima notorietà nel contesto del rock progressive nel gruppo dei Delirium, con la hit Jesahel nel ’72; poi proseguì da solo, sia come autore di successi di molte cantanti (Pravo, Mia Martini, Bertè, Oxa) e collaboratore del concittadino De Andrè, sia come cantautore, attraversando fasi diverse, dal rock all’intreccio tra diverse sonorità (blues, folk, reggae, pop, rock), arrangiamenti e testi, con canzoni ad un tempo colte, spesso impegnate sul piano civile e politico (da Il disertore fino alla recente Cara democrazia), ma sempre fruibili dal largo pubblico. Il primo successo come solista fu La mia banda suona il rock, nel ’79, seguito due anni dopo dall’album Panama e dintorni, con La costruzione di un amore; La musica che gira intorno, Una notte in Italia, Questi posti davanti al mare; poi, nei ’90 La canzone popolare (assunto come inno dall’Ulivo, l’alleanza politica di centro-sinistra del ‘96), Mio fratello che guardi il mondo, Lindbergh, fino all’album Macramè, super premiato dalla critica, e a molte altre.

Edoardo Bennato, cantautore napoletano (non in dialetto, però), si impose dai primi anni ’70 come un menestrello rock che, chitarra a tracolla e armonica a bocca, lanciava grintose e pungenti canzoni di protesta, sempre molto cantabili: in un’epoca in cui moltissimi giovani suonavano la chitarra, le sue erano le canzoni più spesso intonate nei gruppi giovanili, assieme a quelle di Battisti, De Andrè e Baglioni. Nella seconda metà dei ‘70 La torre di Babele, Burattino senza fili, Sono solo canzonette riscossero enorme popolarità. Negli anni ’80 e ’90 si orientò verso la cura della musica, con produzioni ambiziose (come Quartetto d’archi del ’96, che coinvolse il canto lirico di Katia Ricciarelli), sapendo fondere come pochi blues, rock e folk. Ivan Graziani, altro pioniere del rock italiano, fu soprattutto un grandissimo chitarrista che accompagnò molti cantanti, ma riscosse anche successi personali, in particolare con Agnese dolce Agnese del ’79.

L’avvocato astigiano Paolo Conte compose per anni bellissime canzoni per altri (ad es. Azzurro per Celentano) e continuò a farlo anche dopo il ’74, quando, con un inconfondibile vocione sgarbato, lo stile “recitar cantando” e il suo ironico distacco, iniziò a cantare in prima persona, al pianoforte, i suoi capolavori, evocativi del passato (come egli disse: “il presente non ha profumo, il passato sì, evoca ricordi, fragranze, immagini”), immersi in atmosfere sognanti e senza tempo, su musiche in cui si mescolano jazz e ritmi sudamericani: da Genova per noi e La topolino amaranto, a Onda su onda, Un gelato al limon, Bartali, Sudamerica, Via con me, fino a Messico e nuvole e tante altre che lo hanno reso celebre nel mondo, e amatissimo in Francia: forse l’unico autore, è stato detto, che sia riuscito a proporre una canzone italiana subito riconoscibile in tutto il mondo (come Aznavour per la Francia o Gilberto per il Brasile).


Esempi riportati

Samarcanda
 
Signor giudice
 
Chiamami ancora amore
 
Cogli la prima mela
 
La musica ribelle
 
Il gatto e la volpe
 
La mia banda suona il rock
 
La canzone popolare
 
Mio fratello che guardi il mondo
 
Genova per noi
 
Onda su onda
 
Bartali
 
Via con me
 

samarcandajpg_1357912569147-jpg
a-branduardi_1357911798830-jpg
  Angelo Branduardi
a-la-foire-de-lest_1357911827926-jpg
– Alla fiera dell'Est

cramps-finardi-giovane_1357911852590-jpg
– Eugenio Finardi
188149697encodingjpgsize300fallbackdefaultimage_1357912083117-jpg
fossati-1973-servizio_1357911899846-jpg
– Ivano Fossati
0035627191121-01_1357912136563-jpg
if000003-l-20070314-171700_1357911928941-jpg
– Edoardo Bennato
paolo-conte-gli-anni-70_1357911966945-jpg

via-con-me-paolo-conte-25611699209_1357912192074-jpg

 

Pagina precedente   – – – – – – – – – – – – – – – – – – Pagina successiva

 

 

Pour citer cette ressource :

Cesare Grazioli, "L'Italia in musica - Quarta parte: La seconda generazione dei cantautori", La Clé des Langues [en ligne], Lyon, ENS de LYON/DGESCO (ISSN 2107-7029), novembre 2013. Consulté le 21/06/2018. URL: http://cle.ens-lyon.fr/italien/arts/musique/l-italia-in-musica-quarta-parte-br-la-seconda-generazione-dei-cantautori